18.9.17

treni in corsa

Mi è venuta in mente una foto
sono seduta su un muretto, dietro un cielo azzurro marino, pantaloncini beige e una camicia a quadretti bianchi e rossi vichy, abbronzatissima, capelli corti che montale definirebbe un groviglio breve al vento.
Ero a Grado, o giù di lì (mica posso pretendere precisione geografica a distanza di -OmG!- 25 anni. La geografia è la mia spina nel fianco), a passare una vacanza al mare (c'è il mare a Grado? devo  controllare celermente) con le amiche del Liceo, a casa di un compagno (intelligentissimo e un pò sfigato oppresso da una madre castrante e come se non bastasse germanica) - più precisamente a casa con sua madre-.
Ricordo quella foto, anche se non so dove ora sia, onestamente.
Di quella settimana ricordo alcune cose, spiagge bianche e una vecchia casa bellissima con giardino, e sua madre che cercava di ucciderci con il cibo in quantità pantagrueliche, noi quattro che eravamo nella fase in cui ci sentivamo sempre e comunque grasse benchè io fossi al di sotto dei 55 chili.
In quella foto sorridevo molto.
Ma chi ero, cosa pensavo, e se sono la stessa persona, questo è un mistero.
Perchè il tempo frammenta l' io in milioni di schegge come uno specchio rotto, e c'è l'illusione che il frammento del presente sia quello che mi restituisce il mio vero io.
Uno, nessuno centomila.
Una volta scrissi qualcosa riguardo al fatto che Pirandello possa avere espresso in prosa ciò che la psicanalisi all'inizio del secolo scorso ha portato alla luce: l'unità del nostro io è un' illusione.
Al di sotto del pelo della coscienza, altre profonde verità non del tutto conoscibili sulla nostra essenza si agitano nell'oscurità.
Persino l'unità di luogo, di tempo e di spazio nella letteratura è un artificio. L'uomo rimane un enigma difficilmente riconducibile ad una unità.
Una volta paragonai questo shock culturale e filosofico a quello figurativo di Picasso del periodo cubista. Nemmeno nella sua rappresentazione, l'uomo poteva rimanere integro: non avrebbe rispecchiato la verità.
Ci sono dei periodi della mia vita in cui i ricordi sono ancora più sfocati, nonostante siano più recenti.
Per esempio quando ho vissuto a Milano da studente. Come se mi trovassi su un auto in corsa, non ho memorizzato nomi di persone con cui ho condiviso pezzi di vita, e con essi temo di aver dimenticato anche il mio stato d'animo, i miei pensieri, quella vita vissuta.
Com'ero, cosa pensavo di me e del mio futuro.
Sono cose che sono andate perdute e ora vorrei raccoglierle tutte, ricordare ogni cosa con una consapevolezza diversa. E' diventata un pò una ossessione. Avere dimenticato tutti quei nomi, avere dimenticato tutti quei giorni, e chissà quanti accadimenti sbiaditi nel passato senza traccia e senza immagini.
Forse oggi ho quella consapevolezza? O è solo l'illusione della scheggia del presente?
Alla Me di vent'anni vorrei dire tante cose, cose urgenti. Sarebbero cose che la mia giovane Me Hysterik non riuscirebbe a capire, a sentire, come in quel racconto di Buzzati, in cui, ai passeggeri di un treno in corsa alla massima velocità alcune persone rimaste a terra tentano di fare arrivare un avvertimento, qualcosa che sta accadendo di cui loro non sospettano nulla, qualcosa che forse ha a che fare con la loro destinazione: ma il foglio su cui lo scrivono arriva stracciato e le grida che lanciano ai viaggiatori sono incomprensibili e lontane.


Chi mi restituirà la Hysterik autentica? Quella tutta intera?
Qualcuno che avrà conservato tutti i pezzi e li rimetterà assieme, e quando sarà il momento mi chiamerà per nome e io mi riconoscerò.


eh, vabbeè. Sono una persona molto serena.
La serenità in persona.



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