6 giugno 2014

promemoria per l'anno prossimo (s)venturo

Per l'anno prossimo prima della meravigliosa festa di fine anno dell'istituto Dante Alighieri devo ricordarmi che:
-qualunque cosa facciano i 300 bambini presenti nel cortile, sarà impossibile vederlo a causa della siepe impenetrabile di genitori che accerchiano l'evento presidiando la postazione da mezz'ora prima di me.
-il cortile di asfalto dotato di un solo albero stentarello e seviziato da generazioni di scolari, tende ad incrementare la temperatura di 15 gradi, creando quella visuale sfocata e tremolante da deserto del sahara
-i bambini canteranno quella stessa canzoncina di inglese che hai già sentita per un mese a casa e almeno una volta durante la recita di classe (quindi non si sa perchè la festa duri un'ora e mezza)
-comunque vadano le cose per tutto il tempo starò arrancando dietro a SuperMario che scorazzerà nel cortile totalmente indifferente alla temperatura tropicale e facendo lega con piccole canaglie
-i miei figli mi interrogheranno per sapere se ero effettivamente presente alla bellissima festa-non avendomi vista-, dunque mi converrà documentarmi presso una delle mamme che sono state in prima linea, o che sono più alte di me di 20 cm.
(nota: vale la pena portare i tacchi, l'anno prossimo?)
-quando cominceranno a distribuire i ghiaccioli e io-mamma chioccia- per paura che possano rimanere senza i miei Fantastici dispersi chissà dive nel cortile, in mezzo alla bolgia, nel momento in cui chiederò alla mamma addetta quattro ghiaccioli, mi guarderà come una povera bulimica che usa i figli per abbuffarsi di zuccheri aggratis.
(nota: valutare se portare con sè i certificati di nascita per avvalorare le mie dichiarazioni)
-l'anno prossimo convincere almeno 3 rappresentanti di clesse a creare il Comitato Di Liberazione Dalle Feste Di Fine Anno.

Sono cinica peggio di Scrooge, lo so. Lo so

(l'idea del Comitato me l'ha data il Gmarito, è un genio, sono queste le cose che mi fanno dire: ecco perchè me lo sono sposato!)

5 giugno 2014

cose di uomini e di donne-e di capelli-

Succede che a volte gli uomini fanno delle cose da donne, e succede anche viceversa.
Inutile che mentiamo a noi stesse, con la storia della parità tra i sessi. La parità c'è, ma una donna non è predisposta a cambiare una gomma, nè a rabboccare l'olio, nè a orientarsi a Milano quando ci sono delle deviazioni.
La parità c'è, ma non nelle attitudini.
Poi lo so che ci sono uomini che stirano le camicie meglio delle donne (ahem...) e donne che smontano dei motori, ma sono quelle famose eccezioni che (non ho mai capito perchè) confermano la famosa regola.
In ogni caso, IO, non sono predisposta. Una volta ho messo le catene invernali alla macchina di servizio, e poi ho preso per il culo il mio compagno di pattuglia per tutto il tempo, il quale per fare il figo ha tentato di sgommare sulla neve, spaccando la catena destra, cosicchè andavamo in giro (in pattuglia pronto intervento) facendo un rumore che sembravamo la slitta di babbo Natale.
Ma è stata una ispirazione del momento, un ormone maschile erroneamente infiltratosi nel mio corpo, che si è subito suicidato dopo essersene accorto.
Ad oggi è un'impresa degna di nota se riesco a gonfiare le gomme della mia bicicletta. (senza perdere il tappino).

Poi però c'è il fatto che i mariti spesso passano -loro malgrado-gran parte del tempo in treno (in viaggio, in ritardo, rotto) o in stazione aspettando un treno (soppresso, in ritardo, rotto), e quindi succede che alle volte la moglie deve andare a fare delle cose che la mettono a disagio.

Tipo capire come si legge una dichiarazione dei redditi (tentativo fallito), portare la macchina a fare la revisione. Portare la macchina a fare delle cose alle gomme.
Tipo cambiarle da invernali ad estive.
A giugno, sì, perchè non ci sono più le mezze stagioni, non si sa mai, eh.

Avevo già scritto un post su ciò, ma c'è questo fatto che alle gomme bisogna fare delle cose spesso, tra la convergenza, gonfiarle, fare il cambio di stagione, eccetera.

Allora il Gmarito fa delle raccomandazioni.
Perchè ci manda la moglie-suo malgrado- però lo sa che è una cosa contro natura, dunque ha paura.
Che torni con tutte le 4 gomme nuove marca MICHELINE, dopo che le hanno detto che la sua macchina si merita delle scarpe Prada e non delle ciabatte cinesi.

-Allora tu vai lì, ma non devi parlare. Cioè devi dire solo di metter su le gomme estive che sono lì in deposito. Lui ti dirà che sono lisce. Dice sempre che sono lisce.Ok? Devi dire di no. Fingiti esperta.-

Naturalmente nulla va come deve andare.

I nostri gommisti di fiducia portano una tuta da lavoro e sotto una canottiera.  Sono molto tatuati. Hanno tutti dei capelli lunghi che portano sciolti o in una coda, come un gruppo hard rock anni '70.
Hanno consuete foto di donne nude che cavalcano gomme.

-Buongiorno, dovrei cambiare le gomme da neve-
-Ah. Cioè, deve metter su i PNEUMATICI estivi?-

Ok, l'aria da persona esperta è andata a farsi fottere.
-Guardi i suoi pneumatici estivi sono lisci!-
-Ma no, dai.- Poi li guardo meglio e in effetti pure io sono in grado di accorgermi che il battistrada* è solo un ricordo lontano, praticamente ne hanno di più le mie adidas di 5 anni fa.

Poi, mentre il gommista termina il cambio di stagione facendo volteggiare i suoi capelli che stillano gocce di sudore tutto intorno, io mi rendo conto che devo fare la pipì.
Dal gommista, nel regno del macho in tuta blu sudato e tatuato, il bagno mi fa terrore.
Però non posso procrastinare e vado.

Il bagno è come me lo aspetto. Alle finestre ci sono due pezzi di cartone della birra Tuborg per impedire sguardi indiscreti, in terra c'è un secchio con uno spazzolone, in un angolo c'è una doccia senza tenda, poi c'è un armadietto a specchio con sopra appiccicato un enorme adesivo di una gomma anzi di un pneumatico.
MA (-stupore-) su una mensolina, accanto, ci sono 6 tipi di shampoo, olio per capelli, 3 flaconi di balsamo riparatore alla provitamina, maschera per capelli secchi rivitalizzante e districante delicato.



*(avete notato? Ho detto battistrada. Ho acquisito un linguaggio da veri esperti.)


22 maggio 2014

ultimenuove

Aggiorniamo gli eventi culminanti della Gfamily.

Megamind Ha fatto la Prima Comunione.
Una bellissima tappa per tutti noi, anche per i suoi fratelli che si sono sentiti coinvolti nella preparazione dell'evento in maniera particolare.
WonderWoman, che si era messa avanti ammalandosi già una settimana prima, il giorno del Sacramento, per l'emozione, era febbricitante e con l'orticaria, verso mezzogiorno, quando la G-casa era gremita di una trentina di ospiti e c'era la pasta al ragù da scolare, cosicchè io ho delegato tutto genericamente ai presenti, e sono andata a farmi un giro all'ameno prontosoccorso pediatrico.
(-Ma signoooora, guardi che-in casi di allergia- prima che si occluda la laringe, si gonfia tutta la faccia, NON SI PREOCCUPI.-)
CatWoman si è tagliata una frangetta con le forbici. Aggiudicandosi un futuro certo.
SuperMario si è piazzato davanti alla bacinella col ghiaccio e le bottiglie di cocacola, a fare i suoi paciughi, ma d'altra arte come dargli torto, era vestito da marinaretto.
Megamind si è sentito un pò più santo, e non a torto.
Il Gmarito ha superato se stesso completando-fino al giorno prima per non toglierci la suspance- i lavoretti in veranda, che finalmente- dopo una ristrutturazione che nemmeno il Duomo di Milano-, è entrata a far parte della casa, uscendo dalla precedente destinazione d'uso sgabuzzino/ discarica abusiva.









investigazione scolastica

La scuola sta per finire.
Tra poco inizieranno recite e commedie e canzoni e cori e feste di fine anno, che si trovano nella depandance del quinto girone dell'inferno, ma persino Dante ha soprasseduto, preferendo di gran lunga passare direttamente agli iracondi ed accidiosi.

Io, per quello che riguarda la scuola, sono perennemente disinformata.
Le altre mamme sono tutte esperte. Secondo me frequentano corsi appositi di investigazione.
Per esempio conoscono nome, cognome, luogo di nascita, stato di famiglia, numero di figli, curriculum, excursus scolastico, grado di severità/simpatia/stronzaggine/dabbenaggine/ di ogni insegnante della scuola, se sono di ruolo, che punteggio hanno, se sono prevalenti (? prevalenti?)
Io ancora non so i nomi delle insegnanti minori (so che sarei crocifissa nella pubblica piazza se dicessi che sono insegnanti minori davanti a testimoni): ovvero inglese, religione, storia (no, non lo so perchè debba esserci una insegnante di storia a parte).
E poi ci sono altre informazioni. Dovendo prestare ascolto ed attenzione a tre rappresentanti di classe di cui due hanno sventuratamente lo stesso cognome, finisce che faccio costantemente delle figure di palta.
Come vedo una delle rappresentanti mi coglie questa sensazione di inadeguatezza.
Le guardo e prevalentemente ho la sensazione di dovere loro dei soldi.
Dissimulo. Tanto a offrire dei soldi non si può essere mal giudicati.
Rappresentante 1.
-...Allora, mmm. Quant'è che ti dovevo dare?-
-Per cosa?-
Domande così ti fregano di brutto.
-Mmmmm. Fondo....classe?-
-No, fondo classe me le hai dati la settimana scorsa- 
(ah, si? bè mi fido, visto che consulta la sua agenda come una persona che ha le cose sotto controllo) -...in compenso c'è il regalo alla maestra, che vengono 5  euro.-

Rappresentante 2

-Scusa il ritardo, ecco i soldi per la gita!-
-Che gita?-
-Ah, non fanno la gita?-
-No, l'han fatta il mese scorso-
-Ma non mi hai mandato una mail ieri?-
-Non mi risulta.- Il sopracciglio destro si alza.

Ecco, sarà l'altra, quella col cognome uguale alla rappresentante nr 3, li mortacci sua. Che in effetti mi manda un SMS:- SCUSA MANCHI SOLO TU PER I SOLDI DELLA GITA E OGGI PAGO BOLLETTINO-
Mi fiondo all'altra uscita ( tre figli escono da tre uscite diverse,of course) e mentre prego di avere 5 euro ne portafoglio, fermo in extremis la rappresentante nr. 3 che mi apostrofa dicendo:
-non avrai mica 50 euro, eh?-
Io  sudo sangue, ma per fortuna estraggo dal portamonete mezzo chilo di centesimi per un totale di 5,57 euro. La mia reputazione come madre non è del tutto sputtanata.

Poi le mamme sanno anche per filo e per segno i compiti e le verifiche e le interrogazioni l'orario delle materie, le supplenze e il calendario scolastico..
-Oggi i nostri ragazzi avevano la verifica, tu hai fatto studiare anche la pagina sui rettili?-
Ovviamente io NON LO SO.
Loro si autogestiscono.
-Ma tu come glie lo hai fatto fare il compito di scienze?-
Alle domande a cui non bisogna rispondere SI o NO, io scarico il barile, tra l'altro destando profonda ammirazione et invidia ( e prendendomi una piccola rivincita sulla mia totale incompetenza nonchè disinformazione):
-Mah, non so, è mio marito che li segue sempre nei compiti-

Comunque io LO SO.

Lo so, che sarei così, sostanzialmente anche se avessi un figlio solo.
Ma lasciatemi sfruttare questo alibi dei Fantastici 4, che è davvero molto credibile.




1 maggio 2014

Lacrime e capelli

I fantastici dovevano tagliarsi i capelli.
Prima dell'estate occorre una tosatura generale della progenie.
MegaMind ovviamente vorrebbe un taglio militare tutto l'anno.
CatWoman, che rassomigliava al cugino Hit, ha un approccio razionale, avendo calcolato un costo beneficio a suo favore:
più visuale
meno nodi (e urli)
meno phon (e urli)

WondeWoman invece vorrebbe usare i suoi capelli per far salire dal balcone qualche ragazzo.

Così li ho portati tutti.
Senonchè il parrucchiere ha ecceduto col taglio di Ww.
-Certo! Non capisce niente!- (tra le lacrime disperata WonderWoman)- E' cinese!-

Insomma WonderWoman  ha avuto una crisi di nervi e disperazione, di lacrime e terribili ingiurie.
Una tragedia.

E io, la fautrice del capello corto, che mi sono sposata col caschetto andando a mala pena dal parrucchiere il giorno prima, mi sono ricordata.

Che quando ero piccola pure io volevo i capelli lunghi fino al sedere, o almeno come quelli di CandyCandy, come quella mia compagna di banco a cui facevano una treccia lunghissima. Capelli da mettere elegantemente dietro l'orecchio, capelli che prevedessero varie pettinature e non sempre solo : molletta o cerchietto? (che poi a me il cerchietto faceva un male porco dietro le orecchie).
E invece no.
Mia madre mi portava crudelmente dal parrucchiere ogni volta e mi faceva il caschetto e mi diceva che ero bellissima e a nuoto avrei asciugato i capelli in un attimo (infatti io volevo fare danza e farmi fare il concio e mettere il tutù).
Aveva ragione lei, certo.
Le bambine dovrebbero vere i capelli corti, ma questo lo capisci solo quando sei una mamma (con almeno due femmine?con almeno tre bambini cui asciugare i capelli nella stessa sera?),e  le romanticherie di Rapunzel, CandyCandy, e Cenerentola non attaccano più, una volta sposato il famoso Principe Azzurro, e avere provato invasioni di pidocchi, districamento di nodi e asciugature eterne negli spogliatoi della piscina.
Però ho ricordato.
Ho ricordato il dolore puro come solo può essere quello di un bambino, per una cosa piccola ma anche grandissima.
Perchè nel mondo dei bambini le cose gravi sono inezie (tipo bucare il muro con le frecce della balestra, o tatuarsi tutto il corpo col pennarello indelebile), ma le inezie sono questioni di vita o di morte.

Allora l'ho consolata, le ho comprato delle bellissime mollette con strass per il suo nuovo taglio e le ho detto che sì, se vuole può pregare Dio di farle crescere i capelli in una notte, anche se Lui forse ha delle questioni importanti, prima, da sbrigare.
E che sì, se mangia molta frutta le cresceranno più velocemente, e che anche il sole può aiutare.
Poi ha telefonato alla sua amica del cuore, (la bionda che tutti credono che sia sua sorella, perchè le due si spacciano per tali, e che una volta una mamma ha chiesto alla sua mamma perchè mai le due sorelle vivessero separate, e andassero insieme solo in piscina), e le ha fatto promettere che anche lei si sarebbe tagliata i capelli come lei, sennò non avrebbero più ingannato nessuno.

E la prossima volta andremo da un parrucchiere che parla italiano. (Se ci fa lo sconto famiglia)


23 aprile 2014

le ragazze del liceo

Osservo le ragazze oggi.
Le osservo perchè mi tocca s'to servizio viabilità davanti al Liceo denominato: "Rompi-i-coglioni-più-che-puoi-ai-genitori-che si-mettono-in-doppia-fila-a-prendere-i-loro-bambini-di-17anni".
(Stendiamo un velo pietoso sui genitori/nonni che con auto di grandezza inversamente proporzionale al loro buonsenso, si ostinano a spiaggarsi più possibile vicino all'entrata della scuola per risparmiare ai propri bambini alti 1 metro e 80, di camminare troppo, che poverini son tanto stanchi)

Comunque.

A me colpiscono le ragazze.
Mi colpiscono e mi fanno un pò invidia, una invidia retroattiva, perchè  visto che quando è uscito il Re Leone, loro non erano ancora nate (cioè, non so se CAPITE), ormai io mi reputo fuori dai giochi.
Le ragazze sono perfette.
E non parlo di fisico, ma di cura della propria immagine.
Un trucco perfetto, quasi sempre effetto acqua e sapone ottenuto con una seduta di trucco di almeno mezz'ora.
(Io ripenso al rimmel che mi mettevo una sera a settimana e la metà delle volte mi facevo due occhi che uno sembrava più chiuso dell'altro, e mi struccavo allora con la crema dopo il terzo tentativo, creando un effetto occhiaie pauroso. E non vi dico l'eyeliner, che ho dovuto fare un master decennale per imparare a metterlo)
Le unghie laccate, finte, o bioniche, ma in tinta con qualcosa, di sicuro. Scommetto che si fanno le unghie in gel perfino nei piedi, ve lo dirò quando sarà la stagione dei sandali.
Una roba che richiede una manutenzione mensile se non settimanale.
(Io le unghie, mai avute, prima dei miei 37 anni, e anche ora, non so quanto potranno sopravvivere).
E le scarpe. Le scarpe non sono mai qualunque. Sono ricercate, sono all'ultimo grido.
Io per sapere che colori di scarpe andranno quest'anno, guardo i loro piedi.
Che siano ballerine, sneakers (che poi una volta erano le "scarpe da tempo libero" o tutt' al più le "scarpe da tennis"), trochetti, stivali, sono sempre molto ben assortite.
L'abbigliamento poi è curato nei minimi dettagli.
(Io: jeans e maglione-Jeans e maglietta- Jeans e camicia- gonna o abitini la domenica o la sera quando si usciva con gli amici)
Cioè, poi, c'è sta cosa dell'accessorio.
Io l'unico accessorio che portavo era lo swatch, e già mi sentivo strafiga.
Collane, spille, ciondoli, orecchiini, non ricordo di averne messi mai, se non nei giorni un pò speciali.
In tutto questo, ste ragazze non hanno l'aria artefatta, sono disinvolte, naturali, anche quelle che fanno un pò le gnocche, una categorie che c'è sempre, e hanno un pò di tette di fuori, o delle minigonne inguinali.
Non hanno nulla di adolescenziale, di quell'atteggiamento da seduttrici impacciate un pò ridicole. E un pò zoccole, pure, diciamolo, dei miei tempi.
Hanno già una sicurezza da donne, con le loro unghie bicolori e intonate alla borsa, nella superiorità con cui trattano i maschi, sempre un pò tardoni, anche se depilati e con jeans aderenti.
Al liceo le ragazze non portano lo zaino, ma borse. Borse grandi come valigie, coi manici lunghi (che probabilmente segano la spalla,e le condanneranno, dopo i trenta, a lunghe sedute dall'osteopata) ma molto disinvolte. Glamour. Preferibilmente firmate.
I capelli, bè, quelli sono curati, tinti, o con quella nuova tecnica tipo meches (meches non si usa più, è un termine che usano le vecchie quasi quarantenni come me. O mia madre...) che ti schiarisce i capelli solo sulle punte che sembri bicolore un pò come un procione.
Nulla è lasciato al caso.
Sono leggiadre, come farfalle.
Io invece alla loro età ero un bruco.
Al massimo potevo essere un bozzolo.

Ma non so se me ne pento davvero.
Di certo, dopo un anno, ora dovrei fare qualcosa per i miei capelli.



10 aprile 2014

una favola a lieto fine

C'era una volta una fanciulla, che aveva già trovato il suo principe azzurro.
Il suo principe azzurro era un pò poligamo, in quanto sposato pure con una lavastoviglie, due casse da stereo, e una vasca da bagno, ma lei era felice lo stesso, e comunque questa è un altra storia.
Questa fanciulla coraggiosa e mattiniera si svegliava ogni mattina molto presto e prendeva il treno per andare al lavoro, lasciando a casa due piccoli bambini addormentati, e il principe azzurro pure lui addormentato.
La fanciulla aveva un lavoro, ed in più questo lavoro le piaceva pure discretamente, dunque viveva felice e contenta.
Ma un brutto giorno arrivò il nuovo capo, che per l'esattezza era una nuova capa.

La nuova capa era giovane, e cattiva.
Era pure rossa di capelli, e dal medioevo in poi -quando le rosse le bruciavano nelle piazze- è risaputo che il più buono dei rossi ha ucciso suo padre.
(conosco una sola eccezione qui lo dico, tranquilla AnnaDaiCapelliRossi)
Inoltre, per la carriera, avrebbe voluto vendere l'anima al diavolo, ma essendo pure tirchia, aveva venduto solo il mento.
Infatti ella era senza mento.

La capa si chiava Signorina GASTRE, che faceva venire in mente una pastiglia per la gastroenterite, ma la fanciulla- che era molto intelligente, aveva subito intuito che il suo nome era un anagramma che nascondeva la natura stessa della sua capa ed anche la sua oscura provenienza.

La signorina Gastre non parlava.
Gridava.
Non chiedeva.
Ordinava.
Alla fanciulla, quando entrava in ufficio, faceva fare il saluto militare.
La signorina Gastre non era sposata.
Non era fidanzata.
Alla sera probabilmente rientrava nella bara.
Aveva orrore di qualunque cosa le facesse sovvenire la maternità, anche in termini lessicali.
Aveva scoperto che la fanciulla aveva due figli, attraverso domande indirette in quanto non riusciva a pronunciare la parola bambini.
-Perchè te ne vai a quest'ora?- Aveva gridato alla fanciulla che usciva dall'unfficio
-Perchè due giorni a settimana finisco prima-
-Vuoi dirmi che hai il....il.....il.... PART TIME?!?!- Aveva gridato la capa, dissimulando un conato di vomito, e la fanciulla avrebbe potuto giurare di avere visto saettare una lingua biforcuta tra i denti.
Da quel giorno la signorina Gastre trovò ogni scusa per fare lavorare la povera fanciulla fino a tardi con compiti inutili come contare le assi del parquet della sala riunioni, fare una media dell'utilizzo mensile di carta igienica, accertare il numero di sedie con le rotelle di tutta l'azienda, suddivise per colore.

La fanciulla diventò molto triste ma per dispetto verso la sua capa, faceva finta di niente.
La sua capa ogni giorno aveva i capelli più rossi, che sembrava le fosse andata a fuoco la testa, e le labbra anche loro sempre più rosse, come se avesse appena finito di bere sangue, e un giorno disse alla fanciulla che la spostava d'ufficio e la mise a lavorare nello sgabuzzino delle scope, e se avesse potuto l'avrebbe ricoperta di cenere, ma non c'erano camini nell'azienda.

La cattivissima capa stava tutto il giorno chiusa nel suo ufficio e per effetto di un incantesimo non entrava più il sole, e nella semioscurità la fanciulla poteva vederle gli occhi gialli brillare.

La fanciulla era disperata perchè tornava a casa a mezzanotte, dopo l'ultimo rintocco, quando i suoi bambini dormivano, e anche il suo principe azzurro, dopo avere caricato la lavapiatti, spolverato le casse stereo, e fatto un bagno nella vasca idromassaggio, dormiva già.

Allora, per amore della sua azzurrissima famiglia, la fanciulla andò da una nota fattucchiera, che aveva 100 anni e viveva  nel gabbiotto della metropolitana, era cieca e un pò sorda, ma profetizzava sempre i ritardi dei treni.
La vecchia l'ascoltò e le disse:
-Fatti regalare un paio di scarpe rosse, come i suoi capelli, poi batti il tacco tre volte tra loro. Comunque il treno delle 19,32 sarà in ritardo di 17 minuti-

La fanciulla si domandava chi avrebbe potuto regalarle le scarpe quel giorno, sopratutto rosse, quando notoriamente quella primavera andavano i colori pastello, e mentre così ragionava, vide in una vetrina due scintillanti scarpe rosse. Erano scontate al 50%.
-Quindi praticamente SONO REGALATE.-
Entrò e le comprò.
Poi battè i tacchi tra loro, e nella tasca della giacca comparve qualcosa.
Tirò fuori e c'era una bambolina di stoffa con rossissimi capelli e pelle bianca come quella di un cadavere di petto di pollo.
E una scatolina di spilli.

La fanciulla la portò a casa.
Sapeva cosa avrebbe dovuto fare.
Però la fanciulla era buona e gentile, e si faceva scrupolo a trafiggere la bamboletta-wudu nella milza, tanto più che non era molto preparata in anatomia.
Più la guardava, più le mancava la cattiveria.
Lasciò il wudù sul comodino e l'indomani se lo scordò lì, prese il treno e andò al lavoro, lasciando i bimbi addormentati nei loro lettini e il principe azzurro anche.

La sua bambina quando si svegliò trovò la bamboletta.
La vide nuda e la vestì con un vestito delle winx che non proprio sobrio come un armani.
La vide pallida e le disegnò delle gote rosse.
La vide bruttina, e pensò che avesse bisogno di un fidanzato.
Disegnò un cuore sul petto della bambola wudù.
Chiese a suo fratello Batman, ma era già occupato.
Gli chiese l'uomo ragno, ma gli mancava una gamba e forse qualcos'altro.
Gli chiese Buzz Lightyear ma era in missione spaziale verso l'infinito. (E oltre).
E così ripiegò su Manny Tuttofare, non era un fusto, ma almeno sapeva fare delle cose. Molte cose, a quanto pare.

Alla sera la fanciulla tornò a casa e raccontò ai suoi bambini che aveva trovato la sua capa signorina Gastre  (s)vestita come una prostituta, sdraiata sulla scrivania, che copulava  dava dei bacini all'elettricista che era venuto a cambiare una lampadina, ed in pausa pranzo era scappata a Cesenatico a conoscere sua madre.


Da allora la fanciulla non la vide più, seppe che era diventata proprietaria di una piadineria e che pesava 120 kg.
E vissero tutti felici e contenti.

eh, sì, è una storia (quasi) vera.







9 aprile 2014

festa!

Ogni tanto il Gmarito s'allunga un pò e se ne va due giorni in trasferta.
O nel Veneto (non più specificatamente dettagliato, ma tanto è inutile andare per il sottile, con me, che tanto è risaputo che non so la geografia).
O a Palermo.
Nel primo caso per lavoro.
Nel secondo anche, suppongo, nonostante mi invii con uottsàpp delle foto di sale con vetrate sul mare, primi piani di babà alla crema e panoramiche di  buffet di pesce.

La sera senza di lui, io che sono melodrammatica, mi immalinconisco e mi autocommisero, e comincio a immaginare come sarebbe se diventassi improvvisamente vedova, e mi metto a pensare che-per esempio- non sarei in grado di tornare a Volandia, il museo del Volo, che sta qui nei pressi, e probabilmente mi ritroverei alle Partenze di Malpensa Terminal 2.
E nemmeno saprei più ritrovare quel posto là dove fanno gli hamburger artigianali e che ci siamo capitati per caso una volta e poi siam tornati quasi tutti gli anni.
Praticamente il mondo per me si ridurrebbe geograficamente a qualche centinaio di kilometri,  un pò come quello percepito dagli AssiriBabilonesi.
Inoltre perderei, se diventassi vedova, una temperatura basale corporea notturna compatibile con la vita.
E non avrei nessuno che mi ricorda cosa si festeggia il 4 Novembre, che non me lo ricordo mai, ma son sicura che abbia a che fare con la guerra e anche forse con il Piave, (che mormorava calmo e placido al passaggio?)
E chi mi farebbe leggere gli articoli interessanti e culturali per elevarmi dalla sciatteria di Facebook?
Senza contare che i Fantastici4 avrebbero un tracollo scolastico sia in matematica che in inglese.

Dopo questi attimi tragici, però, mi ripiglio.
E mi organizzo.

-Bambini, visto che mercoledì papà non c'è, dobbiamo trovare qualcosa per consolarci! -
Proteste generali.(perchè non c'è? Dove va? Con chi? quando torna? Ma a lascia a casa l'Ipad?)
-...Quindi, bambini, potremmo per esempio...prenderci una pizza e mangiare schifezze  per cena.-
Tripudio generale.

Poi due sere prima, Megamind a tavola:
-Mamma. Allora domani sera prendiamo le pizze.-
(Gmarito):-Pizze?
Megamind:-....potremmo vedere anche un film fino a tardi-
(Gmarito): -Film?-
Megamind: -Sì, Visto che domani sera papà non c'è e la mamma ha detto che dobbiamo FESTEGGIARE.-

Di sicuro non hanno le tendenze melodrammatiche della madre.

Comunque....speriamo però che poi domani sera il Gmarito torni....




4 aprile 2014

Immaginiamo la musica dell schiaccianoci
Anzi, ascoltatela.


Ed ora immaginiamo una cucina al limite della emergenza sanitaria, all'ora di punta, ovvero alle sette e mezza della sera.
In sottofondo, la suddetta musica di Tchaikovsky sul lettore cd portatile di WonderWoman, di fianco al fornello.
SuperMario che fagocita la cena e batte i pugni sul tavolo ad ogni ritardo. 
E vuole la filastrocca Centocinquantalagallinacanta.
WonderWoman che ripete-con un tono che deve sovrastare quello del balletto della fata dei confetti- quanti minuti e quanti secondi ci sono in un ora mentre io penso che sono comunque troppo pochi.
Intanto devo recitare Centocinquantalagallinacanta guarda chi passa....
Megamind mi chiede se può ripetermi cosa sono le OVARIE, e mentre pronuncio 
-passa la nonna con una torta...-
mi muore la parola in gola, ma poi capisco che sono  le ovarie delle PIANTE, ed anche a sto giro sono stata graziata.
Arriva CatWoman, mentre con voce stentorea Megamind ripete che il seme feconda le ovarie, e chiede se mi può aiutare, e io penso che l'ultima cosa, ma proprio l'ultima che vorrei è una bambina operosa in cucina (che orrida madre), che vuole fare solo una cosa: impanare polpette (e il pavimento e le maniche della felpa, e i capelli e le scarpe) e trangugiare parmigiano, ma fa brutto e mentre recito a ritmo di balletto
...passa il papà con...(e SuperMario risponde Paipad!)
le indico il parmigiano e imbocco WonderWoman invece che quell'altro e me ne accorgo al terzo boccone a causa delle proteste del piccolo vorace.
CatWoman stacca un tocco di parmigiano grande come una suola, e se ne va soddisfatta.

I peperoni si sono cremati sul fuoco, pace all'anima loro. 
La pasta sarà  sempre le solita al pesto, benedetti i Genovesi che l'hanno inventato, che sennò saremmo tutti condannati a pomodori pelati freddi versati direttamente dalla latta sui fusilli.
(con un filo d'oli extravergine  biologico però,eh.)
La carne c'è, ora la estinguo un attimino con un pò d'acqua, un pò di pepe, sale, e quel filo d'olio extravergine d'oliva. Bio, comunuqe.
Un tocco di ganuinità.

Sono le otto e mezza ce la posso fare e intanto mi informano che i funghi non sono nè animali nè vegetali e la parte che sporge dal terreno non è il vero fungo, che sta sotto.
Quindi noi ci mangiamo i suoi genitali.

In un ora ci sono 60 minuti e non so quanti secondi.

CatWoman, esaurita la scorta di parmigiano, torna alla carica, vuole aiutarmi a fare le polpette (che non sono prevista nel menu) e io  le concedo pure la scamorza affumicata.
Nel frattempo passa La zia Anna con un salame,
E Signore Ti ringrazio
Arriva il Gmarito, sul trionfo finale dello schiaccianoci.


2 aprile 2014

L'Alleanza è un lenzuolo.

Ecco una cosa che io e il Gmarito non facciamo mai.
Un pò per colpa mia, che si sa sono pigra.
Un pò per colpa sua che alla sera è stanco e guarda il pc o gioca a ruzzle o legge un articolo di politica, o fa trading online, anzi di solito fa tutte queste cose CONTEMPORANEAMENTE.

No, lo so cosa pensate.

A me piace piegare le lenzuola bagnate matrimoniali appena uscite dalla lavatrice.
Infatti ho scritto che è una cosa che piace fare a ME, mica a LUI.

Mi piace perchè fa casa.
Anzi di più.

E' l'Alleanza tra marito e moglie.

Un lembo a testa, da tenere saldamente.
I movimenti sincronizzati come le danze di quegli uccelli prima di fare il nido.
Ci si allontana, poi ci si avvicina, toccandosi.
Ci si guarda negli occhi per fare la piega giusta.

Si è in due, uniti da un ponte di cotone bianco, che è la nostra famiglia.

Meno male che non abbiamo l'asciugatrice.





28 marzo 2014

io e il blu

Io faccio dei sogni ricorrenti.
Uno di questi è tuffarmi da un alto trampolino.
Di questo sogno esistono due versioni, una brutta e una bella.
Nella versione bella, io ho un corpo fantastico, e sono sempre un pò più giovane, quanti anni non saprei, dato che un corpo fantastico credo di non averlo mai avuto neanche a 15 anni, ma si sa, è un sogno.
Indifferente alla gente che mi guarda, anzi con un pò di narcicistico autocopiacimento, mi tuffo di testa disegnando nell'aria  un arco perfetto e entrando nell'acqua come un delfino, senza fare un solo spruzzo.
Nell'altra versione del sogno-quella sfigata-io sono su un trampolino, e ho una fifa blu.
E la cellulite.
Le smagliature.
Ed altre medaglie al valore.
In alcuni casi mi manca pure un pezzo di costume.
Insomma la fiera dell'inadeguatezza freudiana.
Tutti mi guardano-o almeno mi sembra così- e io vorrei riscattarmi con sto tuffo, e invece cado in acqua come una melanzana, di pancia, sollevando un onda anomala che nemmeno quella di Hokusai.
E mi sento terribilmente infelice.

Io, tra una gravidanza e l'altra, ho smesso di nuotare, unico sport in cui riuscissi bene, vista l'assenza di palle, reti, competizioni e campi.
L'estate scorsa- molto felice di avere perso 3 kg grazie a un provvidenziale virus di cagarella combinato con una infezione alle gengive- mi sono presa un pomeriggio tutto per me e me ne son andata in piscina.
Là ho bulimicamente divorato un libro dall'inizio alla fine (questo)

sganasciandomi in solitaria sotto un pino marittimo e interrompendomi solo per spalmarmi di crema e ingurgitare liquerizie.
Poi ad un tratto ho pensato che ero in piscina, e  magari potevo anche nuotare un pò.
Poi ho visto quel trampolino (di quelli alti come un bidet a bordo vasca, eh. Cosa credevate.)
E ci sono salita.
E ho guardato l'acqua azzurra come solo quella delle piscine può essere.
Ero lì dentro al mio sogno e pensavo.
Cosa cippa ha da guardare quella bambina con la faccia da Pippi Calzelunghe? 
(no, ma a parte tutto quanto è brutta quella bambina del telefilm?)
E quel ciccione? 
Sì, ho la cellulite, e allora? 
E la bionda doveva scendere dalla scaletta proprio ora? 
Oddìo ce l'ho la cuffia? 
Mi sarò poi depilata abbastanza?
Chissà come devo essere guardata da lassotto. 
Obesa.
Adesso atterro di pancia.
No, adesso scendo.
No se scendo faccio una figura di merda sono qui da un quarto d'ora.
Vabbè, oh.

E mi sono tuffata. Ti testa, come quando avevo 20 anni e facevo 80 vasche senza fermarmi (giuro).
E non sono andata male, eh. Un tuffo pulito, dritto dritto e affusolato, azzurro, con la luce della sera d'estate.

Quel giorno ho capito cosa sono i blocchi mentali.
E cosa vuol dire buttarsi, nella vita.

Lo so che sembro pazza, ma quel giorno è cambiato qualcosa, in me.



21 marzo 2014

San Papà

Mi sono persa la festa del papà, che noi festeggiamo solo perchè il Castissimo sposo falegname ha lo stesso nome del Gmarito.
Il Gmarito era in trasferta per lavoro, io ho festeggiato andando al suo posto alla riunione condominiale, e così considero pure di avere ottemperato al regalo, quest'anno.
Che a dire il vero avrei preferito regalargli un posacenere, ma vabbè.

Ho pensato ai lavoretti che si facevano all'asilo.
Posacenere.
Portasigarette.
Pipe di cartapesta portapenne.
Cravatte portapenne.
O cravatte portasigarette.
Portachiavi a forma di cravatta, di sigaretta o di auto.
Erano proprio i primi anni ottanta.

Che facevano i padri?
Fumavano le sigarette.
Talvolta la pipa.
Lo facevano in casa, laddove trovava utile avere svariati posaceneri.
Lavoravano (o aspiravano a farlo) ad una scrivania, dove scrivevano con delle PENNE.
Portavano la cravatta.
Guidavano l'auto.

Ora cosa si ragala ai papà?
Portafoto con la foto dei figli.( Di pasta.Di bottoni. Di perline. di fondi di bicchieri di plastica)
Calendari con la foto dei figli.
Cucini con la foto dei figli.
Portachiavi con la foto dei figli.
Dischi orari. (con la foto dei figli)

Che fanno i padri oggigiorno?

Guardano i figli.
Sono innamorati dei figli. Sono un pò mammi.
Si dimenticano gli appuntamenti.( E i compleanni dei figli?)
Dormono.
Guidano ma prendono le multe.

;-)

Al Gmarito cosa si potrebbe regalare?
Un posacenere -che fuma, brutta persona-.
A forma di cravatta, che lui la porta spesso.
Un calendario con sopra scritti-magari sotto alle foto dei figli- i giorni della raccolta differenziata.
Un disco orario.

Il Gpadre fa delle cose che sono solo sue.
Fa i compiti coi Fantastici, sant'uomo.
Fa addormentare SuperMario con una tecnica di ipnosi a me sconosciuta.
A volte rompe le regole.
Fa la lotta sul lettone rischiando l'evirazione.
Quando sgrida è definitivamente efficacie.
Si fa ubbidire da SuperMario, persino riguardo a non pigiare i tasti del pc.
Riesce a insegnare le canzoncine di inglese a WonderWoman.
Guada i quaderni di scuola.
Accompagna i Fantastici tutte le mattine. E parla pure con le mamme (ma stai attento, eh?!)
Non sbaglia strada.

Il mio Castissimo GSposo, un padre Fantastico, è.








19 marzo 2014

sfatiamo un mito

Ok, a proposito di Carnevale, sfatiamo un mito:
non sono brava a cucire.
Mi arrabatto. Perchè sono imprecisa e sopratutto perchè non ho pazienza.
E voglio TUTTO. SUBITO.

Incomincio senza un progetto e poi vado avanti alla sperindio, usando lo stesso metodo del Disegno: comincio a disegnare un asparago e poi diventa una storia con un maiale amico di un bambino.

Dunque ecco come ho fatto i costumi.
Elsa di Frozen.
Il tubino di paillettes è un tubo con un elastico cucito in alto. Ho usato una sciarpa di paillettes coprata per 5 euro. Poi visto che era corto ho aggiunto un pezzo di fodera azzurra.
Niente orlo, che tanto nessuno se ne accorge. (Una frase cavallo di battaglia della Gfamily che non sono riuscita ad applicare ai pantaloni del Gmarito, mio malgrado!)
Per le maniche: calze collant bianche tagliate e infilate come lunghi guanti e fissate dietro alle scapole con una spilla da balia. No, non le ho fissate alla pelle viva, è sufficiente farlo tra i due lembi dei collant.
Poi ho preso due pezzi di tulle, che ha il pregevole vantaggio di non necessitare di alcun orlo, (amo gli orli, si nota?) e li ho cuciti con 2 punti (di numero) dietro al vestito altezza schiena.(una specie di mantello che ha Elsa).
Visto che tendeva a scivolare l'abito ("si vedono le tette!"-"Tu non hai le tette"- "si ma le avrò!"-) ho cucito pure due spalline piccole usando un avanzo di tulle.
Anche lì due punti.

Bona l'è.

Anna di Frozen.

Per la gonna ho semplicemente cucito un elastico su un pezzo di fodera azzurra. (col metodo della culisse che vedrete nella PROFESSIONALISSIMA illustrazione!)
Niente orlo, che tanto nessuno se ne accorge.



Corpino nero: un pezzo di jersei nero, che, come ho imparato da una amica che se ne intende, pare sia elastico. L'ho semplicemente annodato dietro facendo due giri. ( E ha un effetto contenitivo che dovrei prendere in considerazione...)
Un nastro intrecciato sul corpino.
Il mantello è un telo di fodera viola con attaccato (cucito) un pezzo dello stesso nastro..
Maniche azzurre sacrificando un altro paio di calze collant azzurre.
Olè.
Finito.

Cowboy.
Camicia rossa (mia)
Jeans
cintura con fodero pistola in cartone manufatto da MegaMind
cappello in cartone acquistato per 2 euri e ridipinto di bianco con un avanzo di pittura da muro (l'arrabattarsi è d'obbligo)
fazzoletto con tessuto di scarto

Mario aveva un vestito da rana, ma ha passato il pomeriggio del sabato grasso a dormire, e mi pare il bambino dormiente sia la maschera più meravigliosa che ci sia.


Carne Vale photos





17 marzo 2014

Carne Vale

Il Carnevale lo odio e lo amo Catullescamente parlando.
Potrei dire come mia nonna:- il carnevale è inutile, c'è già tutto l'anno. O tempora, O mores.-
Ma mia nonna, che Dio l'abbia in gloria, oggi avrebbe 108 anni.
Da piccola lo adoravo, sebbene non abbia mai visto una sfilata in vita mia, ed ascoltavo i miei compagni di banchi che favoleggiavano di questi carri fantasmagorici, che io immaginavo come delle cose trainate da buoi misteriosamente divertenti.
(I miei detestavano tutto ciò che comportasse folla, rumore, necessità di spostamento in auto-che non fosse almeno a 300 km- difficoltà di parcheggio).
Mi sono vestita da:
indianina (non pocahontas, che non esisteva)
ufficiale dei nordisti (sì, perchè? Ero bellissima, e avevo una splendida carabina)
pipistrello
diavolo
gatto nero (periodo un pò dark, sì)
primavera (periodo idillico-femminile)
notte
Poi c'è stato un lungo periodo in cui ovviamente ho ignorato l'evento.
Per inciso pure io sono un pò agorafobica, detesto la ressa, mi suscita istinti omicidi-di-massa.

Ho visto la prima sfilata di carri a 20 anni, da fidanzata del Gmarito, e per la precisione i carri erano organizzati dalla casa di riposo delala ridente cittadina in cui ho messo su famiglia, avevano come tema i pirati e consistevano in carri-vascelli seguiti da lentissime carrozzine con su svagati vecchietti imbottiti di tranquillanti e vestiti da pirati, loro malgrado.
Una roba che a pensarci mi viene da piangere ancora adesso.

Naturalmente da quando ho messo al mondo i Fantastici4, Carnevale ha ripreso il suo fascino, nella misura in cui i travestimenti sono pensati dai bimbi e realizzati (nottetempo) da me.
L'idea di comprare un costume di tessuto infiammabile made in china a 50 euro non mi sfiorerebbe mai.
Piuttosto li vesto tutti e 4 con dei sacchi della raccolta differenziata (carino, però, eco friendly, uno col sacco viola dell'indifferenziata, uno da bidoncino del vetro, uno col sacco giallo della plastica e il piccolo da sacco dell'umido. Vincerei il primo premio per il Politicamente Corretto. E i miei figli mi citerebbero per danni morali e sociali non appena raggiunta la maggiore età.)
Ma comunque.

Ho fatto vestiti da cowboy (almeno 6), ninja, cavaliere, jedy, ancora jedi, e poi ancora jedi in alcune varianti a me incomprensibili, e infine da Lucky Luke (sempre cowboy, è).
Poi ho fatto Sirenette, Rane, Trilly, PeterPan, Principesse e ballerine, Merida (Di Brave), Mamma di Merida, Le due sorelle di Frozen.

Per queste ultime due avevo trovato uno splendido tutorial che spiegava come fare i vestiti usando semplicemente teli di stoffa, striscie, e spille da balia.
Un ottimo escamotage per non passare le nottate a cucire.

Quando siamo usciti per strada il venerdì grasso per una prova generale, dopo i primo quarto d'ora ad una si vedevano le mutande e l'altra aveva il torso nudo.
Ho passato la notte a cucire.
L'alternativa e cucirglieli addosso per l'eternità.

Il sabato grasso però, pigiati nella folla come rifiuti in un compattatore, avevo una Elsa e una Anna felici, e debitamente non ignude, ed un cowboy abbastanza soddisfatto.

(Le foto, poi.)




3 marzo 2014

lezione di sci

cosa ho imparato sullo sci
e sulla vita

che quando sei sulla pista puoi solo scendere
che per stare in equilibrio devi mettere tutto il tuo peso proprio là dove ti fa più paura
cioè a valle
che tutta la tua paura della velocità
è solo illusione di controllo
e paura di cadere.

E che l'unico modo per farti passare la paura
è proprio cadere.

E cadere.

E cadere.

Ho imparato che quando il mio baricentro basso non basta
e cado rovinosamente
con gli sci talmente incastrati
che non distinguo la mia gamba destra dalla sinistra
proprio mentre mi dico che scenderò a vale sul mio sedere
-di certo più sicuro e senza rischi-
uno che passa di lì
che non conosco
mi aiuta a rialzarmi
anche se il mio orgoglio dal basso baricentro si rifiutava di chiedere aiuto.

Tutto ciò senza che io diventi mai
nè una velocista
nè una campionessa di sci.
O di vita.


28 febbraio 2014

dialogo da seggiovia

Io e WonderWoman sulla seggiovia due posti.
Paesaggio mozzafiato.
Vento gelido.
Acido lattico in circolo.
E sono solo le 11.00.

Ww:- Mamma, poi facciamo la rossa?-
Io:-questa piccolina?-
Ww: -No, mica è una rossa, quella è una baby, PRATICAMENTE....Quella che si va in cima cima.-
Io:- No, amore, no. Ci vai col papà, tesoro mio.-
Ww:-Dai mamma, che è facilissima. La faccio io, la fa anche CatWoman-
Io: Amore, io non so mica sciare bene come te, voi siete più brave.-
Ww:-Ma...come è possibile, che NOI che siamo PICCOLI siamo più brave di TE?!-
(La prima dia una prossima-lunga- serie di cose in cui mi supereranno. Avrei pensato che sarebbe stata l'altezza, invece, no.)
Io:- Bè perchè tu per esempio sei molto portata per lo sci.-
Ww:- e che vuole dire?-
Io:- Che ti viene bene, naturale, senza troppa fatica.-
Ww:- Ah, ho capito. IO, sono portata per lo sci. 
CatWoman è portata per le operazioni, il più e il meno, quelle cose lì. 
Megamind è portato per leggere. E per giocare ai giochi elettronici.
Papà è portato....per lo sci. Anche per il tennis. Anche per la corsa.....E tu....
Tu se portata...che so.....non so. Per cucinare?-

Ah, vabbè.

Almeno non ha detto dormire.


26 febbraio 2014

GFamily a sssiare

La Gfamily ha messo gli sci.
Non era la prima esperienza, ma lo era nel suo genere.
1) Niente albergo, ma in casa("questa casa non è un albergo -e si vede-") (nella valle delle mele, per gentile concessione dei NonniDiBologna)
Quindi l'inborghesimento dell'anno scorso l'ho espiato copiosamente preparando panini per pranzo e cene serali.
2) Niente SuperMario piagnucolante come l'anno scorso, dato in affido temporaneo alla Nonna lato gpadre.
3) Prima esperienza sci per me (non contiamo la volta in cui il futuro Gmarito quando- a suo dire- mi corteggiava, per il mio battesimo dello sci mi ha portato su una pista rossa e mi ha dato una spinta, probabilmente applicando teoria della selezione naturale della specie nella scelta di una possibile fidanzata)

Che significa sciare per La Gfamily?
Sveglia alle sette .
07.00.
Ante meridiem.
Di mattina.

Sbrandamento figli entro le 07,30.
Vestizione entro le 07,45.
Colazione entro le 08,30 tutti vestiti di tutto punto compresi casco da sci e maschere.
Solo i guanti mancavano.
A meno che il caffè non fosse ancora troppo bollente.
Preparazione panini, rifacimenti letti, e fuori di casa entro le 09,00.
Alle 9,30 sulle piste.
Se riuscivi potevi dormire quella mezz'ora di macchina, non fosse stato per quel dannato cd delle canzoni dello zecchino d'oro.

Me no male che a metà settimana sono venuti a trovarci degli amici (detti i Falconi), che -grazie a  grappini serali con fetta di torta- hanno consentito un discreto svacco sugli orari procrastinando l'arrivo sulle piste alle 10.00.

Poi sulle piste, si scia.
In qualsiasi condizione climatica.
Pioggia, bufera, vento, grandine.
Ho sssssiato pure io. Col maestro IVO, che mi ha insegnato che il mio baricentro basso e grasso ha in fondo una sua utilità.(E quindi tanto vale mangiare il panino alla salsiccia).

Megamind lo vedevo praticamente solo a pranzo.
Io, che alle 12,30 già non vedevo l'ora di mangiarmi il panino e tirare il fiato, TUTTO il resto della Gfamily, che trangugiava il cibo non prima delle due, giusto perchè veniva supplicato, e alle due e 17 minuti aveva gli sci di nuovo ai piedi (ma se li erano tolti, poi?)
Riuscivo a bene un caffè assieme al Gmarito implorando pietà.

Gli stakanovisti degli sci.
WonderWoman e CatWoman mi sfrecciavano vicine deridendomi sulla pista baby, quando facevano riscaldamento.
Per il resto, loro le piste le han fatte tutte.
Vedevi sulle piste queste tre piccole squinzie (le nostre due + la piccola Falchetta arrivata dopo), in fila come paperelle dietro al nostro amico Falcone Major, che semplicemente scendevano, con le loro belle curve a sci paralleli, da qualsiasi pista ghiacciata o squagliata o battuta da vento a 16 nodi.
Io dietro, lemme lemme, col mio baricentro basso-ma non abbastanza- che  quando arrivavo alla fine, tutti gli altri ne avevano già fatte altre quattro.

Però bello.
Praticamente un lavoro.
Ma bello.



14 febbraio 2014

donne egizie molto fortunate

Fare i compiti coi Fantastici 3 è molto istruttivo.
Per esempio si ripassano le tabelline.
Si imparano le divisioni in colonna a due cifre.
(sì, HO SCRITTO SI IMPARANO)
Ci si ricorda che esiste il Gennargentu, e che ha a che fare con gli appennini.
Si scopre come si pronuncia DECIDOUS in inglese.

Si studia Storia.

Megamind è alle prese con gli egizi.
Lui studia e poi viene in cucina e mentre io piango tagliando cipolle, lui mi ripete.
-Mamma!-
-Eh.-(Sono di poche parole quando taglio le cipolle, è un momento davvero melodrammatico.)
-Sai, le donne Egizie erano davvero fortunate.-
-Ah, sì?-
-Sto studiando "la condizione delle donne nell'antico Egitto" -
-Bello- E giù a piangere
-Sai, le donne Egizie, erano moooolto privilegiate. Perchè -pensa- erano PADRONE di casa-
-Scusa cosa intendi?-
-Cioè, loro avevano dei diritti, sai. Ed erano PADRONE di casa. Cioè: rendevano ANCHE delle decisioni! Che riguardavano la casa ovviamente.-
-Ah, bè...-E intanto che penso come contestualizzare il concetto del privilegio femminile 4000 anni fa, MegaMind chiude il suo ragionamento:
- Pensa, mamma. Se fossi nata nell'antico Egitto. Che fortunata che saresti-

Non so, dove ho sbagliato?Ah, ma è colpa del Gmarito, è ovvio.

3 febbraio 2014

le borse delle donne

Sabato siamo andati in questo negozio fichissimo di arredamento per progettare la cameretta delle bambine che ancora dormono nel divano letto ( così non rischieranno più la vita quando una chiede all'altra di prenderle in cuscino che si trova dentro allo schienale e per farlo praticamente una delle due viene piegata a metà dentro al divano stesso).

Bè dentro a questo negozio avevo le lacrime agli occhi per la quantità di design in esposizione e anche al pensiero di quanto costasse.

Abbiamo passato due meravigliose ore a sfogliare cataloghi e a guardare ipotesi sul pc per la cameretta di CatWoman e WonderWoman, io che dicevo: più armadi più armadi! e  il gmarito: più scrivanie, più librerie!
(povero illuso le scrivanie le useranno per metterci sopra lo specchio da trucco)

Quando siamo usciti ho lasciato nello splendido negozio il mio cuore.
E anche la mia borsa.

Quindi il giorno dopo sono dovuta andare a recuperarla da proprietario istesso, che gentilmente se l'era portata a casa sua.
(per inciso, una villa con giardino)
Quando l'ho recuperata ringraziandolo molto, lui mi ha chiesto di verificare che ci fosse tutto, dicendomi che aveva dovuto aprirla per sapere di chi fosse.

La mia borsa conteneva:

Una buccia di banana in putrefazione che conferiva alla borsa un sano odore di mosto selvatico.
Un TAMPAX.
Un assorbente gigantesco LICIA PERSONA.
Uno spillo. (si sarà punto?)
Un calzino di SuperMario.
Carta straccia di varia natura.
Fazzoletti di carta usati.
Una torcia elettrica smontata.
Un sacchetto con la pasta madre IN POLVERE (gentile regalo della mia amica panettiera).

Poi anche cose normali, come agenda, portafoglio, chiavi.

Non SO se rendo.




2 febbraio 2014

cosa mi piace?

Rispondo alle mie figlie ( ma anche a me stessa)
Che un giorno un amico ha chiesto loro:
Ma cos'è la cosa che alla vostra mamma piace di più?
E loro hanno risposto:
Dormire.

Mi piacciono le righe e i pois. Ovunque.
Non so cosa direbbe Freud, però mi suggeriscono vacanza, mare, estate, infanzia, spensieratezza.
Nei vestiti i pois sono un pò impegnativi, o fanno vecchietta bonton, oppure effetto Minnie.
Bisogna sapere scegliere.
Le righe vanno bene sempre, verticali, orizzontali, larghe, strette, me ne infischio se ingrassano.
La spensieratezza è più importante.

Mi piacciono le carte dei cioccolatini, quelle colorate.
Buttarle via mi strugge.
Mio padre con le carte di cioccolatini faceva piccoli fragilissimi anellini a noi bambine.
E ci chiedeva quasi sempre: ma se il vostro innamorato potesse regalarvi solo un anello fatto con le carte di cioccolatini, lo sposereste lo stesso?
Certo, rispondevamo. Fa parte della logica della favola.

Mi piacciono i cavalli, un tempo avrei voluto sposare un bell'istruttore di equitazione un pò rude e sudaticcio ma fascinoso, sussurratore o no. Un tempo sapevo cavalcare e il fatto che io ne parli come se avessi 150 anni e la sciatica, dovrebbe farmi preoccupare seriamente.

Mi piace l'acqua, nuotare, senza fare fatica, perchè la mia pigrizia è risaputa, ma almeno con un certo stile, e mi piace pure tuffarmi, però mi vergogno tantissimo e non lo faccio mai.
Sogno (nel senso che sogno davvero, mentre dormo) molto spesso di tuffarmi in una piscina da un trampolino altissimo, oppure sogno di volare come se nuotassi nell'aria.

A volte non mi ricordo più le cose che mi piacciono.
Per esempio domani vorrei cucinarmi una cena con i miei piatti preferiti, ma a parte lo strudel, non ricordo più quali siano.
Ci penserò stanotte.

Adoro le liquerizie, praticamente potrei mangiarne compulsivamente un chilo fino a gonfiarmi tanto da volare via come un dirigibile e a farmi diventare tutta la lingua nera.
(si, bè però non posso farmi un piatto di liquerizie, domani)

Amo i libri illustrati. Ma non tutti. Devono essere illustrati in un certo qual modo.

I miei alberi preferiti sono le betulle e i pioppi cipressini, vorrei una casetta sull'albero, ma ormai sono troppo cresciuta per averla.
Mi piacciono le voliere, sono come dei castelli trasparenti.

Adoro l'odore della gomma, della carta dei libri, del cuoio.

Amo le nuvole da quando Montale ha scritto
Nuvole in viaggio, chiari reami di lassù! D'alti Eldoradi malchiuse porte
 ...adesso quando le vedo, mi sembrano Castelli d'aria sempre in moto, con una meta misteriosa. Inaccessibili.

Mi piacciono le conchiglie perchè sono un piccolo mondo.

Amo il Lego.

I lumini accesi di notte nei cimiteri.

Le edicole della Madonna incastonate nei muri, come piccole casette sacre, un paio d'occhi che ci guardano dall'alto anche quando non ce ne accorgiamo.

Mi affascinano le case abbandonate.
Cerco di immaginare cosa succeda in quelle stanze vuote col passare lento delle ore che sono uguali per anni e secoli, eventi insignificanti: la polvere che si deposita, i corpuscoli polvere dentro il raggio di sole che entra di straforo, l'intonaco che si stacca dai muri e cade per terra, uno scarafaggio che attraversa il pavimento.

Adoro le lucette dell'albero di natale che si accendono e si spengono.

Mi piace l'altalena, ho scoperto con orrore che ormai il mio sedere si incastra. E' triste. E comunque è proibito andare in altalena dopo i 12 anni.
Che ingiustizia.

Amo le rondini e l'estate che arriva, camminare per casa a piedi nudi, e svegliarmi con le loro grida nel cielo.

Casomani mi dimenticassi cosa mi piace, ogni tanto bisogna segnarselo.

Alle carte dei cioccolatini, poi, ho dedicato una poesia.

Carte di cioccolatini
e di caramelle
buttate a terra
per un attimo fuggevolmente sono
pietre preziose
di stupefacenti colori
come coleotteri esotici
e cristalli trasparenti
mai catalogati.
E lo sono veramente.
Su altri mondi 
o anche qui.
Se lo vogliamo veramente
coi nostri occhi.






30 gennaio 2014

l'istinto primordiale per una cacca

Mentre sono in servizio sento un grugnito animalesco provenire dalla mia tetta sinistra.
Visto che non ho alcuna tetta bionica, l'unica cosa che può emettere un suono da quelle parti, è il mio cellulare, posto nella tasca sinistra del giaccone, insieme alla penna assassina.

Sono in pattuglia e quindi inizialmente faccio finta di niente.
Poi da lì proviene pure un suono di scoreggia, quindi ovviamente per salvaguardare la (poca) reputazione professionale che mi resta, estraggo il cellulare.

E lì c'è una scritta: Pou è affamato.

Cos'è Pou?
E' una cacca.
Una cacca viva.
Una cacca con gli occhi e la bocca, che fa la cacca. (una meta-cacca insomma)
Quindi evidentemente ha anche un intestino, se fa la cacca,  e pure uno stomaco, visto che ha fame.
Questa cacca vive sul mio cellulare e bisogna accudirla, pulirla e darle da mangiare; puoi comprarle dei vestiti da sera, e  ogni tanto devi farla divertire sennò si deprime.
E' un giochino che ho scaricato perchè mi sembrava innocuo, da far fare alle bambine, sul mio telefono, nei momenti in cui devo disattivarle per necessità urgenti (una telefonata, una doccia, un seduta tranquilla in bagno).

Solo che questa cacca si è abusivamente impadronita del mio telefono,e non si può spegnere, e alle 8,20 della mattina vuole essere lavata e vuole mangiare.

Clicco sulla scritta e compare Pou con una faccia sconsolata e gli occhi che fanno i lucciconi, tutto sporpo e con una cacca al suo fianco.
-Scusa rispondo al messaggio, sai, mi hanno cambiato la suoneria i bambini, quelle pesti-

Pulisco Pou con sapone e lo lavo con la doccetta.
Ha fame. Apro il frigo.
Sbircio il collega.
Non mi ha visto.
In frigo ci sono solo uova e pancetta, bibite gasate, cioccolata, patatine fritte e pizza ai peperoni.
Ma che razza di cibo spazzatura comprano le mie figlie? Qui lo ammazzano.
Acquisto della frutta e verdura -più sana- e anche un pò di latte.

Pou mangia. Torna a sorridere. Poi gli spengo la luce e si addormenta.
(come sono carini quando dormono)

Dicono che quando una diventa madre il cervello subisca delle modifiche neuronali molto simili a quelle della pazzia.

Ora so che avevano ragione.

28 gennaio 2014

"VEDO LA GENTE MORTA"

E dopo la gag del LAPIS che io probabilmente usavo con l'inchiostro a scuola nel lontano ottocento, giungono altre conferme della decrepitezza (si può dire?) di noi genitori generazione anni 70.

Con una mia omonima (sì, si chiama proprio come me: HysterikMom) madre della migliore amica di WonderWoman, commentavamo giusto stasera (consolandoci ingerendo milionate di calorie sottoforma di chiacchere) che quando diciamo "dieci anni fa", pensiamo ancora agli anni 90.
E invece era il 2004.

Nel mentre sua figlia settenne si ferma davanti al mio telefono fisso, munito di filo e cornetta  (!) e tasti bianchi e chiede:
-Ma come SI USA questo COSO?

La stessa settenne-mi racconta HysterikMom2- chiede al papà che si accinge ad uscire, una sera, dove stia andando.
Lui risponde che va ad una cena coi suoi compagni di scuola.
Lei strabuzza gli occhi, (ed io immagino-pur non assistendo alla scena- strafocandosi con la pastina in brodo):
-Perchè, sono ancora VIVI?!?-

Probabilmente noi abbiamo assistito pure al BigBang, e se ce lo chiedono, dobbiamo raccontarlo minuto per minuto.

Perchè loro sono il presente.
Noi, Storia.


22 gennaio 2014

l'ottocento

Conversazioni davanti ai compiti

Megamind:-Mamma! cos'è, 'sto esercizio, c'ha delle parole in inglese che non capisco! Cos'è 'sto lapis? Devo scrivere una frase con LAPIS-
Io:- Non è inglese, è latino. E' tipo una penna, una matita. E' una parola vecchia che indica una penna che si usava tanti anni fa-
WonderWoman si intromette: -Antica? Ah, e di quando?-
Io:- Mo...non so. E' una cosa che si usava tantissimi anni fa, nell'ottocento.-
WonderWoman:-Ahhhhhh! Quando eri piccola tu.-

Megamind intanto scrive: "Il mio Lapis scrive malissimo"
Eh, certo,  è del paleozoico.
Come sua madre, del resto.

post vintage e La Questione Delle Unghie

Questo post è vecchio, è del blog precendente, quello che  è morto, quello soppresso, che non sono riuscita a salvare.
Ma nonostante si di 4 anni fa, il problema è sempre attuale.

l'amore è un tubetto di attak

Io mi mangio le unghie. Non è che le rosicchio. Le mangio. Mi nutro delle mie unghie. O meglio le mie nevrosi si nutrono di esse.
Dall'età di 14 anni le mie mani sono corredate da moncherini di unghie e pellicine raccapriccianti. Lo smalto non l'ho comprato mai in vita mia. A parte quello al peperoncino, che non ha sortito alcun effetto perchè in fondo il gusto piccante si sposa benissimo con quello delle mie unghie.
Ho sempre pensato che quando sarei diventata una donna matura ed equilibrata, sarei stata pronta per avere unghie perfette.
Motivo per cui ho ancora dei moncherini.
Finchè un giorno ho deciso che, in occasione di uno dei tanti matrimoni degli innumerevoli prolificissimi parenti del signor G., avrei provato l'ebbrezza di essere una donna matura.
E mi sono comprata delle unghie finte.(si perchè sono andata dall'estetista per fare la ricostruzione delle unghe ma questa, con commiserazione e schifìo, ha detto che non c'era nulla su cui costruire)
Prima di capire come si usassero ne ho buttate una trentina, il pavimento della cucina era pieno di macabre unghie , alcune sono ancora appiccicate al tavolo, conferendogli un aspetto inquietante da famiglia Adams.
Poi mi sono appiccicata assieme due dita, perchè la colla per unghie è potentissima, e sono rimasta così per venti minuti facendo il gesto dell' ok, e strappandomi la pelle a morsi per poterle staccare.
Poi le ho attaccate di misura sbagliata e le mie mani parevano quelle di Godzilla.

Dopo due giorni di prove, ho raggiunto un risultato accettabile.
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sembri una strega- Ha detto la porcellina nr 2, carinamente.
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da cosa ti sei travestita?- ha chiesto il porcellino nr 1 scevro da ogni ironia.
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sembra che hai una mano aliena-ha detto il signor G. che se non gli avessi fatto notare la cosa non si sarebbe mai accorto di niente finchè non gli avessi tirato una graffiata sulla faccia.
Ma io ero improvvisamente una donna matura, col mio vestito blu da cerimonia, le scarpe con tacco 9.
Potevo battere le dita sul tavolo e fare quel DELIZIOSO ticchettìo.
Dopo la messa, io e il signor G. siamo partiti alla volta del ricevimento (nel prossimo post i dettagli su come gli uomini non possano avvalersi di ausilii per trovare una data strada, pena la loro virilità).
Ma, haimè, mentre ticchettavo dolcemente le mie unghie da donna matura sul cruscotto, si è staccata quella del dito indice.
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Fermi tutti !!!!!! Amore!!!.  Dobbiamo comprare della colla-
Il marito mi ha guardato come fossi pazza.
Ma io non potevo andare in giro con quattro unghie sì e una no, la mia mano come una grottesca maschera di maturità mal simulata, piuttosto sarei rimasta tutta la sera in macchina.
Avevamo già il problema di trovare la strada senza piantina (ma non si poteva dire) ma il G. marito, comprendendo che gli chiedevo una sublime prova d'amore, si è fermato davanti a una tabaccheria dove ho potuto procurarmi un costosissimo tubetto di attak.
In cambio io l'ho perdonato per esserci persi ed essere arrivati tardi, ed essermi così persa il buffet della crema fritta.
Ma che importa.
Ero una donna matura.

postato da: HYSTERIKMOM alle ore 21:22

giovedì, 09 settembre 2010




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