29 gennaio 2019

poesia


Ai miei figli

Chiedo perdono
per le nuvole
sopra il mio capo
per lo spillo raccolto da terra
senz’ amore,
per le ore risparmiate
che tintinnano dentro l’orologio.

Chiedo perdono
per non avere guardato
con voi da vicino
la perfezione
della tela del ragno.

Chiedo perdono per i miei occhi.

Non eravate miei:
come respiri
nasceste dal profondo
e al mondo il fiato

vi disperde.


28 gennaio 2019

le fasi della camera da letto

La nostra camera da letto ha attraversato varie fasi.
Fase iniziale: nido d'amore.
Considerato che insieme alla cucina era l'unica stanza arredata della casa, la sensazione era di una camera superior 4 stelle.

25 gennaio 2019

l'inspiegabile istinto di fare torte


Ogni tanto mi prende la frenesia di fare torte, ma lo scopo ultimo non è mai fare una torta.

24 gennaio 2019

sai che c'è?

Quando la mattina vorrei nascondermi sotto il letto fingendo di non essere ancora nata pur di non alzarmi, penso a lei, che si alza tutte le mattine e deve tirare giù dal letto due figli adolescenti (una ha 8 anni, ma è adolescente, vi giuro).

23 gennaio 2019

i blog fantasma



Ho notato che moltissimi (quasi la maggior parte) dei blog che seguivo a tema famigliare, ovvero resoconti più o meno spassosi delle vicende domestiche, sono morti.
Molti di questi blog, abbandonati come relitti nel mare acritico di internet, si lasciano trasportare alla deriva, ripescati ogni tanto da link sopravvissuti e casuali, presenti in altri blog, o su pinterest.

22 gennaio 2019

cose fatte vs cose non fatte

Vogliamo sorvolare sulle cose  disagevoli di questa settimana.
Sul fatto che di nuovo sulla testa di mia figlia pascolino pidocchi grassi come vitelli.
O sul fatto che dopo un weekend di sistemazione degli armadi per liberare spazio, mi sono resa conto che la roba, le montagne di vestiti, sono come la cellulite:
non puoi davvero eliminarla, ma solo eventualmente spargerla su una superficie più vasta.

16 gennaio 2019

Cosa devo fare, dico io, se non ho alcuna costanza?
L'ho detto l'altro giorno, ad una mia amica: mi accontenterei di essere testarda, ovvero la versione deteriore della caparbietà.
Son qui che penso, cosa potrei fare di nuovo questo mese? è uno degli obiettivi prefissati per quest'anno.
Qualcosa di nuovo e mai fatto?


10 gennaio 2019

propositi e bulbi per l'anno prossimo venturo

Non vedo perchè dovrei fare dei buoni propositi per l'anno nuovo, visto che esso è iniziato 4 mesi fa, ovvero a settembre, al rientro dalle vacanze.

7 gennaio 2019

Ho desiderato


Foto di Margherita Cecchini Occhioquadrato
Poesia
Ho desiderato

raccomandazioni e perle di saggezza

Wonder ieri sera, alla viglia del rientro a scuola, a SuperMario
-Sei pronto SuperMario? Domani inizia la scuola!- (Wonder ama dare belle notizie)

vacanze di Natale

La rendicontazione della vacanze natalizie è sempre noiosa, ma necessaria perchè rientra in uno degli scopi di questo blog, ovvero documentare i ricordi della Gfamily, contro il luogo comune di chi rilegge il passato pensando eravamo felici e non lo sapevamo.

24 dicembre 2018

"stai calma"

Quando mi arrabbio

Io ho tre gradi di arrabbiatura.
Il primo è quello in cui sbotto e uso termini anni '50 per manifestare il mio disappunto.
Capperi.
Porca miseria. 
Santo cielo.

18 dicembre 2018

Canzoncine di natale di prima elementare: fatto
Saggio di coro: fatto
Festa di compleanno si CatWoman a casa con una decina di 11enni: fatto.

12 dicembre 2018

Corsi di Validità

La Zulia

Recentemente la zia Zulia, mentre oziosamente decide di riordinare la borsetta, in un eccesso di zelo, decide di verificare la scadenza della patente.
Con orrore scopre che la patente è scaduta a novembre.
Di tre anni prima.

7 dicembre 2018

foto, calendari, avvento, recite

il calendario dell'avvento:

Quest'anno non l'abbiamo, per mia sbadataggine colpevole. 
Ma l'abbiamo sempre avuto. Quello vero, cioè quello in cui si aspetta (quel) Qualcuno. Che non è il corriere Amazon, ma Gesù Cristo.

l'imprevisto

Ad un certo punto, mentre pianificavo il mio pomeriggio di libertà in cui avrei fatto shopping spericolato con mia madre giunta da pochi giorni nelle lande desolate del nord, suona il cellulare.
Un numero fisso-sconosciuto- col prefisso locale.

30 novembre 2018

presto starò bene

 Poesia Dedicata ad A. M.

Presto starò bene

le cose che bisbigliano

Ci sono delle cose-se pensate- che sono state create per essere dei simboli.
E non il contrario.
Esistono per dire qualcosa all'uomo, per svelargli il segreto dell'esistenza.
la metamorfosi del bruco in farfalla esiste affinchè crediamo nella vita eterna.
In greco psikè è una parola che significa sia anima che farfalla.
Le foglie sono il ciclo dell'esistenza, con le stagioni dell'uomo.
La conchiglia inconsapevole della sezione aurea ci parla del giorno della creazione.
Il seme ci dice che la morte è una illusione.


E' uno di quei periodi in cui ogni cosa è fonte di ispirazione, tutto mi distrae e chiama per essere guardato, guardato meglio, o con altri occhi, o trasformato, e allora è impossibile lavorare.
Impossibile pagare le fatture, riempire fogli excell, annotare scadenze.
Devo scrivere in una lista le parole che mi piacciono.
I disegni che voglio fare.
C'è anche una storia che mi frulla in testa, ma non sono capace di scrivere. Solo favole per bambini. Ma non l'ho mai fatto.
Mi prende una strana eccitazione, come fossi interpellata da Dio, ma le sue parole sono bisbigliate così piano che non posso sentirle.
Come se fossi chiamata a grandi cose, alla Bellezza addirittura. Una Bellezza pure nascosta, che so solo io. E Lui.
Ma come fare? Ci sono dei conti da fare, fogli da compilare, tabelle da riempire senza errori, tabelle giuste, utili, necessarie.

E' molto difficile ignorare tutto quanto.

(quanto sono belle le teiere?)



28 novembre 2018

essere felici

essere felici

Camminare per la strada
come fosse la prima
di tutte le volte del mondo.
Le cose sono appena create,
spalancate alla luce
delle dieci del mattino.

Se volgo al cielo
la mia faccia come di luna,
 -chiaramente-
mi riconosce:
affacciato anch'esso
alla mia presenza
del tutto nuova.

Oggi sento
che potrei dare nomi segreti
ad ogni oggetto consueto,
mentre lo stagno
sotto al ghiaccio
sta solo dormendo-dico ai bambini-

Eccomi
sono aquilone
col petto al cielo
mentre quel filo trattiene
l'anima mia al suo nome.

L'ombra viola sussurra:
arriverò precoce,
nonostante tutto.

Ma il pane lievita nel forno,
si accendono le stanze della notte,
e nulla-nemmeno io-
andrà perduto
finché
le sedie come sentinelle
fedeli circondano la tavola
apparecchiata.

cos'è la poesia? riflessioni di un' inesperta

Metto per iscritto le mie riflessioni improvvisate e inesperte sulla poesia.

Che cos'è la poesia?
Un personaggio del romanzo autobiografico La Campana di Vetro di Sylvia Plath, le dice :
-Sai cos'è la poesia? La poesia è polvere.-
Sylvia in quel momento non ha la risposta pronta, rimane turbata, probabilmente offesa. E risponde che probabilmente è vero.
Ma nonostante ciò alla poesia lei sacrifica la sua vita, e fa del suo suicidio l'estremo suo capolavoro lirico.
Che cosa sia la poesia è come domandarsi cosa sia l'arte, con la differenza che la poesia usa le parole, che con il loro ipnotico suono, come veicoli aerei e inconsistenti,  creano e trasportano immagini inedite e personalissime, onde elettromagnetiche impalpabili emanate dal cervello.
Mi pare che l'arte nasca da una nostalgia, che è la percezione della separatezza del sè dalle cose.
L'artista sente che tra se e il mondo, la sedia, la foglia, la città, c'è una frattura incolmabile che lo rendo estraneo e condannato a questa siderale lontananza. 
Questo genera una dolorosa nostalgia di una perduta unione con la polvere senza memoria della materia, del creato, dell'altro-da-sè.
Con l'arte cerca di ricucire inutilmente una lacerazione antica, e facendolo, non fa che creare un doppio della realtà, che allontana ancora più inesorabilmente l'artista dal mondo da cui si sente esiliato.

L'artista sarà sempre infelice, allora? La bellezza da cui si sente escluso  lo condannerà ? Non penso. A volte l'artista comincerà ad abitare quella realtà da sè ricreata, rendendolo un rifugio che gli permette di sopravvivere. Da lì- anzi- dalla propria campana di vetro interpella il mondo esterno attraverso la sua opera.
Quadri e sculture , tangibili e mai perfettamente esplicabili suscitano sempre una domanda, e trasformano lo spazio e l'interlocutore che le guarda.
Ma la poesia ha qualcosa di differente. La poesia è sottile, è davvero come polvere? Sembra ininfluente, ma vibra nell'aria e si posa. 
Le parole sono ingannevolmente univoche. Anche se è l'artista che parla, pesca le parole dentro il pozzo profondo della sua vita interiore che rimane necessariamente nascosta, sottratta parzialmente alla comprensione che la esaurirebbe.
Ma a chi parla il poeta? Lui è davvero come il vaso vuoto posseduto dal dio. Il poeta si riempe del doloroso dibattersi dall'anima dell'uomo, crede che il dolore per la bellezza perduta sia suo, invece è dell'umanità intera. E faticosamente, come un artigiano prigioniero della propria arte, comincia a prendere tutto quel materiale e a cesellarlo, a farne parole e suoni, e li presta alle orecchie di noi, poveri uomini senza dono, che non sanno dare voce alla propria inquietudine, o stupore, o amore, o ebrezza, o pienezza, o gioia.
Il poeta scrive per se stesso, per non farsi soffocare dai detriti di questo mondo, ma ci consente di dare voce al torcersi della nostra anima tormentata, ci risveglia, ci mostra come una tazzina di caffè toccata dal sole del mattino porta in sè un mistero che non avevamo intravisto, ma giace nel profondo dei nostri sogni.

26 novembre 2018

arriverà un giorno (cioè questo weekend)

Poi arriverà un giorno in cui, nonostante una mezza sciatica, trascinerò in veranda il pino (soprav)vissuto dall'anno scorso, e dirò, con un entusiasmo  sopra le righe: dai ragazzi, facciamo l'albero!
E Wonder risponderà: ma dobbiamo farlo proprio adesso?
E CatWoman dirà: si ma metti tu le luci (come è possibile? le lucette sono la cosa più fica e divertente e magica del mondo!)
E Megamind con la voce che non deve tradire emozioni puerili puntualizzerà:- si però metti anche quelle colorate anni ottanta, 'sta volta. (Lo so che è l'effetto Stranger Things)

E il pino resterà solo e disadorno in veranda, a parte le lucette, che andrebbero accese alla fine come i fuochi artificiali finali, ma che io ho acceso lo stesso, battendo le manine da sola per l'entusiasmo. Mi davano retta solo i gatti.
Confido in superMario, sempre che non sia impegnato fare la terza guerra mondiale coi soldatini in salotto.

Magari il presepe riscuoterà più successo.

Arriverà anche un giorno in cui, dopo che il Gmarito si vedrà costretto a lavare i piatti per 5 sere consecutive (in quanto lo strumento preposto a tale scopo, frutto dell'ingegno dell'uomo, risulta non funzionante da luglio 2016 e la sottoscritta lavapiatti analogica risultava non disponibile) proporrà spontaneamente:
-pensavo, visto che c'è il black friday, visto che bisogna fare girare l'economia che questo governo sta distruggendo, visto che si avvicina il Natale, potremmo comprare una lavastoviglie.-

Poi arriverà anche un giorno in cui Megamind dichiarerà che no, non può dire chi è la ragazza più simpatica della classe.
E la madre presumerà di aver capito tutto.

Inoltre arriverà anche il fatidico giorno che ogni bambino deve sperimentare, cioè quello di perdersi. 
E- parimenti- quello in cui ogni madre deve provare la suggestiva sensazione di sentire la voce metallica al microfono del centro commerciale dire:
IL BAMBINO MARIO ASPETTA LA SUA MAMMA ALLA CASSA NUMERO CINQUE.
Quella madre, per sicurezza, e mantenere una certa dignità ( non è in grado di sopportare uno sguardo di disapprovazione e anche la sciatica nello stesso pomeriggio) manderà il papà.
Però in compenso il bambino Mario riceverà dalla gentile cassiera un improbabile merchandising che consta di una scarpa di plastica che in realtà è una radio.

Ora SuperMario lo chiamiamo solo così:
Il bambino Mario è desiderato in cucina
Il bambino Mario ha la mamma che lo aspetta in bagno per la doccia
Il bambino Mario è pregato di mettere a posto i soldatini

Faremo mettere anche un microfono, per l'occasione.

Visto che questo post è sconclusionato e incoerente nella sua forma sintattica e retorica, finisco in bellezza aggiungendo che non è mai stato così bello andare a farsi fare le punture di droga anti-sciatica da un'amica, concretizzando che non tutto il male viene per nuocere. Cioè al prezzo di una iniezione, una bella chiacchierata tra amiche.(Mentre il Gmarito lava i piatti)

12 novembre 2018

riga batte scimmia, bicicletta, mongolfiera


Da quando abbiamo deciso di mettere la carta da parati nell'ingresso, sono iniziate le trattative.
Io:- guarda questa con le scimmie colorate nella foresta tipo quadro di Rousseau-
Gmarito:- No, guarda questa a righe rosa pallido-
Io:- questa è bellissima, con le mongolfiere e le nuvole!-
Gmarito:- no, meglio questa a righe grigie e crema-
Io:- Allora questa? con le biciclette?-
Gmarito:- Guarda questa che bella: righe nere sottili e righe bianche larghe.-

Una carta da parati che sia un compromesso tra un' illustratrice e un ingegnere non l'hanno ancora inventata.

Dunque, ho scelto le righe, mio malgrado. Ma se dovevano essere righe, almeno fossero le righe meno noiose possibile. Così ho trovato una carta con righe di varie tonalità di grigio e bianco, con una texture tattile differente per ogni colore.
Naturalmente online, perchè negozi reali di carte da parati non esistono.
Poi, quando ho aperto il pacco ho avuto uno shock.
La carta da parati, era glitterata.

Glitterata.

Il glitter, a video, non si percepisce, e dalla foto era impossibile prevederlo.
E nella descrizione non era evidenziato. 
Forse perchè pensano che il glitter sia una cosa che debba piacere a tutti, come i cuccioli.
Ci avevamo messo un anno a scegliere la carta, avevo perfino ceduto sulle scimmie, e adesso mi ritrovavo con righe grigie  e bianche glitterate.
Mi veniva da piangere.
Poteva essere cambiata? certo che sì, a fronte di uno sbattimento unico: imballarla di nuovo, fare il reso, portarla da un corriere, anticipare le spese, e aspettare il rimborso.
E sopratutto ricominciare la trafila della scelta della carta.

L'ho preso come un segno del destino.
Forse l'universo voleva comunicarmi che io mi merito un carta da parati piccolo-borghese a righe e glitterata.
E chi sono io per andare contro l'universo?

Il Gmarito mi ha preso in giro per un altro anno.
Poi ha smesso di ridere e ha deciso di affrontare la posa della carta bisluccicosa.

Sul tutorial del "perfect bricoman" la difficoltà era contrassegnata da un solo martelletto.
Ovvero, puoi farlo anche con la mano sinistra (oppure non sei un vero uomo).

In due weekend di duro lavoro, l'opera era compiuta.
In ogni caso, se secondo il manuale del "perfect bricoman"  tappezzare ha un solo martelletto, i lavoretti da quattro martelletti, consistono probabilmente nella costruzione di una centrale nucleare in giardino.

Il lavoro è tutt'altro che semplice. Per esempio per colpa dei muri storti, che non si sposano bene con le righe ineluttabilmente diritte della carta da parati. (Ovviamente la giungla popolata di scimmie avrebbe ovviato al problema).
Uno (cioè, forse solo io) non ci pensa, ma occorre addirittura smontare il calorifero e anche tutte le prese e gli interruttori, cose che necessitano di un minimo di cognizioni di idraulica o fisica.
Così, il Gmarito, ha compiuto il miracolo.
Ha raddrizzato i muri della casa, perfino.

Alla fine del duro lavoro, avevamo un ingresso perfetto, e il resto della casa un macello.
Ora pian piano verrà fatta una ridistribuzione del disordine per uniformare il tutto.





e in un altra vita, forse....queste






9 novembre 2018

Dumbo-riscatto

La rivincita

A volte le tue rivincite te le prendi subito.
Altre volte devi aspettare anni.

Forse, più che rivincita, che suona meschino, potremmo dire riscatto.
Il desiderio di riscatto io ce l'ho da quando ho memoria. 
Mi ricordo la prima volta in cui ho desiderato liberarmi dell'immagine che io avevo di me stessa (goffa, insignificante, qualunque, banale).
Avevo quattro anni ed ero nella palestra dell'asilo delle suore. Il contesto suore anni '80 non aiutava, lo so.
La palestra me la ricordo immensa, spaesante, col pavimento in linoleum e un soffitto altissimo, inspiegabilmente alto, per me bambina alta poco più di un metro e una banana.
In palestra ci facevano fare cose pallosissime, tipo metterci in cerchio, correre in tondo, e altre attività del tutto astruse che mi costringevano- tra l'altro- ad entrare in contatto con gli altri bambini.
Io odio la coercizione alla socialità. Io da piccola ero una solitaria, invisibile a tutto il mondo finchè non avessi deciso autonomamente di uscire da sotto mantello magico ed entrare in contatto un un altro pianeta-persona.
Questo atteggiamento negli anni mi è valso la nomea di vera stronza e snob.
Poi ho imparato-semplicemente- a dissimulare.
Mentre facevo appunto queste cose pallosissime in palestra dove una suora travestita da persona normale ci impartiva ordini travestiti da entusiastico incitamento, io ricordo nettamente di avere desiderato che la mia vera natura venisse finalmente fuori, davanti a tutti.
Io infatti avevo un dono, che mi rendeva unica.
Solo che non ero ancora riuscita a dimostrarlo al mondo.
Sapevo volare.
E sognavo il riscatto, come Dumbo quando prima di sfracellarsi al suolo vestito da pagliaccio lascia tutti di sasso e plana sulla platea cacandogli in faccia. No  forse erano noccioline.
Io però avrei voluto volare e cacare sulle suore, lo confesso.
E allora tutti avrebbero visto che persona incredibile, al di fuori delle leggi naturali, io fossi.
Ma sarei rimasta umile, eh.

Comunque ieri ho aiutato Megamind a fare una versione di greco, mentre reminescenze che credevo perdute nel pozzo dell'oblio affioravano come pesci.

Ecco, vorrei dirlo a quella stronza della mia professoressa di italiano delle medie, che mi disse che non ero all'altezza del liceo classico (che peraltro io non avrei voluto neanche fare, ma lo
volevo rifiutare comunque come scelta plausibile).
Per anni, anche dopo la maturità sarei voluta tornare da quella donna acida che vestiva inspiegabilmente come Rita Levi Montalcini, avrei voluto il mio riscatto andando la lei e sputandole noccioline in faccia. 

E comunque, no.
Mi sento ancora inadeguata, ma forse questa è solo una grande garanzia.

7 novembre 2018

quattro paia d'occhi


Io, nella luce gialla dell'ufficio,
mentre fuori la notte divora
lampioni precoci.
I figli sono a casa.
Li vedo, dietro ai miei occhi, dietro allo schermo fatto di numeri:
nella città blu,
lungo le strade, nella piazza,
nell'ombra della sera fredda,
dentro la finestra illuminata,
al piano numero cinque,
eccoli.

Li vedo nella stanza, nella cucina,
figure dentro
una lanterna magica.

Io sono qui -e mentre
i conti non tornano-
non sono del tutto qui, mai.
A casa ci sono i figli,
quattro paia d'occhi,
una circolazione extracorporea,
non ho più sangue per loro,
sono arti fantasma

Tirano i fili delle mie cicatrici
e della mente.

A casa, poi,
pasteggio con le loro parole
i tragitti della loro versione
di questa giornata
e per tutto il tempo
-sono diventata così brava-
dissimulo la paura.

baci per cena

ore 19.30
Quando è pronto?
Quando si mangia?
Ho fame.
Mangiamo?
Posso mangiare un pezzo di parmigiano?
Perchè non mangiamo?
Quando si cena?

ore 20.10
Quando poi scolo la pasta, sono improvvisamente tutti spariti.
-E' pronto! -
Chiamo dalla cucina. Mi rifiuto di uscire dalla cucina e constatare il casino che regna ovunque sovrano. Occhio non vede...
Silenzio.
alzo di un ottava.
-E' prontoooooooooo!!!!-
Tutto tace. Si ode in lontananza una canzone distorta e grottesca dall'infernale Musically.
Nessuno si presenta.
E' allora che interviene il Gmarito per evitare che il mio richiamo superi di ancora una ottava l'urlo precedente, raggiungendo una frequenza udibile solo dai cani.
- L'ultimo che arriva verrà punito!- 

Avete presente la scena di Jurassik Park della mandria di dinosauri che scappano dal T-rex?
Una mandria di figli si riversa in cucina facendo tremare il pavimento.
L'ultimo è SuperMario.
-Per punizione...l'ultimo non riceve il bacio della mamma.-
Tutti i Fantastici protestano:
CatWoman:- Ma come! l'altra volta che ero io l'ultima, l'ultimo doveva sparecchiare -
Wonder:- Per un bacio! Se lo sapevo continuavo il musically, non me l'hai neanche fatto salvare!-
Megamind:- Io è dal 2012 che non voglio baci -
Solo SuperMario è sconsolato.
-Mamma...posso avere il bacio lo stesso?-

31 ottobre 2018

ragazze, no?

UN MARTEDì RECENTE


-Megamind. Cosa fai qui? (Lo sai, questo è il mio momento di ginnastica con la mia amica in cui oltre a sollevare 8 chili, fare addominali sulla fit-ball, sparliamo di altre madri e ridiamo dei nostri figli.) Quindi dovresti andare in camera tua finchè non finiamo.-
-Ok Madre. ma dopo ti devo parlare-
Inutile dire che tutto ciò ha guastato la mia seduta di fitness con la mia Personal-friend-trainer, ha allarmato qualcosa dentro il mio cervello di madre.
Sarà un brutto voto? o sarà un episodio di bullismo? C'entrerà mica il suo compagno cannaiolo e writers promotore di atti vandalici alla Cosa Pubblica?
O magari c'entra una ragazza? Ossignore, fa che c'entri una ragazza, finalmente, ti prego.
Facciamo i nostri squat, i piegamenti (che si chiamano in un altro modo più fico che non ricordo mai), addominali e plank, e poi dopo un caffè per reidratare il fisico spossato tramite una adeguata dose di caffeina, esco (vestita in modo improbabile con una cappottino bon-ton in tweed e sotto scarpazze fluo e pantaloni della tuta) a prendere SuperMario a scuola.
Appena torno a casa, mi presento da Megamind.
-Eccomi. Cosa mi dovevi dire?-
Mi fissa in silenzio con aria diffidente e ostile.
Quando è adolescente non lo sopporto.
Preferisco quando regredisce all'età mentale di 4 anni e litiga con SuperMario per la sorpresa dell'ovetto Kinder.
-Mbeh? allora? ti ascolto. -
-Non riesco mica a dirtelo, se stai qui e mi fissi. Te lo diro dopo. Ciao- Ha quasi gli occhi lucidi.
(è una ragazza me lo sento, me lo sento)
Con uno sforzo immane evito di ripetergli altre 15 volte che VOGLIO sapere COSA mi deve dire, e quindi vado a fare la spesa. La spesa GROSSA. Quella titanica.
Ci metto un'eternità perchè mi porto dietro anche SuperMario, e poi, con grande nonchalances butto lì a Megamind:
-Dai, aiutami a metter via le cose, così intanto mi racconti-
Lui mi sgama subito, ma mi asseconda, come i pazzi, e viene in cucina.
-Prima di tutto il mio Topic (relazione in inglese con presentazione di slide) sulla Brexit è andato benino. Ho preso otto perchè ho fatto qualche errore di grammatica. Infatti non sono soddisfatto.-
-Beh, dai otto non è male-
- No, non mi piace. Ma lasciamo perdere-
- Ok, e poi?- (Questa ragazza?)
- Ecco. Mentre presentavo il topic sulla brexit, la prof mi ha chiesto come la pensavo, e poi alla fine mi ha chiesto, politicamente, insomma, per che partito sono-
Certo che nei tempi che corrono, in cui vige una legge sulla privacy per cui puoi mostrarti senza mutande sui social, ma è reato far sapere a tutti la rata dei buoni pasti che paghi, fare una domanda DIRETTA sulle tue idee- perdipiù POLITICHE- è una cosa che richiede un gran coraggio.
Forse qualcuno avrebbe denunciato la prof, invece io l'ho apprezzato.
-E tu che hai detto?-
-Beh, che io sarei di più per il PD...e la prof mi ha fatto un gesto come dire "ah tu si che allora sei figo". Capici? invece alcuni miei compagni maschi- che si sa che i maschi leghisti o fascisti vanno tutti al classico- mi hanno detto che li ho delusi, praticamente.-

Ma perchè non si tratta di una ragazza, perchè?

-...mi spiace, ti sei sentito tradito?-
-No, è stato interessante! poi tutta l'ora successiva (che c'era supplenza) abbiamo discusso sugli immigrati, i clandestini, e Mussolini (hanno detto quella cosa, mamma, pensa, quella cosa lì: che Mussolini ha fatto anche cose buone!) e anche sul nazismo e il ruolo della Germania durante la seconda guerra mondiale e sui libri di storia che, secondo loro, sono stati scritti dai comunisti-
- Ah. Ok. Di tutto un pò insomma-
-...e Casa Pound, e la dittatura, e i rifugiati della Siria e la chiusura dei porti, la Diciotti e tutto il resto!-
Era sempre più infervorato e galvanizzato, perchè ad ogni luogo comune dei compagni, lui aveva la battuta pronta, magari ragionamenti un pò ingenui, ma che stavano in piedi, e soprattutto frutto delle sue idee.
- Va bene Megamind, mi sembra sia stata una bella discussione, dopotutto. E' bello discutere delle idee in cui si crede in maniera civile.-
- ...che dici, allora, ho fatto bene a dire che avrei votato il PD?-
-...-
-No, comunque io lo voterei davvero.-
- Beh, uno può dire: nessun partito mi rappresenta completamente, però in questo momento se dovessi votare voterei...e comunque in tutto questo...le ragazze? (torniamo alle ragazze)-
- ...le ragazze invece, durante la discussione, facevano i filmati col cellulare-

Spero che questo trip della politica passi in fretta e cominci ad interessarsi delle FEMMINE.

30 ottobre 2018

l'ora del buio contro l'ora dell'ammore


E' vero, si dorme un'ora in più, per una domenica.
Ma in cambio abbiamo sei mesi di buio a merenda.
Lampioni accesi all'ora del tè, tristezza a cucchiaiate.
Comincio domandarmi cosa fare per cena verso le quattro.
E poi, è sempre troppo tardi, perchè è inutile: migliaia di anni di evoluzione non mi hanno tolto l'impressione che-se fa buio- la giornata è finita, ed è meglio andarsene a dormire.
E'il momento della naftalina che inaugura il cambio degli armadi, che dura ben più di una settimana bianca.
A volte sniffare la naftalina aiuta, bisogna farlo finchè non la toglieranno dal mercato in quanto tossica. Presto dichiareranno le tarme specie protetta.
Non potendo andare a dormire alle cinque, mi viene voglia di fare torte, unica attività che si armonizza all'inverno.
Ma la città veglia, i figli pure, pullulano di compiti resi più intollerabili dalla sensazione che il pomeriggio è finito prima di cominciare.
Mi sveglio con il buio, la luce stenta a farsi strada, esattamente come me, verso la cucina per preparami il caffè. 
E naturalmente piove, per ricordarmi che c'è qualcosa di peggiore dell'oscurità bugiarda che traveste il giorno da notte.

Per prepararci a questo triste rituale dell'ora solare, io e il Gmarito abbiamo deciso di scappare insieme.
Abbiamo scelto accuratamente il weekend prenotando il nostro smartbox dal titolo sessualmente allusivo proprio nei tre giorni in cui era prevista l'allerta meteo per la perturbazione "Apocalisse biblica".
Così, casomai ci fosse venuta voglia di mettere il naso fuori dall'albergo saremmo stati dissuasi.
Per fortuna ho avuto l'ispirazione di scegliere un hotel con beauty farm e acque termali.
Mentre fuori imperversava una tempesta che lasciava presagire la fine del mondo, abbiamo esplorato tutto il percorso benessere previsto dall'Hotel. Palestra, idromassaggio bollente, bagno turco, docce fredde, sauna, tisana al finocchio.
Perfino il Gmarito- seguendo pedissequamente le tappe indicate dal depliant informativo- è entrato nella vasca di fango freddo ricoprendosi di melma benefica così paludosa, che pareva di entrare nelle sabbie mobili della Storia Infinita.
Ci siamo concessi pure un massaggio lunghissimo dopo il quale, tutti unti e con i muscoli talmente rilassati da pensare di essere diventati improvvisamente degli invertebrati, ci siamo dedicati alla lettura, all'acqua gym, altre docce fredde e saune.
Nella struttura abbiamo conosciuto il proprietario, che giura- così come ripetono i filmati informativi in loop sul televisore della sala lettura- di avere creato il Centro Benessere dopo avere scoperto e messo a punto un metodo per guarire praticamente tutte le malattie con fango e vapore.
Io, naturalmente, sono rimasta molto colpita, essendo una credulona: purchè la teoria sia esposta in maniera affascinante e piena di passione, potrei credere perfino che la terra è piatta.
Così ho deciso di prendere il biglietto da visita del Signor B., non si sa mai.
Da un lato c'era il logo del suo Hotel centro benessere di medicina naturale.
Sull'altro lato, l'Agenzia di Pompe funebri di cui è titolare.

Che dire, i bergamaschi sono uomini pratici.
E onesti, dopo tutto.
allusione all'arca in contesto diluvio universale

Sylvia, Sylvia e ancora Sylvia

sala lettura

rococò 


sbirciando fuori: gocce grandi come piattini, direbbe Sylvia Plath

concetto lombardo-veneto di eleganza e lusso
brrrrrrr



25 ottobre 2018

i ricordi degli altri

Achi interessano i ricordi degli altri?
A NESSUNO!
A meno che tu non abbia fatto la guerra e possa raccontare aneddoti raccapriccianti di gambe sanguinanti senza il resto del corpo, corse disperate sotto le bombe, apparizioni di fantasmi.
Oppure vicende divertenti di quando eri piccola in campagna dai nonni e tuo fratello ha messo il piede nel vaso da notte.(Seguono spassosissime spiegazioni su cosa sia il vaso da notte, che i tuoi figli sbigottiti considerano una barbaro retaggio dell'antichità)

I ricordi degli altri non interessano nessuno.

Interessano solo te stessa e quindi te li ri-racconti rimacinandoli come la favola di Cenerentola, per rassicurarti sul finale, anche se fosse un rimpianto: non importa, è la vita tua, dunque interessantissima, epica, poetica (e patetica) e mitica.
Ecco a che servono i blog, anche.
E' una sorta di terapia della scrittura narcisistica che però ha il vantaggio che non costringi nessuno ad ascoltarti.
Al massimo, quel post andrà deserto.
Oppure sei così fica da sapere scrivere i tuoi ricordi in maniera talmente originale e sarcastica e sorprendente, che- senza barare raccontando i ricordi di un'altra più fica di te- ti si legge lo stesso.Con piacere.

Tutta questa premessa serviva per sentirmi giustificata a raccontare il ricordo di un mio primo e antico (e forse unico) corteggiatore che mi veniva romanticamente a prendere in bici all'uscita dal liceo, ma adesso-ormai, a causa del mio stesso prologo- mi vergogno.
Se volete però vi racconto di quando una notte mio fratello ha messo il piede nel vaso da notte (pieno) nella casa di campagna dei miei nonni, al Solimei.(Per sapere cosa sia il Solimei, nella improbabile eventualità che qualcuno sia interessato a saperlo, qui un pallosissimo post -narcisistico-in cui io, come una centenaria, ripercorro i ricordi di infanzia senza probabilmente risultare originale nè sarcastica nè sorprendente)


24 ottobre 2018

cose da rendere

Quel giorno in cui rendere
braccia e gambe,
finito il prestito,

stanchi, come dopo
una bianchissima giornata di neve
e accecati

Quel giorno
che saremo null'altro
che il nostro nome, nudi

risucchiati nei decrepiti cieli
senza pelle a contenerci,
saremo

capriole d'atomi in espansione
strascichi solitari di comete 
negli spazi siderali

ancora tutti da creare

quel giorno
non è un giorno
ma è tutto il tempo del mondo.

22 ottobre 2018


la scuola

la scuola di SuperMario
SuperMario ha un maestro di matematica, che noi conosciamo già perchè è stato maestro di Catwoman.
E' un maestro superlativo. Forse farebbe capire la matematica pure a me.
Ad ogni modo SuperMario lo adora.
-Com'è andata oggi SuperMario-
-Oggi avevo il maestro Luigi. Mi piace molto.-
- Sì, è molto bravo. E cosa hai fatto oggi con lui?-
- oggi l'ho abbracciato-
- Ah. così? Ma a mensa, all'intervallo?-
- No, in classe. Lui stava parlando, io ho pensato che è molto bravo, allora mi sono alzato e l'ho abbracciato-
- Ah sì? E lui stava facendo lezione? Non si è arrabbiato?-
- No, non si è arrabbiato.-
- E che cosa vi stava spiegando?-
-No so. Non ricordo.-

Sono le priorità di superMario. Cibo, e abbracci.

la scuola di CatWoman

CatWoman è entrata nel mondo preadolescenziale, o almeno questa è la sua aspirazione e vocazione del momento.Quanto agli sbalzi d'umore tipici dell'età, si era in messa già in pari dai 6 anni in su.
Il risvolto positivo è che alla mattina si sveglia da sola.
(E qui faccio un minuto di silenzio perchè sono ancora commossa, incredula, e temo che sia solo un sogno e che presto mi risveglierò)
Non so se si lava, ma quantomeno si alza, si veste e si prepara la colazione da sola, naturalmente pungolata continuamente dalla sorella molesta e impicciona che si è ritagliata il ruolo di controllore della Corte Suprema dei Doveri (degli altri).
Scolasticamente parlando, non studia granchè ma ha quella cosa, si chiama memoria-mi sembra- e a quanto pare consente di immagazzinare informazioni nel cervello che non si volatilizzano dopo due ore, per cui riesce ad avere il massimo risultato (possibile) con lo sforzo minore.

la scuola di WonderWoman

Wonder si alza alle sei. Cosa faccia fino alle sette e mezza, quando esce, non lo so. Anche perchè io mi alzo alle sette. Tanto prima tutti i bagni sono occupati.
Probabilmente Wonder si dedica ai capelli, che costituiscono 85% del look.
Poi fa il caffè per sè e per la sorella, fa colazione e va a svegliare SuperMario, che di solito finge di essere morto.
Wonder nello studio è diligente, ha molto amor proprio. In cima alle priorità comunque ci sono le public relation in classe, i pigaima party e gli outfit(s).
E' molto organizzata, difatti tende fastidiosamente ad organizzare la vita di tutti quelli che le stanno attorno, cosa da cui però anche io talvolta traggo vantaggio.
-mamma non è oggi che devi andare dal dentista con Marta?-
- ah. sì. CERTO che mi ricordo. Era alle....cinque.-
-...non era alle sei?-
La sua capacità organizzativa viene dedicata di solito a raggiungere obiettivi mondani: feste, cene, pranzi, appuntamenti a casa di qualche amica, possibilmente con pernottamento annesso.

la scuola di Megamind

Megamind è nel suo periodo "politica".
Ora che ha scoperto che a scuola esistono le liste per il consiglio di classe, sta fantasticando su una sua prossima candidatura e mettendo a punto la campagna elettorale per diventare-nel frattempo-rappresentante di classe.
Tra una declinazione e una traduzione in greco, fa discorsi deliranti su come convincere le masse a votare per lui, basandosi sull'efficienza e sui servizi.
Pare che uno di questi cosiddetti servizi, sia quello di passare i compiti già fatti su whatsapp, ma dopo essergli sfuggito nella veemenza retorica della presentazione del suo programma con la Madre, ha poi negato tutto.
Ha un futuro certo, parrebbe dunque.
Spero che quanto prima sviluppi qualche altra mania ossessiva compulsiva. Tipo sulle ragazze, magari?
Comunque studia. Anche troppo. La sua giornata è scandita da: ritardi sui treni, compiti, chitarra, studio, partite di scacchi al cellulare in solitaria, scout. 


la scuola mia

La scuola mia è la vita.
Non so, almeno questo ti dicevano quando eri piccolo.
Assieme all'altra cosa:
gli esami non finiscono mai

In ogni caso, certe cose si imparano:
per esempio che ogni saluto è sempre un addio
o per dirlo in maniera poetica:
la vita è un susseguirsi di addii, perchè ogni cosA è irripetibile. Ma te ne accorgi solo dopo i 40 anni, ecco perchè sono diventata così piagnona.

16 ottobre 2018

morire è questo

Immersa nella mia ossessione per le poetesse suicide Anne Sexton, Sylia Plath, e Antonia Pozzi, leggo e rileggo le loro vite, e guardo compulsivamente le loro fotografie.
Fotografie in posa di sorrisi e abiti pieni di stile, così come oggi possono sembrare raffinati pure i knickerbocker sotto al ginocchio e un foulard annodato con disinvoltura al collo, nella tenuta da montagna di Antonia Pozzi, a noi che ci vestiamo con braghini fluorescenti della decathlon per andare a funghi.
Scruto gli occhi ingigantendo a video le fotografie, la piega della bocca, oppure la posizione della mano sul braccio di (un) lui, noto i particolari della tazza di tè appoggiata ad un tavolo ingombro di libri, lo scorcio di una camera sullo sfondo.
Insomma cerco gli indizi nelle pieghe delle istantanee. Indizi che mi portino a quel momento in cui hanno scelto di scattare l'istantanea finale della loro vita: un estremo fotogramma a cui poi mai si potrà togliere o aggiungere alcuna cosa.
Non cerco una ragione, Sylvia scrive a fiumi del suo doppio oscuro che cerca di rinchiudere nello scantinato della sua coscienza. Il suicidio rimane sempre una porta socchiusa, da cui il mostro la spia.
Anne Sexton aveva disturbi psichiatrici conclamati, è stata in cura per anni.
Antonia Pozzi ha scelto un prato per addormentarsi e riempirsi gli occhi di cielo nell'ultimo sguardo, a causa di un amore negato, forse un bimbo che non è nato. Un'altra scorticata, che si aggirava in questo mondo senza pelle, disarmata e sempre sanguinante di fronte alla vita affilata.
A vederle, le premesse c'erano, per tutte.
Allora non so, cosa cerco in quelle foto, e neppure nel fiume di parole che hanno scritto- specialmente nelle lettere e nei diari Sylvia.
Come potevano desiderare l'annientamento anime così bramose di vita e di bellezza?

Oppure non era l'annientamento, ma il Desiderio- oltre ogni fede dichiarata- di tornare a casa e sentirsi chiamare per nome, e diventare finalmente tutte se stesse, complete.

Morire è questo/ ricoprirsi di rovi/ nati in noi.
(A.P.)