14.7.17

e pensavi che il problema sarebbero state le coliche


Quella volta che sono tornata a casa e Megamind non c’era. Che il suo cellulare era spento. Che il mio cellulare non si accendeva più perché stuprato troppe volte da cavetti caricabatterie cinesi. Che quel giorno lui e il suo amico M. dovevano tornare assieme per il pranzo e infatti il giorno prima avevo appunto preparato il risotto al pesce da riscaldare (che giaceva lugubre nel frigo). Che per la disperazione sono riuscita ad accendere un vecchio telefono con il tuchscreen rotto per tentare di recuperare il numero di cellulare dell’amico, ma funzionando soltanto il quadrante destro dello schermo tuch, riuscivo solo a cliccare l’icona del calendario del ciclo mestruale. Che non sapevo come contattare la madre di M. per chiedergli come era vestito suo figlio per chiamare la polizia e fare una descrizione degli scomparsi. Che ho chiamato il Gmarito per esaurire la carica isterica perché avevo bisogno di insultare qualcuno prima di chiamare CSI persone scomparse. Che mentre stavo per uscire a cercare i due dispersi in auto, i due adolescenti sono entrati in casa con la chitarra in mano, chiacchierando amabilmente e si sono immobilizzati vedendo davanti a loro una quarantenne scarmigliata che li guardava a bocca aperta mentre nel suo cervello incrociava i dati disponibili: chitarra-venerdì-16.30. Cioè, come tutti i venerdì che Dio manda in terra da almeno sei mesi, i ragazzi tornano alle 16.30 perché hanno il rientro di chitarra.
-che c’è mamma?-
-oh,niente. Ho solo due rughe in più e una ciocca di capelli bianchi-

Quella volta che dal lavoro ho chiamato casa per sincerarmi che Megamind- a casa da scuola- stesse bene, e dopo ore che il telefono di casa suonava a vuoto e il cellulare era spento, mi sono precipitata a casa col cuore in gola, per scoprire che semplicemente era saltata la luce, ma lui stava facendo la tavola di arte e dunque non si era sovvenuto di nulla.

Quella volta che -sempre Megamind- doveva raggiungermi al lavoro alle ore 2,00 p.m. per mangiare assieme, ma alle 2,35 ancora non si era palesato ed io dopo averlo chiamato sul cellulare (ovviamente) spento, l’ho trovato a casa che si stava mettendo su l’acqua per la pasta.

Quella volta che WonderWoman all’uscita da scuola ha semplicemente deciso di andare a casa con di una sua compagna senza avvertire nessuno, tantomeno la babysitter che naturalmente mi ha chiamato nel panico dicendo che la bambina era sparita.

Quella volta che CatWoman è andata in gita e il pulmann non tornava, la connessione internet non funzionava, le maestre presenti non inviavano messaggi, e il destino di 26 bambini era scomparso dai radar della chat di classe da quasi un’ora.

Quella notte che SuperMario era in preda agli incubi e vedeva ragni giganti ovunque nonostante sembrasse sveglio, e che ho pensato fosse un danno cerebrale permanente.

Quella volta che Megamind ha avuto la polmonite, che Catwoman stava per andare in setticemia e aveva anche la scarlattina e l’hanno ricoverata, che WonderWoman è stata male per settimane e si è scoperto che aveva la mononucleosi.

Quella volta che siamo andati in bicicletta tutti assieme in mezzo al traffico e io chiudevo la fila e dicevo avemarie ogni volta che una macchina ci sorpassava stando troppo vicina, che basta che un bambino sbandi un attimo e me lo tiran sotto.

Da quando nascono, si vive nella grande paura.
 
 

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