30.11.16

domande che non si possono fare


Megamind, essendo simile a me in alcuni aspetti non troppo lusinghieri, va avanti a trip successivi e ossessivi.

Quello del momento consiste nei trucchi di magia con le carte. Il trip consiste nel documentarsi ossessivamente tramite tutorial di youtube (sì, su youtube alla voce tutorial puoi trovare le istruzioni passo passo per fare la fusione a freddo dell’atomo, partorire in casa, costruire un rifugio antiatomico con le cassette di frutta o riscaldare una casa usando dei vasi di terracotta e due candele).

Dunque, quando non studia, essendo un trip, fa solo quello e parla solo di quello, nominando i maghi più famosi del mondo come fossero compagni di merenda.

La cosa positiva è che condivide questa passione con un suo compagno, col quale si scambiano consigli su come spolverare le carte da poker che usano per i loro trucchi, e che sono di una marca particolare americana, e vanno trattate in un certo qual modo.

Ammetto che è piuttosto bravo, anche facendo la tara a quel sentimento materno per cui qualunque cosa faccia tuo figlio è decisamente straordinario, a partire da quando aveva 2 anni e faceva la cacca da solo nel vasino.

Mi rincuora che i miei figli siano bravi in qualcosa, indipendentemente dal mio apporto.

Oggi è arrivato a casa alla solita ora, io non c’ero, mi sono dimenticata di dirgli che avevo scongelato per lui l’hamburger, e mi è sovvenuto tutto ciò alle 14,45.

-Megamind, cos’hai mangiato?-

Cibo=amore materno.

Sono una cattiva madre.

-Ah, mi son fatto la frittata-

-Mi spiace, non ti avevo detto degli hamburger!-

- Pensavo fossero per la cena e non li ho mangiati-

(Megamin, sei già un passo avanti al Gmarito, sappilo)

-Ah, oh. No…-

-beh, poi ho mangiato del prosciutto, del formaggio, una banana e uno yogurt.-

-Bravo!-

-Lo yogurt scade tra tre giorni-

-Ok. Lo terrò a mente-

Megamind, ma dimmi: ti senti trascurato? Pensi che tua madre non ti curi abbastanza? Pensi che io usi la scusa del renderti indipendente per disinteressarmi a te? Hai ancora fame? Non ti senti amato? Sono una madre distratta? Lo so, non posso chiedertelo, e tu non puoi rispondermi.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Ovvero, alla post-adolescenza, quando mi rinfaccerai la qualunque.

Io ti risponderò che ho fatto del mio meglio. E che non ho trovato tutorial su youtube, a riguardo.


26.11.16

SENTERI HIMALAYANI parte seconda


PERCORSI HIMALAYANI 2


La Madre rientra fradicia, dopo avere traghettato CatWoman e SuperMario da scuola a casa dotati di un solo ombrello da bambini, dei Gormiti, giusto per confermare l’assenza di contatto con la realtà della Madre, ancora concentrata sull’esperienza del cielo stellato sul tetto del mondo. WonderWoman ha preso la tangente verso la casa di una sua compagna facendo perdere le sue tracce e millantando di una fantomatica ricerca da fare in gruppo.

-Yeeeeeh, i pancake!- gridano i Fantastici gocciolanti entrando in cucina.

-Ah, sì, dai, mangiamoli!- propongo, dato che è giovedì e la dispensa è dotata solo di farina, olive taggiasche e scatolette di tonno. Dai, non tutto il male viene per nuocere.

-No, devo venderli!- Interviene Megamind

-No, io non voglio mangiarli, voglio farli.- risponde CatWoman. Ovvio. Lei è quella che cucina ma non mangia.

-Anche io voglio cucinare!- salta su quell’altro.

Poteva proseguire diversamente il pomeriggio?

-Mi sa che è finito il latte, non si può, facciamo un altro gio…-

Scenata generale, che si conclude con diabolico:

-Ah. Allora guardo la tv. –

-Ah, allora gioco col tablet.-

(“ tu orribile madre, che preferisci farci diventare stupidi e coatti davanti ad uno schermo invece farci fare attività che, sì, renderanno la cucina un luogo degradato e sudicio più di quanto già non sia, ma consentirà altresì alla nostra creatività di svilupparsi rendendoci persone più intelligenti ed originali”)

Respiro profondo.

-Ooooooooooooookkkey. Sì. VADO a comprare il latte. Dovevo fare una, nessuna, centomila lavatrici. Dovevo piegare interi armadi di roba, dovevo caricare l’asciugatrice, lavare le cassette delle gatte, fare i letti, preparare la cena, compilare i moduli scout, firmare 4 verifiche, ma andrò a comprare questo fott… dann… questo LATTE e faremmo assieme questi  fott… PANCAKE.-

-Ehhh, yeaah! Pancake!!!!-

Torno con il latte.

Cerchiamo di trarre qualcosa di educativo da tutto ciò, quantomeno a consapevolezza che vostra madre vi dona la cosa più preziosa che ha, il suo tempo, e dovete ricordarvelo altrimenti questo sbattimento colossale dei pancake sarà tutto inutile.

-Fantastici! Ecco il latte. Contenti? Perché capite. La mamma vi dà la cosa più preziosa che ha.-

CatWoman e SuperMario mi guardano con occhi spalancati e silenziosi con un grosso punto interrogativo sospeso sulle loro teste.

-Qual è secondo voi la cosa più preziosa che vi dona la mamma?-

Silenzio.

E poi, illuminazione:

-il latte!-

-Ok. Ok. Facciamo i fottuti pancake e non se ne parli più.-

Tieni duro e arriva a sera.

Tieni duro e arriva a sera.

Tieni duro e arriva a sera.
 

 

 

 

 

 

25.11.16

percorsi himalayani



Ore 14,20.

-Megamind, sono tornata, ma in realtà non ci sono. Sono qui ma ho un assoluto bisogno di dormire almeno mezz’ora, per cui, ecco, ti ho preparato il pranzo, ma io vado a perdere in sensi in camera mia, ti prego non mi disturbare. Grazie. E comunque no, non mi sentirò in colpa se faccio una penichella perché se non la faccio mi trasformo nella Madre isterica, presente?. Quindi, ciao-

-Ah. Ok.-

Mi getto sul letto disfatto (no, io non ho tempo di rifare il letto la mattina, se ho 5 minuti in più preferisco usarli per bere più lentamente il caffè). Dopo 2 minuti le gatte vogliono entrare. Dopo tre minuti le gatte vogliono salire sul letto. Poi cominciano a farsi le unghie sul copriletto. Caccio un urlo animalesco e finalmente la piantano. Sono su un lama e sto salendo sull’Himalaya, un cielo stellato che neanche in superquark è sopra di me, risuonano i tamburi tibetani, sento che sto per avere una rivelazione sull’universo: posso fare i pancake?

-Eh?!?-

-Mamma, scusa. Sono io, Megamind. Non è che volevo svegliarti. Ma DEVO fare i pancake-

-Fai quello che vuoi, ma lasciami dormire-

-e la ricet…-

-Internet. Fai, arrangiati, lo so, ce la puoi fare.-

Megamind se ne va, consapevole che la cosa più difficile non sarà prendere la ricetta, accendere il fornello, regolare la fiamma e cuocere i pancake da entrambe i lati in maniera perfettamente dorata. Ma sarà capire dove si trova la farina, il lievito e lo zucchero. Ma io non posso. Devo arrivare al campo base del K2, lo sherpa mi aspetta.

Passano forse 10 minuti in cui ovviamente io non sono riuscita a ritrovare il sentiero Tibetano, che sento bussare.

-Ciao, Mamma-

E’ incredibile come non lo sfiori minimamente il dubbio che io possa saltargli alla gola. Cioè lui probabilmente pensa che io possa rispondergli anche se contemporaneamente sto dormendo, essendo la Madre e quindi dotata di una coscienza che non si può spegnere. Mai.

-Mamma, mi chiedevo, sai. Se la consistenza della pastella era giusta. Ah. Ok. Ho capito. Mi arrangio-

Se ne esce, chiudendo pianissimo la porta. Perché lui crede-appunto- che io, mentre lo guardo con occhi pesti e minacciosi avvoltolata in un groviglio di plaid e gatti, stia appunto in realtà ancora dormendo.

Ma ormai, non c’è niente da fare. Ovviamente il trekking sul K2 è andato a catafascio. Si insinua il senso di colpa.  E’ così. La coscienza della madre-nemica della madre stessa- non si spegne mai.

Mi alzo e trovo Megamind in cucina che cucina allegramente pancake impilandoli ordinatamente su un piattino. Intorno, ovviamente c’è il caos cosmico sottoforma di ciotole sporche sparse, tortellini avanzati, farina come neve sul pavimento.

Megamind mi guarda con la paletta antiaderente in mano:- Ah, ti sei svegliata. Vuoi un pancake?-

A quel punto, nel dubbio se strangolarlo o baciarlo, scelgo saggiamente di accendere la macchinetta del caffè.
E mi avvio a prelevare i rimanenti Fantastici sotto un diluvio che neanche nelle stagioni monsoniche in Tibet. Nel caso esistano.
 

 

 

 

 

24.11.16

Le sere della Gfamily


A volte mi chiedo davvero:

Ma seriamente, come pensavo di potercela minimamente fare a gestire, organizzare, prendermi cura, evitare la catastrofe, con una famiglia di 6 persone?

Ogni tanto metto il fermo immagine, esco dal mio corpo, e mi guardo da fuori come un film e mi dico: ma questa è veramente una squinternata.

Ma poi basta mettere una colonna sonora adatta e folle come per esempio Barbara Ann dei Beach Boys (quella dell’acqua Sangemini, presente) e si trasforma tutto in una simpatica commedia in cui non può capitare niente di brutto per davvero.

Poi, da quando ho avuto l’illuminazione dei Turni e del sistema di contributo famigliare incentivante, unito ad un sistema sanzionatorio efficacie, le cose sono migliorate assai, soprattutto nel momento peggiore per il mio equilibrio psicofisico, ovvero alla sera.

Per apparecchiare e sparecchiare sono previsti turni obbligatori. Accanto a ciò ci sono tutta una serie di servizi remunerati tramite punteggi: portare giù la spazzatura, giocare con SuperMario per distrarlo e permettere alla Madre di svolgere con efficacia i suoi compiti e non sclerare, riordinare anche cose non proprie, pulire, ed altri simpatici lavoretti. Al raggiungimento di un tot di punti, scatta un piccolo regalo.

Sono previste anche delle sanzioni, ovvero la perdita di punti in caso di mancato assolvimento dei compiti, parolacce, dispetti, disubbidienze.

Così alla sera, dopo che è stato sparecchiato (che comprende anche togliere la tovaglia), mentre la Madre carica la lavapiatti, se non è necessario terminare qualche divisione, pagina di studio, disegni di cartine geografiche, firmare decine di fogli di avvisi, i Fantastici grandi si prendono cura di SuperMario: metterlo in pigiama, lavargli i denti, leggergli una storia.

Ovviamente, facendo fare a loro, viene sempre fuori un po’ di bordello. Molto gettonata è la lettura della storia, mentre lavargli i denti- essendo connesso con la pulizia- non è cool.

Poi ci si mette pure Mario a creare delle faide fratellari in quanto, trovandosi al centro di un giro d’affari di 2 o addirittura 4 punti, vuole dire la sua, mettendo il veto su chi deve fare cosa.

-Sennò mi metto in pigiama da solo!- minaccia

Svelando improvvisamente la sua totale autosufficienza e rendendo completamente inutile l’intervento dei fratelli.

Ma bisogna pur far girare l’economia.

Intanto io, vado sull’ellittica.

Tempo fa l’ellittica si era messa a cigolare. Ovviamente era colpa de Gmarito che con il suo peso da manzo latino (tutti muscoli, sia chiaro) aveva incrinato non so quale delicato ingranaggio a me sconosciuto e incomprensibile: mi ero limitata a cospargerla tutta con lo svitol, in modo che poi era diventata così unta che scivolavo via da tutte le parti.

Così ogni sera da almeno due mesi a questa parte dalle 22.00 alle 23.30 circa dal nostro piano i vicini potevano udire continui e  ritmati cigolii, che in ogni caso devono avere creato una discreta reputazione del suddetto Gmarito.

Poi, durante una visita di cortesia di Fabrico, che non riesce ad esimersi dal riparare la qualunque in casa nostra, trovando sempre pane per i suoi denti, visto che nella nostra famiglia non si raggiungono mai i due anni di garanzia, l’ha riparata. Ha girato ‘na vite con una cosa che si chiama chiave a botte, o brugola spagnola o mandrino angolare, non mi ricordo.
 

E l’ellittica è diventata come nuova.

Per i vicini, il Gmarito ha perso il suo smalto, ma almeno io la sera riesco ad andare sull’ellittica e vedere contemporaneamente la mia serie preferita senza interferenze cigolanti.

15.11.16

IL MISTERO DEL CACOMELA E L'IDENTITA' SEGRETA


1-IL MISTERO DEL CACOMELA

La Madre:- Ragazzi, guardate, guardate questo frutto! E’ molto particolare!-

I Fantastici si avvicinano.

Guardano i frutti che ho appena comprato al supermercato.

SuperMario: -E’ una prugna-

La Madre:- Eh, no SEMBRA una prugna, ma è (pausa d’effetto) un CACOMELA!-

WonderWoman: - Ma è una parolaccia!-

La Madre: - No! E’ una cosa particolarissima, ragazzi. E’ un incrocio tra una CACO e una MELA. Caco-mela.-

Megmind:- A me sembra una prugna.-

La madre:- No, le prugne sono diverse, vedi che è più grosso e più tondo e con un colore un po’ diverso.-

Catwoman:- A me sembra il colore della prugna.-

La madre, imperterrita nella sua lezione:- Vedete si possono fare degli incroci e si ottengono dei frutti completamente nuovi, che prima non esistevano.-

Megamind:- Ma come nuovi: è uguale ad una prugna!-

La madre, in un raro momento di grande fervore agri-scientifico:- Beh, sì forse ASSOMIGLIERA’ vagamente ad una prugna, ma il gusto è completamente diverso. A metà tra un caco. E una mela.-

Allora la Madre lo taglia e osserva:- ecco, vedete la polpa? È diversa Più…soda.-

I Fantastici guardano dubbiosi. Io taglio uno spicchio e glie ne do uno ciascuno: -Allora? Di cosa sa?-

Megamind: -Di…prugna?-

WonderWoman mi guarda con commiserazione mentre mastica: - mamma, sarà anche un caco-coso, ma sa di prugna mi spiace.-

SuperMario se lo mangia con soddisfazione ed esclama:- Buonissimo! Sa PROPRIO di prugna!-

Allora la madre si offende e proclama: -Ah, si? Ah, sì? Non credete a vostra madre? Ecco, ve lo farò vedere su internet ( la Verità Rivelata), ecco qua, google images: “ca-co-me-la”.-

I Fantastici guardano lo schermo, poi guardano la madre. La Madre è in leggero imbarazzo. I Fantastici hanno pietà e non fanno commenti.

E’ stata gabbata dal suo supermercato di fiducia.

I Fantastici se ne vanno commentando tra loro:

- io l’avevo detto, che sapeva di prugna-

-Beh, comunque il caco mela deve essere schifoso.-

-E poi, non è una cosa naturale, fare incroci tra mele e cachi-

 Comunque, delle prugne buonissime.
 
2- L'IDENTITA' SEGRETA
Quando piove Megamind indossa il suo poncho scout nero, che gli arriva fino ai piedi.
Questo gli è valso il soprannome (scolastico) di Batman, di cui va molto fiero.
Per corroborare l’importante ruolo che si è guadagnato in classe, mi ha espressamente chiesto una felpa di Batman. Visto che il suo interesse per gli abiti è stato fino ad ora pressochè a zero, tanto che se non faccio sparire per tempo tutta la roba estiva è capace di uscire a dicembre in braghe corte con sotto il costume da bagno al posto delle mutande
(-erano finite le mutande nel cassetto, scusa!-),
ho accondisceso alla sua richiesta con entusiasmo.
-Megamind, com’è andata a scuola? Ah! ti sei messo la felpa nuova che ti ho comprato.-
-Tutto ok. Hey, sai una cosa? Grazie a questa fantastica felpa di Batman il prof mi chiama Batman-
-Ah. E questo ti rende molto felice?-
-Sì, finalmente si sono decisi-
-A far cosa?-
-A chiamarmi Batman!-
-Ah. Pensavo che l’identità segreta dei super eri dovesse restare segreta-
Megimind si guarda in giro, si avvicina con fare cospiratorio e mette un dito davanti alla bocca:
-Sssssssst!-
 
 

 

11.11.16

il potere del telefonare


Cosa si fa mentre si è al telefono con una amica/ lesboamica/ amica del cuore.

Di solito anche con una mano sola.

Si fanno i letti . Si raccattano mutande sporche, giocattoli e biscotti da terra. Si caricano lavatrici. Si spurga il Water ( Dal telefono:- stai male?- e io: -no, tranquilla, stavo un attimo vomitando perché ho inalato troppo questo cocktail di mister muscolo e bicarbonato di sodio).

Si pasturano i gatti inframezzando la telefonata con ridicoli epiteti in falsetto indirizzati alle bestiole (Io:-no scusa l’amoroso batuffolo di velluto intendevo la gatta- Dal telefono: -ah, ecco già mi stavo preoccupando), si spazza per terra, si affettano zucchine, si (finge) di ascoltare “la condizione della donna nell’antico egitto”, si sbuccia la mela per SuperMario, si sgridano i Fantastici (Io - Adesso ti racconto una roba incredibilie…aspetta un attimo….ALOOOOOOOORA LA FINISCI DI FARE LA RUOTA IN SALOTTO O TI DEVO LEGARE?!?!??...NOOOOOO! NON PUOI INDOSSARE IL COSTUME DA BAGNO!!! …Oh! Ah. Ecco. Scusa. Dicevo…- )Se l’amica non ha perso l’udito è perché ha approfittato della tua sgridata ai tuoi bambini per fare un cazziatone sincronizzato ai suoi, che stanno scrivendo sul muro col pennarello rosso fingendo che sia sangue.)

Si lavano i sederi di bambini, si piega la roba asciutta, si sale sulla scala e si cambiano le lampadine, si schiaccia un brufolo sul mento, si impastano polpette, si cucina COI fantastici (calamità naturale che richiede una perizia straordinaria anche quando non si è al telefono).

Ci si veste o ci si sveste facendo passare con abilità il telefono nella maglia senza mai smettere di parlare, si porta giù la spazzatura (-aspetta un attimo che scendo in cantina per un po’ non mi sentirai- dico con tre sacchi di rusco in mano e spingendo uno scatolone pieno di carta con il piede, dentro l’ascensore. -Ah, ok, allora ne approfitto per lavarmi i capelli, faccio in tempo, sì?- Io: -Direi di sì, ho la plastica, il vetro e la carta.-)

E tutto ciò con il telefono incastrato tra la spalla e la guancia destra, assumendo la posizione del gobbo di Notre Dame, oppure, se si ha la lungimiranza di usare una cosa chiamata “cuffie auricolari”, infilando il cellulare nel reggiseno.

Però, telefonando, si produce il doppio.

Unico neo è la paresi della cervicale.
 

 

essere femmine perchè


Tre giorni a settimana vado a prendere a scuola il SuperMario. Abbiamo costruito insieme un segna-giorni. Ci sono i giorni della settimana e un ciappetto che lui sposta alla sera prima così sa se il giorno dopo andrò a prenderlo io o la babysitter. A volte tenta di bluffare e lo sposta nel giorno sbagliato, sperando che mi confonda anche io e pensi che sia giovedì e non mercoledì (consapevole che ci sono già stati dei precedenti considerata la mia demenza senile latente).

Quando lo vado a prendere lui mi corre sempre incontro. Me lo vedo lì, seduto su quella panchina bassissima insieme agli altri bimbetti, che guardano tutti con occhi grandi così la porta, e aspettano la loro mamma come se non ci fosse null’altro di importante nella vita. SuperMario appena esce dalla classe ha una necessità primaria. Cibo. Da quando è nato, il cibo per lui è alla base della sua felicità, del suo equilibrio mentale, della sua pace interiore.
 

Allora, in attesa che escano da scuola “le sorelle” (nome collettivo alla pari di "mandria", "sciame", "orda" che identifica una categoria a parte rispetto a "Megamind" e "mio Fratello"), andiamo da Pier.
Che sarebbe un bar/negozio bio/vegan/salutista in cui puoi trovare la patata nera dell’Himalaya, la cioccolata cruda al Baobab concimato con guano di zebra, brioche alla canapa indiana, muffin alla Quinoa integrale e carota disidratata alla curcuma, ma SuperMario non lo sa, chiede comunque le patatine (pur sempre al sale iodato e arrostite alla brace dagli indù) . E io mi bevo un caffè.

Ieri, mi fa:

-mamma, io volevo nascere femmina-

-E perché mai?- (Oddio, sarà l’ideologia gender delle scuole? Arrivata fino a noi? Lo sapevo che dovevo andare alla riunione di programmazione della scuola!)

-Perché io non voglio essere maschio come papà.- Io ho gestito con grande eleganza l’ulcera fulminante che mi perforava un qualcheccosa.

-Ah. E perché?- Piegata in due e con l’ernia iatale in fiamme, mentre reggevo con due dita la tazzina di caffè (biologico tostato sui carboni ardenti e asciugato a freddo con aria ionizzata)

-Perché io non voglio fare come lui, che torna sempre dal lavoro che è notte, che lavora anche di notte. Io voglio essere femmina, così vado a scuola a prendere i bambini-

(ok, ok, posso rilassarmi. E fare un cazziatone un dialogo costruttivo al Gmarito stasera quando torno)

-Amore. Deciderai tu se lavorare fino a tardi, se non vuoi, potrai benissimo uscire prima da lavoro e andare a prendere i bambini a scuola. Poi sai, papà torna tardi perché lavora lontano- (e spezziamola ‘sta lancia per il Gmarito martire delle Trenord)

-Ah. Meno male. Allora posso essere un maschio.-

-Ecco.-

-E così noi tre papà: io, Megamind,e il papà, andremo tutti quanti a prendere i bambini a scuola. E voi tre mamme, tu e le bambine, andrete a prendere i bambini a scuola. Va bene?-

Ottimo.
 

 

9.11.16

Lettera a me stessa da vecchia


Cara me stessa, ora sei vecchia.
Non puoi lamentarti. Ricordi quando dicevi: quando sarò vecchia avrò finalmente tempo per me stessa?
Spero che tu ti sia finalmente appropriata della cameretta delle tue figlie per trasformarla nella agognata crafty room. Di sicuro avrai la casa ordinatissima. Non avrai più l’alibi dei 4 figli sciattoni a proteggerti dal tua tendenza al caos cosmico senza redenzione.

Ora, avrai anche tantissimo tempo per fare sport. Beh, non tantissimo, considerato che probabilmente starai ancora lavorando nonostante sarai già in quella fase in cui stai decidendo se farti cremare e spargere le ceneri nel mare, oppure trasformare il carbonio tratto dai tuoi resti in un trilogy.

Non avrai più scuse per Avrai FINALMENTE il tempo che ti mancava per lavare i pavimenti. Quindi, se non hai mezza voglia di farlo, occorre che tu ti trovi celermente un altro alibi. Ti ricordo tutte le cose che sono gerarchicamente superiori al lavaggio di pavimento/sanitari/vetri:

il tè del mercoledì con le amiche che non sei mai riuscita ad organizzare
Cucire cose strane
DISEGNARE
Visitare tutti i robivecchi della zona
Vendere le proprie creazioni sul web
Leggere romanzi
Scrivere un libro
Fare yoga
Fare lunghe passeggiate nella natura- senza il rischio di essere violentata- per restare in forma.

Sempre che ti interessi ancora (intendo restare in forma).
Ecco, probabilmente ora potrai liberarti dell’ossessione della forma fisica, certo dovrai mantenere un certo contegno, non puoi svaccarti troppo, altrimenti non potrai più indossare magliette a righe.
Perché-e qui veniamo ad una questione importante- sono qui per ricordarti come NON ti dovrai vestire.
Assolutamente vietato vestirsi come una foglia morta. Beigiolino, grigino, marroncino, color prugna-vomito d’ubriaco NO. A meno che non abbinati a una audace maglietta gialla a righe.

Attenzione: il ridicolo è dietro l’angolo.
 Per piacere, guardati allo specchio e rimembra la nonna Anny, e il suo cappotto rosa di quando ha festeggiato il50esimo anniversario di matrimonio. Le sue collane di vetro colorato. Ricordati che le righe sono liberanti, puoi indossarle forever, da quando nasci a quando muori. I tacchi alti, se prima non li portavi perché erano scomodi, adesso- che sei vecchia- sappi che se NON sono scomodi, allora sono scarpe da vecchia valleverde style, vade retro, dagli fuoco.

Ricorda che il fucsia, dopo i 15 anni diventa automaticamente un colore da post menopausa, a meno che non sia un piccolo dettaglio o un accessorio.
Ho scoperto che lo stile che adoro adesso è il Funky, ovvero: prendi la vita alla leggera. Sii ironica. Credo che nel  2036 o giù di lì, esisterà sempre qualcosa di simile.

Non so darti consigli sui capelli, a parte quello di evitare colori da pelliccia ecologica. O trovi un colore plausibile, oppure un bel grigio corto è perfetto. In questo momento, mi sento di sconsigliarti il capello lungo dopo i 50anni perché l’effetto cocker è assicurato. Dovesse venirti la tentazione del cerchietto, vuol dire che ormai ti ha raggiunto la demenza senile, e d’altra parte non mi stupisce visto che ad oggi sono già quattro giorni che quando esco la mattina non ho la più pallida idea di dove sia la mia macchina e credo tutte le volte che me l’abbiano rubata.

Fai molte feste. Invita tante persone. Comprati un mazzo di fiori ogni settimana. Non guardare le foto dei Fantastici da bambini. Cammina mano nella mano con il Gmarito. Vai a trovare le amiche lontane. Fai le parole crociate. Apparecchia sempre la tavola.

Sii felice e ricordati di quel periodo che desideravi essere vecchia per sederti dentro lo spicchio di sole che entra dalla finestra della cucina, guardando il geranio fiorito, sorseggiando la lentezza, senza la paura della casa vuota.
 
con affetto, tua

Hysterik giovane
 

Lettera a me stessa da vecchia


Cara me stessa, ora sei vecchia.
Non puoi lamentarti. Ricordi quando dicevi: quando sarò vecchia avrò finalmente tempo per me stessa?
Spero che tu ti sia finalmente appropriata della cameretta delle tue figlie per trasformarla nella agognata crafty room. Di sicuro avrai la casa ordinatissima. Non avrai più l’alibi dei 4 figli sciattoni a proteggerti dal tua tendenza al caos cosmico senza redenzione.

Ora, avrai anche tantissimo tempo per fare sport. Beh, non tantissimo, considerato che probabilmente starai ancora lavorando nonostante sarai già in quella fase in cui stai decidendo se farti cremare e spargere le ceneri nel mare, oppure trasformare il carbonio tratto dai tuoi resti in un trilogy.

Non avrai più scuse per Avrai FINALMENTE il tempo che ti mancava per lavare i pavimenti. Quindi, se non hai mezza voglia di farlo, occorre che tu ti trovi celermente un altro alibi. Ti ricordo tutte le cose che sono gerarchicamente superiori al lavaggio di pavimento/sanitari/vetri:

il tè del mercoledì con le amiche che non sei mai riuscita ad organizzare
Cucire cose strane
DISEGNARE
Visitare tutti i robivecchi della zona
Vendere le proprie creazioni sul web
Leggere romanzi
Scrivere un libro
Fare yoga
Fare lunghe passeggiate nella natura- senza il rischio di essere violentata- per restare in forma.

Sempre che ti interessi ancora (intendo restare in forma).
Ecco, probabilmente ora potrai liberarti dell’ossessione della forma fisica, certo dovrai mantenere un certo contegno, non puoi svaccarti troppo, altrimenti non potrai più indossare magliette a righe.
Perché-e qui veniamo ad una questione importante- sono qui per ricordarti come NON ti dovrai vestire.
Assolutamente vietato vestirsi come una foglia morta. Beigiolino, grigino, marroncino, color prugna-vomito d’ubriaco NO. A meno che non abbinati a una audace maglietta gialla a righe.

Attenzione: il ridicolo è dietro l’angolo.
 Per piacere, guardati allo specchio e rimembra la nonna Anny, e il suo cappotto rosa di quando ha festeggiato il50esimo anniversario di matrimonio. Le sue collane di vetro colorato. Ricordati che le righe sono liberanti, puoi indossarle forever, da quando nasci a quando muori. I tacchi alti, se prima non li portavi perché erano scomodi, adesso- che sei vecchia- sappi che se NON sono scomodi, allora sono scarpe da vecchia valleverde style, vade retro, dagli fuoco.

Ricorda che il fucsia, dopo i 15 anni diventa automaticamente un colore da post menopausa, a meno che non sia un piccolo dettaglio o un accessorio.
Ho scoperto che lo stile che adoro adesso è il Funky, ovvero: prendi la vita alla leggera. Sii ironica. Credo che nel  2036 o giù di lì, esisterà sempre qualcosa di simile.

Non so darti consigli sui capelli, a parte quello di evitare colori da pelliccia ecologica. O trovi un colore plausibile, oppure un bel grigio corto è perfetto. In questo momento, mi sento di sconsigliarti il capello lungo dopo i 50anni perché l’effetto cocker è assicurato. Dovesse venirti la tentazione del cerchietto, vuol dire che ormai ti ha raggiunto la demenza senile, e d’altra parte non mi stupisce visto che ad oggi sono già quattro giorni che quando esco la mattina non ho la più pallida idea di dove sia la mia macchina e credo tutte le volte che me l’abbiano rubata.

Fai molte feste. Invita tante persone. Comprati un mazzo di fiori ogni settimana. Non guardare le foto dei Fantastici da bambini. Cammina mano nella mano con il Gmarito. Vai a trovare le amiche lontane. Fai le parole crociate. Apparecchia sempre la tavola.

Sii felice e ricordati di quel periodo che desideravi essere vecchia per sederti dentro lo spicchio di sole che entra dalla finestra della cucina, guardando il geranio fiorito, sorseggiando la lentezza, senza la paura della casa vuota.

con affetto, tua

Hysterik giovane

8.11.16

DOMANDE POST MORTEM


 
C’era da aspettarselo, dopo avere visitato il cimitero e avere insistito sui morti e sui santi ogni volta che proferivano la parola Halloween come se fosse una cosa reale.

SuperMario 1

-Ma nella tomba ci si va quando?-

-Quando si muore. Ma attenzione, non è che Tu vai lì. Lì ci va solo il tuo corpo.-

-Ah. -

-Cioè il tuo corpo va nella tomba, ma la tua anima va in cielo.-

-Ah. Ho capito. Il mio corpo va nella tomba. La mia testa no. In cielo. (…) ma quindi sono in cielo solo con la testa senza il corpo?!?-

-No, no, amore, il tuo corpo fatto di pelle va nella tomba, l’anima, va nel paradiso.-

-Ahhhhhhh. Ho capito. E cos’è questa anima?-

-Sei tu, ma senza corpo.-

-Ah. Un fantasma. Come Halloween.-

-Ecco. No. Diciamo più come…un angelo.-
 

SuperMario2

-Ma nella tomba ci stanno tante persone?-

-Di solito solo una-

-Nuoooooooooo! Solo una?! Ma non vale!-

-No, beh, si può costruire una tomba con tanti posti-

-Ah. Meno male. Così quando moriamo possiamo stare tutti vicini vicini e non ci sentiamo soli-

(lacrima)-Ma amore, guarda che quando moriamo lì nella tomba ci sono solo i corpi (comprensivi di teste) ma le nostre anime sono in Paradiso-

-Ah, sì, è vero. Ma la pelle, la nostra pelle, non possiamo avercela più?-

-Sì, un giorno in Paradiso avremo anche il corpo-

-Ma mica il corpo morto tutto schifoso della tomba!-

-No, un corpo nuovo bellissimo-

-Pure la testa?-

-Pure la testa.-

3.11.16

adotta una tomba


LA gfamily, sfuggita alla fine di mondo, è andata alla Casa Madre a Bologna dai nonni, per i morti. E i Santi.Ogni anno non mi ricordo bene quando sono i Santi e quando i morti, sono tutta confusa per colpa di Halloween che mi incasina, completamente.  Mi piace pensare che i morti siano, chi più chi meno, tutti santi, ricordandomi di quell’esempio geniale di Santa Teresa, che era una gran dritta. Me la immagino lì davanti alle suore (un po’ raggrinzite e un po’ zitellose di quelle con la boccuccia di chi ha appena succhiato un limone) che prende un ditale e poi prende un bicchiere. Poi li riempie tutti e due d’acqua fino all’orlo e chiede: qual è il più pieno? Ovviamente sono tutti e due pieni fino all’orlo, e questo non è un test di di logica per il Politecnico, ma l’esempio della santità (accessibile a tutti).

Sono andata alla Certosa di Bologna, praticamente per la prima volta dopo quella in cui sono stata con mia Nonna Anny a sette anni, quando mi ha raccontato il simpatico aneddoto di quel vecchietto che si è attardato al cimitero, hanno chiuso i cancelli e lui è rimasto dentro tutta notte e quindi si è messo a dormire in un loculo vuoto e al mattino quando è arrivato il custode se n’è uscito da lì e quello ha avuto una sincope. Non c’è da stupirsi se poi non ci sono tornata spesso. In verità i cimiteri mi piacciono molto, dal punto di vista estetico. Solo che la sensazione non è quella di andare a trovare qualcuno, ecco, e dunque non ne sento una vera necessità. Mentre Mario si galvanizzava per le statue con i teschi o le cripte fatiscenti, gli angeli della morte in bronzo, WonderWoman contava tutti i morti di nome Giuseppe (ma muoiono tutti quelli che si chiamano Giuseppe!), ci siamo soffermati sulle varie tombe della Gfamily versante bolognese, che non avevo mai visto prima.
Una- il ramo più antico del Gmarito- è abbandonata e rugginosa, senza lumini, senza fiori.

Dovrebbero creare una campagna tipo: adotta anche tu una tomba dimenticata.

Se credo che lì non ci sia davvero più nessuno, che siano ben altrove, la necessità di non dimenticare le proprie radici e la propria storia, la propria identità, diventa impellente.

Abbiamo messo un ciclamino, e ci siamo ripromessi di venire ogni volta che siamo a Bologna, per evitare che tutto venga pian piano cancellato dalla pioggia e dalla ruggine. Ogni tomba racconta una storia, sarebbe bellissimo conoscerle tutte.

Durante questi tre giorni abbiamo-naturalmente- mangiato senza tregua e senza pietà. SuperMario e la Bianchissima nipotina hanno socializzato, perché il gap di età si sta colmando.

-Mio Maiiio- dice Bianchissima, che non possiede la “R”. Ed è nella fase in cui tutto è “mio”.

-Non mi chiamo Maiiiio. Mi chiamo Mavvvio con la Evvvvve.- Risponde quello. E poi, sconfortato:

-Mamma. Quando sarò un ADULTO, allora saprò dire la Evvvvvve. Sì?-

La erre è come andare sulla luna.

Pure Megamind è stato attratto dalla micro nipote Bianchissima, e- assumendo il ruolo del cugino grandissimo- ha passato una intera serata a fare trucchi di magia (che è il suo nuovo trip) con una moneta, e lei rideva moltissimo.

WonderWoman è stata ospite dalla Zia Anna e Friss, dove è stata sottoposta a privilegi e trattamenti di favore, ha conosciuto l’immensa famiglia germanica W. dello zio, memorizzando date di nascita, nomi, secondi nomi, soprannomi, numero di figli e molti altri dati sensibili nel giro di poche ore.

La sottoscritta oltre a mangiare e dormire e guidare una sera in una strada buia (dicendo il rosario e pregando tutti i morti e tutti i santi perché lei è come i procioni di notte che rimangano abbagliati dai fari della auto e restano lì, cecati, a farsi investire perché improvvisamente inermi e disorientati) ha goduto di una certa dose di spensieratezza nonostante l’attacco meschino di una cervicale che l’ha fatta diventare strabica (del tutto).

Alla partenza abbiamo caricato la macchina con una accozzaglia di derrate alimentari, regali, e scatoloni di oggetti prelevati anni fa dalla casa dei miei nonni prima che la vendessero e che non potevano finire in discarica, assolutamente.

Ecco.

Sono stranamente felice, anche se ci metterò quasi un mese a disfare valige, scatoloni, sacchetti.

E comunque, insisto nel dire che ci vorrebbe una stufa. (questo è per il G-marito, con il quale ultimamente comunico tramite web)