25.1.17

Un giorno, tornati dalle vacanze natalizie bolognesi, abbiamo trovato la gatta Penny (affidata da Babbo Natale alle dolci cure di WoderWoman) ammalata. Si grattava a sangue, se ne stava rintanata sotto un mobile o (meglio) nel mio armadio, senza mangiare (sintomo davvero molto allarmante per quella gatta che è tendenzialmente bulimica). Ovviamente io, che prendo tutto alla leggera, già pensavo al funerale e se avevo una scatola da scarpe abbastanza grande, all’elaborazione del lutto, al trauma da perdita per la sorella della gatta, Mia.
Dunque, dopo avere consultato un centinaio di chat di gattare in cui si raccontavano storie raccapriccianti descrivendo malattie raccapriccianti e conseguenti morti atroci a seguito dei sintomi descritti, mi sono precipitata dal vet. (Perché le gattare il veterinario lo chiamano così. E’ il loro linguaggio in codice. I loro gatti non li chiamano gatti. Li chiamano “i pelosi”. Oppure “il mio bambino”. E loro sono le “loro mamme”. E i loro compagni/mariti/frequentanti maschi- se ci sono-sono i loro “papi”.Se i maschi in questione sono molto virili, allora potrebbero chiamare "pelosi" pure loro.)
Il Vet in questione (che è il marito della mia Amica Omonima) non c’era, aveva la peste che stava dilagando in tutta Italia il mese scorso. C’era la sostituta. La sostituta ha visto il gatto e ha subito chiesto (scuotendo il capo):

-avete dei bambini?
-…(oddio, sarà una cosa contagiosa per i bambini!?)
-…Non ha per caso notato se i suoi bambini hanno qualche fungo della pelle?
Cioè. La prima ipotesi è stata quella che i bambini avessero attaccato qualcosa al gatto.
La Vet probabilmente a casa aveva era Madre di 15 gatti e aveva adottato a distanza pure quelli abbandonati in Burkina Fasi.
Penny comunque aveva la febbre altissima, era piena di macchie rosse, si grattava a sangue, e insomma non era un bel vedere. L’ipotesi di allergia sembrava la più concreta. Il problema è che un gatto può essere allergico ad ogni cosa esistente nell'universo. Oltre che ai miei figli, ovviamente. Soggetti altamente allergenici.
La vet allora mi fa delle domande facili.
-Ha cambiato cibo ultimamente?
-Beh, io lo prendo al supermercato, generalmente quello in offerta.
Sguardo di disgusto. - Ah. Ecco. Potrebbe essere quello. E del detersivo per pavimenti? Che mi dice? Lo ha cambiato?
-Beh, io lo prendo al supermercato, generalmente quello in offerta.
(mi sforzo di ricordare che detersivo uso sfruttando la memoria visiva, ma niente.)

-Non bisognerebbe cambiare detersivo, i gatti non si abituano. E deodoranti per ambiente? Li tolga. E la sabbietta?
-Si forse l’ho cambiata…ma mesi fa…--Non importa! Potrebbe essere un effetto accumulo anche da sei mesi! Magari è pure quella profumata.
Dice profumata con una nota di disprezzo. L'odore degli escrementi dei pelosi è una cosa del tutto naturale. Non bisogna vergognarsene.
-Vabbè e quindi?
-Allora: tolga deodorante, lavi il pavimento solo con acqua, ripristini la sabbietta precedente, butti via il cibo del supermercato e compri questo cibo che costa come il filetto argentino di manzo allevato biologico. (per un attimo ho pensato che mi dicesse di eliminare i figli potenzialmente allergenici).Sempre che (attenzione) non sia una UNA COSA PSICOLOGICA, un trama da abbandono…Va bene signora, dopo averle dato un ulteriore motivo per nutrire i suoi sensi di colpa da cui- fino ad ora- almeno i gatti erano esclusi, ci vediamo tra due giorni.
Nel frattempo, il giorno dopo, SuperMario si è rimpito di bolle e io, per colpa di questa vetgattara sono arrivata al punto di coprirmi di ridicolo telefonando al pediatra e CHIEDENDO SE LA VARICELLA SI ATTACCA AI GATTI.
Beh, almeno avrà avuto un buon argomento per scrivere un post sul suo blog: www.madri-psicopatiche-dal-pediatra@blogspot.com
Per fortuna dopo due giorni non c’era la Vet ma c’era IL VETERINARIO, ovvero il marito dell’Amica Omonima. Che ha rimesso le cose nella giusta luce e priorità.
Nei giorni successivi (con aiuto di medicinali da farle ingurgitare mattina e sera, cammuffati da bocconcini al prosciutto) Penny ha iniziato a migliorare. Certo, mangia meglio di noi. Ma si spera l’intolleranza al cibo da discount vada scemando. Sempre che i miei figli non le attacchino la tigna.

 

 

 

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