12.4.17

I grandi misteri dell’universo mondo 2


A completamento dell’antico post (consultabile qui) ecco altri misteri inspiegabili che funestano le nostre esistenze.:

 

1)      Il diavolo fa i tupperware ma non i coperchi dei tupperware.

Tu credevi che il cubo di rubik fosse il rompicapo più diabbolico del mondo. Il cubo di rubik is for boys. Azzeccare e trovare il tappo giusto per i tupperware is for true man. Perché qualunque contenitore di plastica tu prenda, il suo tappo risulterà irreperibile. Dopo un attento censimento dei tuoi 158 tupperware, il numero di tappi corrisponderà ingannevolmente al numero di contenitore per forma e colore e grandezza. Ma non sono mai abbinabili. Se dovessero essere eccezionalmente accoppiabili, il contenitore disponibile risulterà grande come una bacinella da 15 litri e tu devi metterci mezzo carciofo alla giudìa. Alla fine userai un contenitore a casaccio e lo ricoprirai di stagnola. Un giorno ti arrenderai all’uso delle vaschette del gelato riciclate.

2)      La borsa wormhole

Nell’armadio c’è sempre quella borsa. Quella all’interno della quale, per una anomalia elettromagnetica che nemmeno all’acceleratore del Cern, si sviluppa un tunnel spazio-temporale verso un’altra dimensione. E’ il motivo per cui, pur avendo la certezza che tu vi abbia messo le chiavi, esse saranno inaccessibili, risucchiate in un universo parallelo.

3)      Il paio di pantaloni beige

Quel bellissimo paio di pantaloni beige che- nonostante il colore- crea un effetto ottico tale per cui il tuo sedere sembra ridotto del 25%, le gambe appaiono più lunghe e ti senti una supergnocca, hanno una speciale carica elettrostatica in grado di attirare gocce vaganti altamente macchianti nel raggio di 200 metri. Pomodoro, olio di frittura di calamari (che tu non stai né mangiando né cucinando), caffè, cagate di piccione, rigurgiti acidi di bambini non tuoi. Quei pantaloni non riesci ad indossarli per più di 2 ore.

Sono la versione pantalone del vestito verde.

4)      I laccetti monchi dei sacchetti freezer

Misteriosamente, sempre troppo corti per legare il sacchetto allegato (a meno che tu non metta in un sacchetto un solo porro) sono ricoperti o di plastica durissima (risultando indeformabili) oppure di carta, ecologici: in ognuno dei casi al primo uso, il fil di ferro fuoriesce sistematicamente come subdola strategia difensiva dello stesso, e mira a piantarsi nei polpastrelli.

Per usarli occorre avvinghiarne assieme due o tre, creando un groviglio di filo spinato attorno al sacchetto.

5)      Le aperture: “apri qui”.

Sono dei subdoli inviti sul packaching dei prodotti per facilitarne l’apertura. Ti illudono che tu possa accedere al prosciutto usando le mani nude, ma finirai per brandire le forbici trinciapollo come una furia, per poter creare un varco della diabolica confezione che separa te dall’agognato salume/caffè/formaggino o biscotto. Dunque basta rassegnarsi e considerare questi inviti puramente decorativi, in linea con la più coerente strategia di marketing. I più diabolici sono i tovaglioli di carta. Diffida da essi. Sono ricoperti da una plastica antiproiettile sottilissima ma impenetrabile. Non fare l’errore di tentare di strapparla coi denti, potresti perdere il lavoro del tuo dentista. L’unico modo è usare un coltellino svizzero con punteruolo.



 

4 commenti:

  1. Io invece ho i pantaloni bianchi che attirano ogni macchia possibile, li uso una sera e li butto nel cestone della roba sporca senza nemmeno controllare, che tanto so già che li ho sporcati!

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    1. Tu puoi permetterti i pantaloni bianchi? Massima stima. Io se non voglio sembrate la prua di una nave merci, devo optare per colori fotoassorbenti che sfilano. Come nero e blu. Unica eccezione quelli beige che sono magici e hanno un effetto contenitivo incredibile che nemmeno le calze anti vene varicose di mia nonna.

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  2. Le mie gambe e il mio culo sono ok...è la pancia che mi fa sembrare homer Simpsons...ma me ne fotto e mi metto i pantaloni bianchi che mi piacciono tanto!

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