29.3.17

certo, che una rondine fa primavera


WonderWoman ha compiuto 11 anni.

Com'ero quando avevo 11 anni? (ero già io?)

Mi ricordo l’esame di quinta e il grembiule bianco. Il problema di matematica lo sbagliai. Mi ricordo che in prima media invidiavo una mia compagna fichissima, bionda e magra che portava le pantacalze (l’archetipo del leggins negli anni ’80, solo che non essendoci ancora la lycra, per evitare che ti risalissero a metà polpaccio modello zuava, erano provvisti di orripilanti staffe di elastico che le trattenessero nei pressi della zona caviglia. L'effetto aderenza era posticcio. Una cosa obrobriosa). Ovviamente io mai avute. Io kilt scozzese e maglione d’inverno. Jeans e maglietta d’estate.

A 11 anni ero interessata al disegno, a Mila e Shiro, alle amiche, agli adesivi di HelloKitty, ai libri. Ogni tanto mi interrogavo sul mio aspetto fisico, e non sapevo se trovarmi bella o brutta.

Forse non sapevo proprio se trovarmi e  basta. Ero interessata ai vestiti? A 11 anni, moderatamente, a parte le pantacalze, le gonne corte e i fermagli per farsi la mezzacoda. (mezzacoda che orrore).

Wonder è molto più sicura, si trova bella, e questo mi fa piacere. Tutto quello che le passa per la testa esce dalla bocca senza filtri.

A cena.

“ Oh! Sapete cosa ci ha detto la dottoressa quando faceva educazione all’affettività in classe? Tutta quella cosa sulla riproduzione, presente? Ha detto che quando i maschi sono diciamo “felici”….-

-Ok, Wonder, lo vogliamo sapere DOPO.-

 Gmarito, stai attento quando dici che sei felice, d’ora in avanti.

Wonder è amica dei maschi. Non fa la maliziosa, ma non è neanche maschiaccio.

Finalmente ha abbandonato il fucsia e ha optato per il turchese.  Chiede vestiti per Natale.

Oggi sono arrivate le rondini.

Io risorgo dalla polvere come la Fenice. Anche io vorrei rincorrere la primavera e l’estate per il mondo.

Quando arrivano vuol dire che è passato un altro anno, e che il mondo ricomincia, perché la primavera è la prima stagione della storia del mondo.

 


Alcuni versi di poesie, la mia preferita naturalmente è Szymborska

 

Fanciullo, noi siamo
in quest’ora divina
due rondini che s’incrociano
nell’infinito cielo,
prima di mettersi in rotta
per plaghe remote.

Antonia pozzi Notturno invernale

 

(…)
è questo il loro essere rondini,
in quella irrequietudine è la loro pace.

Essere rondine Mario Luzi

 

 

 

(…) Rondine, spina di nube,

ancora dell'aria,

Icaro perfezionato,

frac asceso in cielo,

 

rondine calligrafa,

lancetta senza minuti,

primo gotico pennuto,

strabismo nell'alto dei cieli,

 

rondine, silenzio acuto,

lutto festante,

aureola degli amanti,

abbi pietà di loro

Impresso nella memoria, Wislawa Szymborska

 

(…) E si destò con nell’orecchio infuso

quel vocìo fioco; ed ascoltò seduto:

 erano rondini, e sonava intorno

 l’umbratile atrio per il lor sussurro

Poemi conviviali , Giovanni Pascoli

 

 

in deliziose cappe di raso nero

dattilografavano il risveglio

dettàto dall'aurora

Le rondini, Farfa

 

Le rondini, bei cerchi della vita,

intatti e non vissuti,

senza che il tempo azzurro li soverchi

Le rondini, Carlo Betocchi

 

Io sarei una rondine, probabilmente.

28.3.17

Destinazione: altrove


Stranamente non ho fatto fatica ad alzarmi, addirittura alla terza sveglia delle ore 5.20. Mi sono mossa silenziosamente nella casa dormiente. Svegliare e vestire solo se stessi è galvanizzante. Fuori, la notte fonda. Ho messo in borsa generi di prima necessità. Il libro su Caravaggio ragalatomi dal Gmarito per elevarmi culturalmente, partafoglio, documenti, occhiali da vista per leggere i cartelli toponomastici. Ho preso il treno delle 6.08 direzione DeretanoDelLupo, un treno vuoto, che percorre l’ultimo tratto della notte. Scendo ad una stazione spersa, nostalgicamente anni ’40, con le vetrate del bar interno che spandono una calda luce gialla nella campagna che si sta svegliando.
Appena prima dell’alba percorro a piedi un tratto di strada verso la Stazione delle Nord, che si affaccia indifferente sul lago. Gli uccelli cantano già, la luce si intuisce dietro alle colline.

Sono in libera uscita. Mi sento come gli uccelli che cantano dentro agli alberi neri. Prendo il secondo treno, devo tenere duro finchè non potrò fare colazione. Quando scendo alla mia destinazione, sbaglio subito strada, giusto per non smentirmi mai.
Bastava fare 15 passi davanti a me e poi 20 girando a sinistra, e mi sarei trovata all’ospedale. Invece mi sono ritrovata sulla statale senza marciapiede.
Il mini ospedale è come me lo ricordavo quando ci è nato SuperMario. Sono qui per banali visite ed esami, e mi sento in gita, perché ci sono venuta in treno (fossi venuta in auto ora mi ritroverei a girare intorno ad una rotonda in zona industriale a 30 km da qui).
Spero che l’attesa per l’esame del sangue sia lunga, almeno fino al primo capitolo del libro.
Mi crogiuolo nei 35 gradi ospedalieri, sprofondo nella lettura.
Dopo il prelievo mi concedo il rito della colazione post-prelievo, che deve essere peccaminosa, in base all’equivoco che se ti prelevano 10 cc di sangue, hai immediatamente bisogno di assumere 1500 calorie sottoforma di cappuccino e brioche ipercalorica, notoriamente alimenti ricchi di ferro. Torno in ospedale con la glicemia traboccante, e aspetto per il secondo esame, leggendo, mentre infermieri come angeli passano per i corridoi probabilmente senza quasi toccare terra. (Lo si sa, che amo gli infermieri)

Quasi quasi mi fermerei per la notte, in uno di questi corridoi dai colori pastello, ci sono pure i bagni in camera e mi ricordo che la colazione non era male. Invece tutto si conclude abbastanza velocemente, sono arrivata solo fino all’influenza spirituale e politica del Cardinal Borromeo nella Milano del 1600, che mi tocca andare a prendere il treno.

Forse potevo fare la cresta a questa scampagnata, fermarmi sul Lago e godermi il sole, e tornare appena prima di cena. Ha vinto la Madre che è in me, così- in versione assonnata e narcolettica- sono arrivata in tempo per prendere i Fantastici a scuola.

-Beh. Cosa ci fai qui? Guarda che oggi è il giorno che vado a catechismo da sola con i miei compagni- WonderWoman c’ha l’ormone a fasi alterne, ma CatWoman e SuperMario erano felici della sorpresa.

Poi ho bevuto molti caffè.

Se una giornata all’ospedale diventa una vacanza, vuol dire che la tua vita è interessante. Quantomeno.
 

23.3.17

il lieto fine del Cenerentolo


Piter.

Mi sembra una settimana fa che dicevi TEMAGHINO e giocavi coi Duplo.

Mi sembra ieri l’altro che sei andato a fare il Cenerentolo sulla riviera Romagnola, in cerca di te stesso.

Mi sembra ieri che sei venuto a trovarci nella nostra ridente cittadina limitrofa alla svizzera, e al tavolo della cucina (teatro ormai consolidato di tutti i più importanti eventi/ rivelazioni/ confessioni/ drammi e conquiste) abbiamo parlato di possibili scelte (realmente) creative per il tuo futuro e mi è venuta in testa (e dunque) dal nulla, come una scritta lampeggiante: infermieristica. (Quando le cose escono dal nulla, c’è sempre Qualcuno che ci sta dietro, fidati della vecchia sorella)

Anzi-ti confesso- prima mi era venuta in mente ostetricia, per evidente deformazioni esistenziale, ma all’immagine di te che gridi – Spinga tesoro! Così! Bravissima!- davanti a due gambe aperte e nel mezzo di urla beluine, mi sono corretta subito.

Visto che siamo abituati al fatto che i consigli che diamo di regola non vengono mai seguiti, esattamente nello stesso modo con cui tendenzialmente non seguiamo i consigli altrui per una sorta di masochistico desiderio di sguazzare nella palude del lamento in cui siamo immersi, il fatto che tu ti sia catapultato a Milano (baluardo dell’emancipazione, evidentemente) e abbia iniziato a studiare cose misteriose che avevano a che fare con la dinamica dei fluidi, la matematica e altre scienze esatte cui non eri aduso, mi ha sorpreso come una rivelazione. (tralascio psico-implicazioni autobiografiche conseguenti).

Era un appuntamento al buio, e forse proprio per questo, non immaginando di dover assistere a visite del proctologo o altre amenità che preferisco non sapere, è stato un successo.

Hai avuto paura di subire delle amputazioni, in realtà ora sei superdotato.

(Non ti montare la testa cinta d’alloro, adesso).

Ieri eri molto fico, e quando hai iniziato a discutere la tesi ti ho visto davvero completo. Sempre tu, ma con più app installate.

Poi andare a Milàn e rivedere il parco del Poli dove pomiciavamo (con parsimonia per non turbare gli ingegneri presenti) io e il G-fidanzato, piazzale Gorini e l’obitorio (ricordo che la sera le vetrate lattiginose in stile inizio secolo scorso erano sempre illuminate e passandoci vicino immaginavo di vedere all’improvviso la mano di un morto-resuscitato-zombie appoggiarsi al vetro, perché la realtà è troppo noiosa): mi sentivo una 40enne in gita.

Mi hai fatto bere uno spritz senza mangiare niente (cioè in tutti questi anni ancora non hai capito che a Milano con un aperitivo da 5 euro puoi mangiare l’impossibile al buffet?) cosicchè mi sono ubriacata e ho detto cose idiote ai tuoi amici gggiovani che mi avranno guardato come una babbiona di mezza età.

E poi ho capito che si può essere sostanzialmente di bravi ragazzi sani di mente nonostante le boiate pazzesche, sessuali, grottesche ed inquietanti che pubblichi su Fb, in modo che non mi verrà la paranoia materna quando controllerò il profilo dei miei figli di nascosto.

Capisci?

E poi ricordati che sei padrino di superMario.
 

Oltre che l’infermiere della mia vecchiaia.

Anzi, il CARGHIVER.

21.3.17

equinozi


La primavera è quella cosa che quando arriva, non sono pronta. Ma quando sono fioriti tutti questi alberi? Com’è possibile che io non mi sia accorta che avevano messo i boccioli? La verità è che non vivo in una fattoria, e poi i fiori sbocciano in una notte, all’improvviso. Le cose (ci) accadono sempre all’improvviso, anche quando in realtà accadono lentamente.
La ricrescita dei peli, le rughe, il calcare nel lavandino, WonderWoman che ha già un pò di tette.
(Oddio, è terribile)
Non sono pronta perché metà armadio è ancora fermo all’estate precedente, con prendisole e copricostumi, e metà ancora invernale, mentre hai messo diligentemente via tutta la roba di mezza stagione (che per essere una stagione che non c'è più, si fa piuttosto sentire).
Non sono pronta a rinvasare le piante.
Non sono (e non sarò mai) pronta per i colori pastello.
Quando mi accorgo che è arrivata è ormai finito il tempo delle primule, fa già troppo caldo. Per le primule fa sempre o troppo freddo (e allora ti si appassiscono in casa) o troppo caldo (e ti si appassiscono sul balcone). Povere primule, sono sempre fuori stagione.Sono un pò delle disadattate.
I supermercati a marzo vendono i semi delle viole e dei papaveri, poi ti accorgi che per vederli spuntare tra un mese dovevi seminarli a febbraio, ma d’altra parte mica sei nata in una fattoria.
La primavera ti illude di poter avere il pollice verde. E invece no.
Tra poco inizieremo a cenare in veranda, metteremo le candele, respireremo zampirone.

La primavera è quella cosa che mi fa accorgere che nel lungo inverno i Fantastici sono molto cresciuti e non gli sta più niente. E che soprattutto WonderWoman chiede jeans strappati e magliette con le maniche a pipistrello e pantaloncini molto corti ma neri. Si è anche informata sull’età in cui può cominciare a truccarsi. Durante l’inverno SuperMario ha imparato a leggere e a scrivere con conseguenze catastrofiche che lui non immagina. (Il gmarito che ha già in mente il piano per farlo andare in seconda per direttissima).
CatWoman è diventata lunga lunga come una libellula. Megamind mi ha raggiunto, io uso le sue scarpe dismesse, e ha iniziato a usare what’sup compulsivamente e posta foto modificate da lui che esprimono una ironia ermetica e contorta che non credo nessuno capisca. Risponde solo a monosillabi alle mi domande (tutto bene? hai mangiato? niente da dichiarare? è successo qualcosa? è andata bene a scuola?) Martedì e venerdì si trova coi suoi amici chiudendosi in camera a ridacchiare, suonare la chitarra e guardare video di illusionismo e trucchi di carte.

Anche i tormentoni cambiano, con la primavera.
-Mamma, che dici , potrei mettere i pantaloncini corti per andare a scuola oggi.-
-Cosa stai dicendo! Fa troppo freddo!-
-Ma se fa caldissimo! Allora voglio i jeans strappati, come Monica!-
-I jeans strappati te li scordi.-
-Ma metto sotto le calzamaglie nere! Così non si vede che sono strappati!- (perchè metterseli allora?)
-Scusa, prima fa caldissimo e poi vuoi metterti jeans e calzamaglie?-
-Beh, tanto se a me va bene? Se piace a me?! Deve piacere a me, non a te. Mica devi metterli tu. Sono IO che sento caldo! Che poi non sento caldo, che poi entra il fresco dagli strappi. Se ce li ha Monica posso averli anche io. Cos’è Monica muore? Non si muore mica, coi jeans strappati. E’ la MIA vita. Mica sai i miei sentimenti, tu.-

Equinozio di primavera delle adolescenze.

16.3.17

Non importa se ti vedono tutti ma tutti i giorni lavare insalate, tagliare pomodori, pulire finocchi, impastare polpette, inventare un sugo con una carota dell'aglio e dell'avanzo di salsa, rassodare uova, impastare torte, bollire la pasta, apparecchiare, mettere le posate nel posto giusto, abbinare tovaglia e tovaglioli, lavare i fornelli, pulire il piano della cucina, lavare le pentole, sistemare la spesa nel frigo. Non importa.
Perché quando un giorno, eccezionalmente, il gmarito (dopo che -io- gli ho preparato tutti gli ingredienti in pratiche ciotoline come in masterchef, compreso il prezzemolo tritato che ci voglion tre ore) si metterà ad impastare il ripieno per i calamari saggiando la giusta quantità di pepe e sfumatura di parmigiano, aggiungendo un sentore i pepe e giusto un aroma di cappero, tua figlia lo guarderà sognante e dirà:
-Papà, come cucini bene, sei bravissimo, dovresti proprio aprire un ristorante. Perché non apri un ristorante? Anzi perché non vai a masterchef? Ma come fa, a cucinare così bene, papà.-

Io comunque riconosco la superiorità g-maschile nella cucina. Perché, lungi dall'abbruttimento del portare una cena in tavola tutti i dì, può volare alto, e creare. Cose buonissime.

14.3.17

personaggi improbabili


Mentre porto le femmine e SuperMario a scuola.

WonderWoman: -Sapete, a me piace tantissimo scienze adesso perché si studia il corpo umano-

CatWoman:- a me piace storia, invece-

WonderWoman:- ah, si anche a me piace storia, però c’è sempre un problema, con storia: che alla fine muoiono sempre tutti.-

Nessuno dei Fantastici presenti trova nulla da ridire su ciò. Tacciono compunti.

WonderWoman prosegue:- …Per esempio, presente le guerre puniche? Che combattono contro…com’è che si chiama? Comincia con la “C”…-

CatWoman:- Celti?-

SuperMario:- Cetrioli?-

Wonder:- No…C…C….Cartilagine!-

Io:- Cartagine?-

Wonder:- Ecco! Cartagine! E poi quell’altro: Cannibale.-

La confusione mentale è decisamente da parte materna. Mi spiace WonderWoman. Abbi pazienza.
 

9.3.17

In citofono veritas


Non avevo preso le chiavi.

Nel mio peregrinare giornaliero da casa a ginnastica- da ginnastica a tennis- da tennis a catechismo- da catechismo a casa- da casa a scout, con brevi soste a casa in cui restituivo al volo un figlio e ne sottraevo un altro per traghettarlo altrove, mi ero scordata prima il telefono, poi la borsa, poi le chiavi. Sembra quell’indovinello del contadino che deve attraversare il fiume portando intatti da una sponda all’altra con una sola barchetta un cavolo, un lupo e una pecora. Non ho ancora trovato la soluzione.

Ma comunque.

Ero senza chiavi. Così ho suonato al campanello e Megamind al citofono ha chiesto:

-chi è?-

E io ho esitato e poi ho detto:

-La mamma-

Eh. Niente. Mi ha fatto impressione.

Che, se mi fermo un attimo e mi guardo da fuori (o attraverso un citofono) mi viene da pensare : soccia, che responsabilità.


 

7.3.17

carnival


Da piccola amavo molto il carnevale. Probabilmente perché mia madre (perfetta) ci faceva lei i costumi, istigandoci tutti, già da allora, contro i riprovevoli vestiti comprati (parola, quest’ultima, pronunciata con una particolare inflessione atta a manifestare disgusto morale). Non importa da cosa volessimo vestirci, lei si sarebbe procurata tutto il necessario riproducendo scientificamente le sembianze del personaggio desiderato, utilizzando cartone, cuffie in gomma, metri e metri di pannolenci (ecco cosa ho preso da lei, il rifiuto di fare gli orli), vinavil, fiori finti, tempere, carta crespa, pongo e bombolette spray.

Ci siamo vestiti da pipistrello, scheletro, cavaliere crociato (ad oggi sarebbe altamente politicamente scorretto), nordisti, primavera di Botticelli (omettendo le nudità), notte stellata, militare, Darth Wader, Morticia Addams, 007, Dylan Dog (qui mia madre si è dovuta documentare ed è costato ai miei fratelli il sequestro di tutti i fumetti comprati con la paghetta in quanto considerati inadatti), indiana (d’America), diavolo, cavaliere medievale, e certamente ne dimentico molti.

Inutile dire che anche io ho questa ambizione hand made, instillando ai Fantastici  il medesimo dispregio nei confronti dei vestiti comprati (con l’aggravante di essere) cinesi. Al limite acquisto (dai riprovevoli cinesi) solo dei semilavorati – che hanno il pregio di essere provvisti di orlo e costare meno del pannolenci, articolo che negli ultimi 30 anni è salito più del petrolio- e che trasformo, smembro, assemblo. Per il resto mi avvalgo delle magliette vecchie del Gmarito, di miei abiti vecchi e rotti, ritagli di stoffe accumulate negli anni, cartone, carta, e litri, litri, litri di incandescente colla a caldo a causa della quale mi sono definitivamente abrasa le impronte digitali della mano destra (doveste scomparire dagli archivi dell’FBI e cambiare identità, tenetene conto).

La merce più rara da scovare a ridosso del carnevale, è il tempo.

Quest’anno sono riuscita a trovarne un po’ sparso qua e là, come i gatti della polvere.

WonderWoman come vuoi vestirti?

-          Mah. Non so. Con un abito bianco…del trucco. Magari mi fai i boccoli.-(Cioè: da velina.)

-          E che vestito è? Da che sei vestita?-

-          Mah, boh. Non importa. Da….sposa, tipo? Da principessa? Regina? Fanciulla?-

-          Ok, allora ti vesto da Principessa Leyla d’autorità. L’unica principessa tollerabile.-

-          Ma mi trucco?-

-          Si.-

-          -Ah, ok. E mi faccio i boccoli?-

-          No! La principessa Leyla ha i ciambelloni laterali! Che boccoli! Bisogna essere filologicamente precisi! Già sei bionda ringrazia che non ti faccia la tinta!-

CatWoman come vuoi vestirti?

-          Da C1P8-

-          Ok.- (ambizioso, mi piace)

SuperMario come vuoi vestirti?

-          Da uomo ragno- (lunedì)

-          Da storm trooper di satr wars (martedì)

-          Da Jedi (mercoledì)

-          Da clone (giovedì) (ma cloni e storm trupen sono cose diverse?)

-          Da storm trooper MA con la spada laser (venerdì)

-          Da jedi (sabato). Aggiudicato.

Megamind come vuoi vestirti?

-          Vediamo. Volendo essere al centro dell’attenzione, mi sembra coerente vestirmi da qualcosa che tutti vogliono vedere. La tv. Per esempio…-

-          Ah, che idea originale.-

-          Sì, una tv in cui sto dentro, provvista di camerino in cui cambiarmi d’abito per fare diversi spettacoli con un palinsesto di almeno 10 intrattenimenti. Mentre sfilo, naturalmente.- Un monolocale, insomma.

-          Ve beh, caro, io ti reperisco gli scatoloni e la colla a caldo, eh.-

E così è iniziato il Cantiere. Dopo alcuni blitz al supermercato per rubare cartoni di proporzioni faraoniche.

E ho passato amene ore in cui ho costruito La mia creatura, C1P8, partorito con dolore e bruciature di terzo grado in varie parti del corpo a cui sono rimasti pressofusi per alcuni giorni pezzetti di cartoncino. Posso vantarmi di averlo assemblato senza mai usare una volta un righello o una misura. Per tirare le righe diritte ho (ovviamente) usato il matterello per la sfoglia.

Poi ho cucito (no, dico CU-CI-TO) l’abito per Leila, accorpando magliette intime del Gmarito risalenti al 2005, una tenda e un pezzo di fodera.

Ho ottenuto di potere fare i ciambelloni di capelli in cambio di un trucco pesante da drag queen, ma è carnevale, suvvia.

Io e Megamind abbiamo costruito la tv, e per non dare il cattivo esempio ho usato la riga (e anche la squadra), e preso anche delle misure, spiegandogli poi cosa significhi il termine empirico quando ho fatto combaciare a occhio le due metà di cartone. Il problema era creare una imbragatura rigida per indossare questo faraonico tv Samsung 150 pollici. Dopo vari tentativi, tutti empirici, che non tenevan molto conto delle leggi della fisica (Mamma, devi tenere presente che è la tv, che cade perché non è ancorata, non io. Io non cado. Sto in piedi), siamo riusciti nell’impresa, scoprendo che si potevano sfruttare le spalle come punto d’appoggio.

Il SuperMario ha beneficiato del costume da jedi fatto per suo fratello 4 anni prima.

Quanto mi sono divertita?

Molto, molto.