24.10.16

incazz-list


Piccola lista delle cose che mi fanno arrabbiare in famiglia

1)      Quando qualcuno mi risponde “aspetta”. Sapendo già che mi fa imbufalire, approccio preventivamente:

-Tu. Potresti fare questa cosa? Basta che non mi rispondi “aspetta” perché questa cosa devi farla adesso per tutta una serie di ragioni che adesso ti elencherò.-

Risposta:- un attimo.-

-Ti ho detto di non rispondermi…-

-Ma io ho detto un attimo, non aspetta.-

2)      Che qualcuno voglia sempre avere l’ultima parola, o in assenza dell’ultima parola, anche dell’ultimo verso/guaito/imitazione. Perché poi succede che io avrò l’ultimo gesto, che non è una bella cosa per la mia pace interiore.

3)      Che quando chiamo a tavola che è pronto, tutti

(i quali proprio un attimo prima stavano:

-          Smangiucchiando parmigiano a morsi

-          Reclamando cibo

-          Rubando fette di prosciutto dal frigo

-          Mimando la morte per inedia)

improvvisamente spariscono. Appena riesco a radunare la maggioranza a tavola con le minacce, a qualcuno sovviene di fare la cacca.

4)      Che quando consegno brevi manu ed al legittimo proprietario un oggetto che si trova in un luogo non consono né appropriato (macchinine in bagno, palloncini di halloween vaganti per l’aère, apparecchi acustici sul tavolo di cucina, mutande sul divano, scarpe nell’ingresso, quaderni di scuola in veranda, carte da baro per terra) la persona sopracitata, esca dalla stanza e appoggi la qualcosa sulla prima superficie disponibile che incontra, assolutamente a caso.

5)      Che per bere un bicchier d’acqua vengano utilizzati in media 17 bicchieri al giorno (anche dalla stessa persona) i quali rimarranno disseminati ovunque mezzi pieni, perché ogni volta che si ha sete, per scongiurare il pericolo di bere acqua contaminata o radioattiva, è necessario prendere un nuovo bicchiere.

6)      Che mi si contesti la metodologia di caricamento della lavapiatti.

7)      Che vengano consumati del tutto generi alimentari, salvo poi lasciare in frigo ingannevoli confezioni che fingono di essere piene.

8)      Bambini deambulanti con i piedi nudi dopo il 15 settembre, perché la sola vista mi fa abbassare la temperatura corporea di 3 gradi.

9)      L’usanza di chiamarmi a squarciagola da una stanza all’altra con ogni sorta di richiesta, senza pensare di spostarsi nella mia direzione, ma aspettandosi che:

-          io sia in grado di collegarmi al wifi di casa e tramite un collegamento telepatico risponda apparendo sulla tv, in modo che costoro non debbano alzare il deretano dalla sedia

-          io mi materializzi immediatamente al loro fianco mentre un mio clone continua a rigirare il risotto in cucina affinchè non si attacchi

10)    Che quando inizio a raccontare/fare un discorso, il destinatario ascolti le prime 5 parole per poi allontanarsi dalla stanza mentre sto ancora parlando.

11)   Il fatto che se vado un attimo a riposare, dopo avere avvertito tutti i componenti della casa con un proclama in 4 lingue, avere affisso avvisi e pos-tit sulla porta, appena prima di perdere conoscenza, qualcuno bussa. O entra senza bussare. O chiama stando dietro la porta (forse pensando che questo lo proteggerà dai raggi laser che usciranno dai miei occhi). Per questioni di vita o di morte, quali:

-          Fuori piove?

-          Posso farti leggere gli avvisi?

-          Dormi? (questa è letale)

-          Dov’è la carta igienica?

-          Posso vedere la tv?

12)   Il dentifricio lasciato aperto. Corollario: che dopo avere lavato i denti si trovino tracce di dentifricio blu fino alla parete opposta del lavandino, oltre che sugli asciugamani, sui pigiami, per terra. (Che poi, perché sti dentifrici da bambini devono avere color fluo visibili al buio come il luminol ?)

13)   Marmocchi sdraiati in mezzo alle porte che fanno cose improcrastinabili costringendoti a scavalcarli, magari mentre porti due sacchi della spesa da 30 chili su ogni braccio

14)   Le carte dei gelati, delle merende, degli ovetti kinder, i vasetti dello yogurt finiti, le lattine di birra, le bottigliette di aperitivo lasciati lì. Cioè: in prossimità della spazzatura affinchè tu, donna, faccia meno fatica a prenderli e buttarli via differenziandoli doverosamente a seconda del loro materiale.

15)   Che nessuno, dico nessuno, si prenda mai sta cazzo di la briga di mettere un rotolo di carta igienica nel porta rotolo quando finisce. Preferisce chiamare a gran voce quando ormai è sulla tazza. Oppure chi è volenteroso, prende sì la carta igienica. Ma la poggia per terra, perché inserirla nel portarotoli va al di là delle sue energie psicofisiche.
 

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