31.1.18

La madre nera


Presente le cose che non ti dicono quando stai per diventare madre?
Lasciamo perdere tutte le ovvietà  solo apparentemente drammatiche. 
Sono tutte boiate.
Cioè, cose vere: non dormirai più, non farai più la cacca da sola, passerai i weekend a fare riassunti e calcoli coi regoli, sarai costretta a partecipare al girone infernale delle feste di compleanno tutte uguali in posti seriali,sarai perseguitata dalle chat di classe, diventerai grassa o sciatta, la serata più eccitante della tua vita sarà quando bevi la grappa lasciata dai bambini per la befana, avrai il crollo della libido, sarai pelosa  e stitica, e una infinità di altri scenari deprimenti che comunque prima o poi qualche simpatica donna inacidita dalla menopausa ti sciorinerà con un perfido sorrido al supermercato.
Ma la vera cosa che nessuna donna (giacchè gli uomini- esseri dotati di solo tre stati d'animo di cui uno è il sonno- non lo sospettano) mai ti dirà, che una volta diventata madre nutrirai dei sentimenti bui, oscuri e terribili nei confronti del fglio.
E non parlo della condizione psichiatricamente instabile dello stato di prigionia dovuto al figlio neonato, no anzi. Dopo, con l'uso della parola e del libero arbitrio, sarà peggio.
Se hai più figli, poi ce ne sarà uno in particolare che instaurerà con te una dinamica perversa in grado si sucitare in te non dico sentimenti indegni di una madre, ma indegni di un essere civilizzato.
Non lo sai perchè. Ma lo/la odierai. Prenderlo/la a sberle ti parrà l'opzione più civile, perchè alla tua mente si affacceranno scenari ancestrali e primitivi che il tuo subconscio non dovrebbe far affiorare.
La tua anima diveterà nera, odierai tuo figlio come un nemico e contemporaneamente sarai:
-divorata dal senso di colpa per ciò che hai pensato
-sollevata dalla constatazione che i freni inibitori ancora funzioananti ti impediscono di strappargli tutti i capelli o ribaltarlo/la a suon di mazzate
-frustrata dal non poter fare le cose esattamente sopradescritte
-costernata nel constatare che egli o ella non sospetta minimamente del rischio mortale che corre, ma ti dice: Chissene. Lasciami stare. Vattene.Sei isterica. Non rompere.

fino al crollo psichico che ti porterà a mollargli almeno un ceffone per alleggerire la pressione interna pari a quella di un geiser tappato.
Comunque andrà sarai un mostro.
Sdoganiamo sto fatto: a volte tuo figlio/a è uno stronzo.
E la Madre semtte di essere l'adulto che lo ha partorito- giubilante- con dolore, e donato i suoi anni migliori e si trasforma in Medea col ciclo.

Dobbiamo convivere con questa verità tabù, e tramite messaggi non troppo subliminali far capire alla progenie che sì, la Madre può diventare terribile.
Perchè l'amore della madre è un amore terribile che la tiene sotto scacco eterno, incarcerata.

26.1.18

ispirazioni per ciniche aspiranti rappresentanti di classe

Le mie regole per il gruppo w'up di classe. 
Il mancato rispetto comporta l'espulsione dal gruppo e le comunicazioni verranno inviate via posta ordinaria con le Poste Italiane.


1. La rappresentante si suppone abbia una vita. Un lavoro. Certamente almeno un figlio (in caso contrario destituirla immediatamente per evidente disturbo psichiatrico), una casa e forse un marito. Quindi nessuno deve aspettarsi una risposta entro i 5 minuti, che la spunta azzurra ad oggi non è ancora stata equiparata ad una pec.
2. Alle comunicazioni che NON necessitano di risposta, per esempio "vi inoltro il verbale di interclasse"  non si deve rispondere.(grazie, faccina felice, dito alzato di qualunque genere,ok, bacetti ed altri geroglifici). Facciamo tutti a meno di ricevere una mitraglietta di 27 din! sul telefono nei 25 minuti successivi.
3. Alle comunicazioni a cui è necessaria un risposta, si risponde: a tono e possibilmente con un si o un no. Un semplice esempio: "Bisogna comprare l'ennesimo libro per le unitili prove invalsi. Chi NON è d'accordo lo scriva." E' scritto in italiano. Quindi non si scriverà : si, grazie, ok per me, prendine uno anche per Lucrezia(...). Esiste una cosa chiamata silenzio assenso: ecco è esattamente questo. Resistiamo alla tentazione, possiamo farcela. Nessuno penserà che siete morte.
4. Non fingiamo entusiasmo per i regali alle maestre: a (qualcuna) di loro va la nostra sconfinata gratitudine perchè sopporta ogni santissimo giorno i nostri insopportabili figli, ma questa moda del (doppio) regalo che ogni anno necessita di uno sforzo creativo sovrumano è un incubo. Ma la mela di una volta?  Sdoganare il buono Amazon, no? sarebbe una rivoluzione.La modernità.
5. Foto del risotto al carciofo selvatico che avete mangiato ieri, renne vestite da elfi che ballano, babbi natali in mutande, frasi sul senso della vita di Fabio Volo: no. Per quello hanno inventato Faccialibro, o instagram, app appostitamente studiate per le pulsioni narcisistiche o le riflessioni esistenziali più profonde.
6. I compiti. Le foto dei compiti.Le foto della cartina da ricalcare. Le foto delle 15 pagine da studiare. Diciamocelo: rispetto a 30 anni fa quando passavamo quell'ora e mezza al telefono con l'amichetta che ci dettava le 30 operazioni da svolgere in colonna, sono una grande comodità. Ma facciamo un gruppo a parte. Che io nella libreria immagini di w'up c'ho l'archivio di tutti i libri e i dettati dalla prima elementare. (cosa che pensandoci bene mi autorizzerebbe a svuotare la cantina dai quaderni fisici)
7. chi ha bisogno dello Spazio Lamento Libero può creare un suo gruppo al quale non invitarmi. Risparmiamo energie e giga per vere questioni gravi e indifferibili. La pasta scotta non è una priorità.
8. Per i messaggi personali usate le chat personali: la ricetta della crema di zucchine e menta sarà buonissima, ma se hai il numero della Genny, santiddio, chiamala.
9. Usare nomi veri. Non ho capacità divinatorie che mi consentano di intuire che Chicca'68(sole e luna) è la mamma di Giorgetti Enrico, la quale mi chiede di verificare se ha già dato la ricevuta del pagamento per l'assicurazione. Dubito di trovare la ricevuta delle poste a nome di Chicca68(sole e luna).
10. Purtroppo questa chat è peggio di equitalia. Facciamocene tutti una ragione. Soldi. Soldi per la gita. Soldi per la carta igienica. Soldi per la LIM. Soldi per i regali alle mastre. Soldi per il fondo classe. Soldi per i ghiaccioli della festa di fine anno. Soldi per i regali di compleanno. Soldi per la foto di classe che in base al costo ti aspetteresti di riceverla incorniciata in argento. Soldi per il libro delle prove invalsi. Soldi per il portachiavi in plastica con la foto dei tuoi figli che se non lo compri sei una brutta madre. Soldi per acquistare dolcetti a tema per la festa di Halloween, del Ringraziamento, del santo protettore della Scozia. 
-e poi ci lamentiamo che siamo una sottocultura angloamericana-Cerchiamo di non rigirare il coltello nella piaga e  accettiamo il fatto che uno degli scopi principali del rappresentante di classe è quello dell'esattore. 

Forse è per questo che non potrò mai fare la rappresentante di classe: 10 anni da vigile mi sono bastati per capire che recitare nella parte dello sceriffo di Nottingham non è il massimo per il tuo indice di gradimento sociale.

Dunque questo geniale decalogo non verrà mai applicato. Ma magari servirà di ispirazione a rappresentanti ciniche, come me.


18.1.18

paure moderne per madri al passo con i tempi

Adesso noi madri e padri dobbiamo guardarci anche da internet.
Wifi maledetto
Perchè, nella migliore delle ipotesi, i figli cazzeggiano tutto il giorno sul web, e prendono voti pessimi a scuola.
Nella peggiore incontreranno zingari virtuali rapitori di bambini, blogger lobotomizzati che li trascineranno sulla via della superficialità culturale, siti pornografici o zoofili.
Ora, senza che neanche ce ne accorgessimo, subdolamente, strisciando e insinuandosi sottoforma di regali di compleanno, natale o altro, malefici dispositivi tutti dotati di wifi, hanno invaso casa nostra.
Solo pochi anni fa, in casa c'era un solo pc.Per il quale occorreva fare istanza. W'up era unico per tutti, cosa che ha fatto prolificare i gruppi in maniera tragica. Ma avevamo il controllo.
Ora invece- all'improvviso- abbiamo:
- due telefoni smartphone dei Fantastici maggiori.(inevitabile: puoi rinunciare a w'up e rimanere tagliato fuori dalla chat di classe, di scout, di coro, dei maschi, di catechismo, della festa di compleanno? No, a meno che non si voglia che il proprio figli diventi un emarginato, disadattato, e usufruisca dell'alibi dell'ignoranza)
- Un Pc in camera di Megamind, ufficialmente ragalato per fare ricerche sul web, guaradre documentari di Piero Angela e controllare il registro elettronico della scuola (hahahahaha!)
- un tablet ragalato da un incauto nonno per la cresima di WonderWoman, il quale, provvidenzialmente rottosi per opera dello SpiritoSanto in persona, è stato poi aggiustato dal suddetto nonno che si è inconsapevolmente reso complice del Demonio.
- il pc mio (mio per modo di dire, nel senso che quando un giorno mi sono seduta alla scrivania della sala per controllare una cosa, SuperMario mi ha guardato e mi ha chiesto:-Mamma! perchè sei qui? E non sei in cucina?)
- l'ipad del Gamrito al quale viene continuamente cambiata la password per impedirne l'uso, ma i fantastici sono peggio degli Hacker e riescono ad impadronirsene continuamente.
- la smart tv. Ovvero un telefonone gigante.

Tutti questi apparecchi (e parlo consapevolmente come mia nonna) chiamano dai loro schermi, con voce suadente di sirene omeriche, i miei incauti bambini, allo scopo di mangiargli il cervello.
Un giorno, sono andata in camera dei maschi e trovo Megamind che si guardava i trailer dei film compulsivamente.
In camera delle bambine WonderWoman si stava rimbambendo con una soap-opera spagnola da adolescenti sullo smartphone, e Catwoman nascosta sotto alle coperte, dopo avere hackerato l'ipad, guardava un video su come fare lo slime con dentifricio, schampoo, nitroglicerina e schiuma da barba.
SuperMario intanto si stava guardando una roba non identificata sottoforma di cartoni alla tv. (l'unica attività in effetti approvata dalla sottoscritta)
Almeno una volta la tv unica riuniva tutti davanti alle stesse immagini, era quasi una commuovente scenetta domestica, al confronto.

Ammettiamolo:
Quando sono connessi, diventano i figli ideali.
Ma sono disattivati dal mondo e dal tempo. 
Non litigano. 
Non si annoiano. 
Non sporcano. 
Non fanno disordine. 
Questa è una di quelle (numerose) situazioni in cui la Madre deve farsi violenza fare quella cosa terribile che si chiama
"è per il tuo bene, amore" 
e che tutti i coinvolti detestano.
Dunque si abbandona la tranquillità fittizia dei figli lobotomizzati, e ci si impantana con le regole.
E dunque, raccolti tutti nella piazza domestica, ovvero la cucina, si dà il via al Grande Proclama.
"Adesso basta!
D'ora in avanti avete solo un'ora al giorno massima da usare su qualsiasi dispositivo dotato di schermo con o senza connessione a internet e nella fattispecie:
smartphone
tablet
tv
pc
wii
nintendo
L'unico dispositivo elettronico concesso senza limitazioni è il lettore mp3, il termometro digitale e il contapassi.
Ogniqualvolta volete usufruire della vostra ora dovete fare istanza (anche solo verbalmente), dichiarare COSA vedrete, e mettere un timer. Se barate, perdete l'ora per due giorni.
Sono concesse deroghe per ricerche su iternet debitamente documentate alla sottoscritta.
L'uso può essere anche frazionato in due mezz'ore in due momenti diversi della giornata.
Ogni abuso verrà punito con modalità decise dall'autorità genitoriale suprema.
Non è consentito apporre ricorso."

Questo comporta l'attivazione di un servizio di gendarmeria che toglierà tempo, voce, modalità zen, alla sottoscritta.
E' tutta una fatica.

Ora i Fantastici, che da una settimana sono sottoposti al regime, si aggirano come deadh mans per la casa e con voce affievolita dall'inedia annunciano al mondo che stanno morendo di noia.
("la noia fa bene ai bambini" ah lo so, lo so. Lo dicevo sempre anche io. Quattro figli che si annoiaino però sono una catastrofe.)
Alla fine chi ci rimette sono  sempre, e comunque, io.


15.1.18

Il lato sinistro


L'emisfero del cervello definito creativo è il destro, ma nel mio caso dev'essere il sinistro.
(A meno che a me non manchi un emisfero, e ne abbia solo uno, a quel punto destro o sinistro non importa molto)
Perchè nella vita, il lato sinistro è il mio preferito.
Per esempio, questi 2 disegni. 

In uno il personaggio sta partendo per un viaggio. Nell'altro sta tornando a casa.
Il 90% delle persone indicherà il personaggio che va verso sinistra come quello che torna a casa.
Non so perchè, sicuramente c'è una ragione, ma mi piace pensare che il motivo sia perchè a sinistra si torna verso se stessi, è la dimensione più esistenziale e spirituale.
Per esempio io so disegnare molto meglio le facce che guardano a sinistra.
Se guardano a destra i miei personaggi sono più brutti.
Quindi guardare a sinistra (e non c'entra il PD), verso la propria interiorità, rende belli.
Almeno nel mio ordine della cose, di disegnatrice imperfetta.

Guardare a destra è la direzione dell'andare, dell'avventura, dell'esplorazione, ma (per quello che mi riguarda) rende più brutti: infatti è la tipica prerogativa maschile.
I miei profili di fanciulle che-loro malgrado- devono guardare a destra, sembrano tutte dei trans.

La mia chiappa sinistra è decisamente più soda e magra di quella destra.
L'occhio sinistro ci vede meno, e io questo lo considero un pregio, perchè l'eccesso dei particolari mi confonde, e una vista sfocata aiuta la sintesi. Nel disegno la sintesi è fondamentale.Non altrettanto alla guida, d'accordo.Non a caso l'incidente si chiama SINISTRO.

Il (mio) lato sinistro è il rifugio, il lato del letto in cui dormo, è la grotta delle favole, è il mito della caverna di Platone, l'illusione, il sogno, la spontaneità, l'istinto, la sindrome premestruale.
Il lato destro è cristallino, è la razionalità, il sole della ragione, la ricerca della verità, il maschio che sa orientarsi senza cartina e navigatore.
Apollineo e Dionisiaco.
D'altra parte a dimostrazione di questa coltissima tesi basti pensare che il bagno delle donne è a sinistra, quello dell'uomo a destra.

Il sinistro è un pò sfigato anche etimologicamente:
"questa casa è sinistra", vuol dire che crollerà, o è infestata dai fantasmi.
Pure in latino laevus vuol dire sia "posto a sinistra" che "scemo".
In inglese right, mi dicono dalla regia, vuole dire - oltre che destra- ok, giusto, fico.
Sono molto affezionata a ciò che è sinistro, perchè è un pò imperfetto e pieno di ombre, decisamente più affascinante.

Eh, non so, sono gli oziosi e sinistri pensieri della notte quando non si riesce a dormire a causa dell'ulcera gastrica.


11.1.18

IL MAGICO POTERE DI USARE IL LANCIAFIAMME


In linea di massima gli oggetti che accumulo io sono:
oggetti rotti per i quali esiste ancora la pia illusione di prendere una laurea in elettronica o meccanica e poterli riaggiustare
vestiti nei quali un giorno vorrei rientrare
vagonate di sorpresine Kinder
ma soprattutto
oggetti di scarto per fare lavoretti.
Quei lavoretti che su pinterest sono fighissimi: come costruire una libreria con le cassette della frutta. Nelle case americane sono così shabby o industral.
In casa tua fanno solo favelas, fosse pure in cameretta.

Le mie regole per il decluttering

Prendi:
un sacco della spazzatura
una scatola per gli oggetti da donare
una scatola per gli oggetti da riciclare
molti sacchi della spazzatura indifferenziata

recatevi nel luogo recentemente degenerato in discarica abusiva.
Poichè il lanciafiamme non è ancora oggetto di libera vendita, cominciate a prendere un oggetto per volta.
Lo guardate.
E vi domandate:
-mi serve?
-mi rende felice?
Ma poichè:
- se vi servisse non si troverebbe nella discarica abusiva di casa vostra
- se vi rendesse felici non avreste il desiderio di acquistare un lanciafiamme
l'unica domanda da porsi è quella retorica:
perchè non l'ho gettato via prima?
Quindi, prendete un oggetto alla volta.
Non guardatelo.
Gettatelo nel sacco.
Il sacco non va mai riaperto. Ciò che entra nel sacco è come l'anima dannata che ha oltrepassato lo Stige.

Per eliminare la tentazione di ripescaggi, usate lo stesso sacco per gettare assorbenti usati, o la lettiera dei gatti.
Assaporate lo spazio che si crea man mano davanti a voi (finchè non comincerete a riempirlo con altri oggetti nuovi).

L'unica cosa che non riesco a buttare via sono le matite.
E i tubi di cartone con cui SuperMario costruisce i suoi "bazunka".

10.1.18

madri mentitrici

Le menzogne delle madri.

-Mamma, la scuola fa schifo. Non vedo l'ora di lavorare, così devo smettere di studiare, fare verifiche, fare i compiti a casa. E in più guadagno anche dei soldi.
-Ma no, guarda che lavorare è molto peggio.Non ti diverti mai, sei pieno di doveri, e poi le vacanze sono pochissime. Mica fai 3 mesi di vacanza d'estate o 15 giorni per Natale.E poi cosa credi, anche al lavoro hai dei compiti da fare, e se sbagli il tuo capo si arrabbia.
( ma mai terribile quanto le versioni di latino, l'ansia del dito che scorre sul registro, le ossidoriduzioni, la verifica a sorpresa sull'aoristo, svegliarsi alle 5 per ripassare Dante, la maturità.)
-Ma quindi lavorare fa schifo!
-Noooo. E' bellissimo!
( la vita è tutto un adempimento infinito)

-Mamma, non riesco a dormire, non dormirò mai!
-Vieni qui, che ti faccio la camomilla.
-Ma funziona davvero?
-Certo, funziona benissimo. Pensa che al tempo dei Babilonesi era un sonnifero così potente che era proibito per legge, solo  gli stregoni del tempo coltivavano la camomilla. Addirittura se ne bevevi troppa potevi dormire per giorni o mesi interi.
(Magari mentre non vede potrei mettere nella tazza cinquanta due goccine di antistaminico?)

-Mamma, ma non è brutto fare la madre? sai fare tutte quelle cose schifose: pulire la cacca dai pannolini, aspirare il muco, pulire i vomiti, spidocchiare?
-Noooo, è bellissimo. Vedrai, quando sarai grande, che sarai felicissima di fare tutte queste cose schifose per i tuoi bambini.
( Ogni tanto vorrai prendere il rimo treno che passa, ma non preoccuparti. Ci si abitua a tutto.Guarda nei campi di concentramento.)

-Mamma non riesco a fare la divisione in colonna!
-Amore, se poi te la faccio io, non ha più senso. Non imparerai mai! Dai riprova, vedrai che riesci.
(e chi se le ricorda le divisioni in colonna?)

-Madre, sto bene con questa camicia fuori dai pantaloni con sotto questa maglietta bicolore?
-Benissimo. E' un nuovo look? bello, moderno, mi piace.
(aumenta la sua autostima di adolescente e sorvola sull'accozzaglia di colori e fantasie che manco Desigual avrebbe l'ardire)

-Mamma ma perchè io devo andare a letto presto? Tu a che ora vai a letto?
-Subito dopo di te, amore, alle 10.
(sì, a vedere Netflix fino a mezzanotte)

-Mamma, non ci sono più le caramelle che mi aveva regalato la nonna!
-Le avrà mangiate papà.
(mi verrà la gastrite, uno di questi giorni)

-Mamma ma stai mangiando qualcosa? 
-Assolutamente no!
(assolutamente non sto mangiando una girella motta iperglicemica alle 20.10 mentre preparo la cena e un minetrone ipocalorico per me)

-Mamma ma perchè noi non possiamo mai guardare il telefono e invece tu sì?
-Ma io non guardo il telefono. Io sul telefono leggo articoli interessantissimi e di grande cultura che trovo on line
(come disintossicarsi con limone e zenzero e perdere 5 chili in una settimana)

-Mamma, allora posso fare il pigiama party con 12 mie compagne?
-Non lo so, ci devo pensare.
(Ora sono troppo sfinita per dirti di no e sopportare lamentazioni bibliche senza fine. Ti dirò di no domani. Oppure-anzi meglio-te lo dirà tuo padre)

Altre menzogne ormai annoverate come un classico escamotage letterario:

Certo, questa medicina è buonissima. fatta apposta per i bambini.
(tutta l'amarezza della vita concentrata in un cucchiaino dosatore da 5 cl)
Tranquillo! Questo shampoo non fa PER NIENTE bruciare gli occhi.
(Se tieni indietro la testa. Se non tieni indietro la testa avrai una cecità provvisoria di 10 minuti)
No, bambini.Non posso comprare alcuna merenda/figurina/slime/leccalecca/pokemon perchè non ho soldi.Li ho lasciati a casa.
(sono una madre molto molto smemorata.)
Ma certo!Rosicchio (il coniglietto nano) vive felice in una fattoria attorniato da 15 mogli e 247 figli.
(nei campi elisi, assieme a 7 conigliette vergini)

Che poi, non son mica bugie.


4.1.18

il cervello della donna

La donna, dopo una giornata di lavoro, entra in cucina e nota che il pavimento è sporco.
No, non è sporco. Il pavimento “fa schifo”. Prende la scopa e mentre lo fa, intravede il bagno di servizio.
Anche il bagno fa schifo: c’è la sabbietta dei gatti sparsa. 
Allora spazza la sabbietta e, già che è lì, pulisce la lettiera. Porta fuori dalla porta sul pianerottolo il sacchetto con le defezioni feline e si accorge che le piante ivi alloggiate sono mezze morte. 
Allora va in cucina (borbottando che questo pavimento fa veramente schifo) e prende l’acqua per annaffiarle. 
Mentre le annaffia toglie le foglie morte e va a buttarle, accorgendosi che il bidone dell’umido è pieno. Allora lo svuota e pulisce il secchio e lo porta giù in cantina. Rientra in casa e nel farlo si accorge in controluce che il pavimento è pieno di gatti della polvere che veleggiano indisturbati.
Quindi, avendo una avversione psichiatrica per questi pseudofelini dotati di misteriosa vita propria, prende lo swiffer e comincia a passarlo nelle stanze constatando una invasione di gatti(della polvere) e peli di gatti(veri). 
Quando arriva nella stanza delle bambine raccoglie quattro paia di mutande che, non venendo assorbite dallo swiffer, vengono portate nel cesto della roba sporca. Ivi si accorge che il cesto è pieno e, già che è lì, carica una lavatrice. 
Nel fare la lavatrice, le sovviene che l’asciugatrice ha terminato il ciclo la sera prima e gli indumenti giacciono lì ormai accartocciati e instirabili per l’eternità. Allora si reca in veranda per svuotarla, laddove inciampa nella valigia che ha disfatto il giorno prima. 
Odiando lei le valigie (vuote o piene che siano) in quanto le danno un senso di instabilità e precarietà da profugo, decide di metterla nell’armadio preposto: qui è necessario un gioco di abilità per inserire una valigia dentro l’altra come matrioske imperfette e trovare l’unica posizione alchemica che permette all’armadio di chiudersi. Naturalmente appena apre l’armadio per iniziare l’operazione, le si riversa addosso: un barattolo di acqua ragia, la borsa del nuoto, il monopattino smontato di SuperMario e i trasportini dei gatti.
Decide allora che è arrivato il momento di dare un ordine razionale e dopo 45 minuti chiude l’anta dell’armadio in cui tutto risulta perfettamente incastrato fino al prossimo viaggio.
La donna torna dunque sui suoi passi a prendere gli indumenti accartocciati come origami folli e va in camera sua, dove alloggia una torre di ceste, che neanche con il Kapla, su cui vengono adagiati gli abiti da stirare o piegare. Mentre è in camera, non può fare a meno di notare le scarpe sparse ovunque. Decide che è arrivato il momento di metterle in ordine. Dunque raccoglie le calzature e le mette, ognuna in un sacchetto di stoffa, come le ha insegnato sua madre, dentro il guardaroba. Il Guardaroba è il rifugium peccatorum di sacchi per la caritas e altri oggetti senza fissa dimora, ma che devono sparire alla vista. Uno spettacolo insopportabile. La donna accatta subito un enorme sacco contenente una trapunta macchiata dal 2003 e va a portarla nell’ingresso laddove, inciampandovisi, non potrà fare a meno di portarla in tintoria. Nell’ingresso viene colpita dall’ammasso di cappotti e giacche appese all’attaccapanni che incombono su di lei come anime in pena. Non può resistere a quella vista così antiestetica e comincia a smistarle. 
A quel punto approda nella stanza dei maschi con vari capi spalla, alcuni passati di misura. Ma questa stanza fa schifo. Intanto comincia ad aprire la finestra per non morire a causa delle esalazioni prodotte dalle scarpe del tredicenne e poi aggredisce i letti.
In mezzo alle coperte trova vari indumenti che devono essere sottoposti a lavaggio e li getta per terra creando un mucchio davanti alla porta. Si guarda intorno notando quanto sia disarmonica e disordinata quella stanza e inizia a mettere a posto le mensole, accorgendosi che c’è uno strato di polvere che neanche nelle camere mortuarie delle piramidi egizie. La donna dunque torna in cucina,  laddove era iniziata la sua avventura per prendere lo straccio della polvere.
In cucina però il pavimento, fa schifo.

Il risultato è che la casa è un completo casino, la donna è sfinita e il pavimento della cucina fa ancora schifo.



3.1.18

fantasmi finalmente in pace

All’inizio di questo anno 2018, che ci metterò due mesi per abituarmi a scriverlo, vorrei fare dei ringraziamenti. Chissà perché dobbiamo per forza schifare l’anno passato, io invece penso che sia stato un anno bellissimo. Passiamo la vita, mano a mano che la decrepitezza avanza, a dire che era meglio PRIMA, poi ogni ultimo dell’anno riparte la retorica dell’anno vecchio pieno di sfighe. O prima era meglio, o prima faceva schifo, decidiamoci.
Ho da poco fatto stampare 800 fotografie. Praticamente 15 anni di foto, fino ad allora imprigionate nella memoria volatile DELL’INTERNETTE, come fantasmi dannati in attesa di ottenere la salvezza dalla digitalizzazione ed essere finalmente fissati su un supporto materiale, quale degna sepoltura e pacificazione finale.
Quei fantasmi sono gli attimi di vita vissuta, e riguardandoli tutti, dalle dieci all’una di notte,per circa una settimana, allo scopo di ordinare le foto cronologicamente, e incollarle sugli album, ho visto la nostra storia, ed era una bella storia.
Una bella vita. Pure il 2017. Il vantaggio degli scatti digitali è che, potendoli “sprecare”, non ci sono solo foto in posa in cui tutti sono sorridenti e fermi: si immortalano smorfie, cose ridicole, la quotidianità delle ceste di cose da lavare, la torre di scatole da scarpe, l’asciugatrice nuova, il carroarmato lego. Si fotografa non una vita in posa, ma qualcosa che assomiglia di più alla propria vita vera.
E quindi, intanto, grazie per il 2017.
Vorrei ringraziare il Gmarito perché durante il soggiorno Bolognese dai nonni, la sera del 24 alle ore 23.35, quando accingendomi furtiva come una ladra a posizionare i pacchi di Babbo natale sotto il presepe, ho realizzato che all’appello ne mancava uno (in quanto rimasto a casa nascosto sotto al letto), non mi ha detto che ero la solita disorganizzata, pasticciona, casinista. Ha detto: capita, con tutte le cose che hai fatto, in fondo hai 4 figli, non è la fine del mondo
Grazie anche perché lui è il nostro guidatore e il nostro auriga, ci porta in giro per il mondo (e le autostrade) mostrandoci (mi) che non bisogna avere paura.
Vorrei ringraziare le persone che mi hanno chiesto di dipingere le tazze, o commissionato dei disegni, perché grazie a loro ho meno rughe e un’aspettativa di vita maggiore.
Vorrei dire grazie ai nuovi amici, alla FataMadrina, alla famiglia degli SpiritiRianimatori, che ci confermano che ogni persona che conosciamo è una finestra sul mondo. E grazie ai vecchi amici, troppi da elencare, che costituiscono uno dei pilastri per la felicità, e confermano che l’unica cosa reale sono le relazioni. Tutto il resto alla fin fine è illusione.
Ringrazio Megamind che quando ho avuto una crisi isterico-ossessiva-compulsiva per essere riuscita a perdermi in un tragitto di 1,5 km, mi ha invitato alla calma (gridando, naturalmente): - Basta, allora! Mamma! Non sei mica una bambina!- e così facendo ha prodotto due risultati: farmi vergognare tantissimo, riprendere uno straccio di dignità, e realizzare che no, in effetti non sono più una bambina. Potrà non piacermi, ma è così. O quantomeno devo comportarmi da adulta: è tutta una questione di calarsi nel ruolo.
Grazie a WonderWoman (per fortuna già disincantata dalla favola di Babbo Natale) che quando le ho detto, la mattina di Natale, che sua madre svampita è riuscita a dimenticare il suo regalo a casa, mi ha detto che non importava.
Grazie a CatWoman che da me pretende lavoro di pazienza e continenza emotiva continua, e grazie a SuperMario perché è ancora un bimbetto sgambettante.
Grazie ai miei fratelli, perché tutti assieme custodiamo l’uno l’identità dell’altro, e questo non cambierà mai.
Grazie ai miei cognati, la zia Lavandina e lo zio Fritz, la zia Chiara, per il modo in cui vogliono bene alla Gfamily.
Grazie per tutto il tempo, per tutti questi giorni.
Il proposito per il 2018 è solo uno: riuscire a svegliarsi alle 6.00.
Poi ci vorrebbe una bella influenza gastrointestinale per smaltire tutto il cibo bolognese.